Farnesina associati
1 Ottobre Ott 2019 0600 01 ottobre 2019

Di Maio si prende l’export, con la benedizione di Confindustria, ma la transizione non sarà indolore

Cento dipendenti da spostare, ruoli da ridefinire, strutture da riempire. La delega dovrebbe andare a Scalfarotto, di Italia Viva, ma il leader grillino non vuole affidare il made in Italy a un renziano e spinge per Manlio Di Stefano

Di Maio

Se c’è una cosa che Luigi Di Maio comprende, è il potere. Appena entrato alla Farnesina, ha subito portato a casa un risultato, come recita l’articolo due del decreto legge emanato dal Consiglio dei ministri il 19 settembre scorso. Alla Farnesina è trasferita la competenza per “la definizione delle strategie della politica commerciale e promozionale con l’estero e di sviluppo dell'internazionalizzazione del sistema Paese”. È una mossa azzeccata, che ha addolcito il corpo diplomatico consapevole del fatto che, grazie a un ministro molto pesante politicamente, la propria influenza è destinata a crescere.

Confindustria, mai particolarmente critica con il Di Maio ministro dello sviluppo economico, ha subito elogiato la decisione. Il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, si è detto soddisfatto, a condizione che “la politica estera italiana inizi a fare proprio un grande obiettivo: far crescere l’export del Paese”. Questo, in verità, è uno dei rischi del passaggio, ragionano le feluche: “Diciamo la verità, è chiaro che siamo contenti, anche perché la Farnesina vince una lotta di potere che andava avanti ormai da anni. Ma pensare che la nostra missione principale sia facilitare il commercio è sbagliato e riduttivo. Accompagniamo le imprese, le tuteliamo, ma non siamo dei venditori”, argomenta un diplomatico.

Il sottosegretario Ivan Scalfarotto è favorito per assumere la delega, ma è chiaro che, trattandosi di una partita di potere ed influenza interna alla macchina amministrativa, parte del Movimento 5 Stelle vorrebbe evitare che a raccogliere i frutti dell’operazione fosse un esponente di un partito diverso, tra l’altro non più iscritto al Partito democratico, ma in prima linea nel nuovo progetto di Matteo Renzi, Italia Viva. Il nome che circola, in alternativa a Scalfarotto, è quello di Manlio Di Stefano.

Se il trasferimento delle deleghe ha un suo senso, visto che finora la gestione del commercio estero era divisa tra le nostre missioni diplomatiche e gli esperti del MISE, la sua applicazione indolore non è scontata.

Se il trasferimento delle deleghe ha un suo senso, visto che finora la gestione del commercio estero era divisa tra le nostre missioni diplomatiche e gli esperti del MISE, la sua applicazione indolore non è scontata. In primo luogo si tratta di spostare da un ministero all’altro circa 100 dipendenti pubblici: un’operazione che potrebbe andare incontro a resistenze, complicazioni burocratiche, ritardi non previsti, e che dovrà tenere in conto che tipo di professionalità è necessario trasferire alla Farnesina. “Bisogna farlo in fretta, altrimenti facciamo una pessima figura con gli imprenditori: chi esporta non può trovarsi di fronte a una situazione di incertezza in cui non si capisce chi dei due ministeri fa cosa”, dice a Linkiesta un esponente del Partito democratico, consapevole del fatto che per adesso è tutto in alto mare.

Secondo le stime del Sole 24 Ore, il passaggio delle deleghe comporta maggiori risorse per 170 milioni di fondi promozionali, 75 milioni per il funzionamento dell’Agenzia Ice e 50 milioni del piano Export Sud

Si diceva del potere: secondo le stime del Sole 24 Ore, il passaggio delle deleghe comporta maggiori risorse per 170 milioni di fondi promozionali, 75 milioni per il funzionamento dell’Agenzia Ice (che è trasferita sotto l’autorità della Farnesina, insieme con i suoi 400 dipendenti) e 50 milioni del piano Export Sud. Grazie al riassetto delle competenze, il ministero degli Esteri potrà disporre anche della professionalità e delle competenze di Sace-Simest, il polo dell’export e dell’internazionalizzazione di di Cassa depositi e prestiti che si occupa di assicurazione del rischio delle imprese italiane che investono all’estero: quasi 1000 dipendenti, 200 sedi sparse in giro per il mondo, 28 miliardi di risorse mobilitate nel 2018. Anche qui, bisognerà capire in che modo il legame verrà stabilito dal punto di vista burocratico.

Non è ancora chiaro chi si occuperà al ministero degli Esteri di dirigere dal punto di vista amministrativo le nuove competenze. È improbabile che verrà creata una nuova direzione generale, visto che la disposizione del decreto prevede l’istituzione di un nuovo “posto di vice direttore generale e tre uffici di livello dirigenziale non generale da assegnare in via esclusiva al personale della carriera diplomatica in servizio”. In un primo momento sembrava che la direzione generale competente sarebbe stata la direzione promozione Sistema paese, ma fonti della Farnesina non escludono che alla fine il nuovo vicedirettore potrebbe toccare alla DG Unione europea. È evidente che questa casella sarà particolarmente ambita tra i diplomatici, vista la centralità attribuita dal ministro Di Maio al dossier.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook