di Anna Simone
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No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete

E’ iniziato tutto ieri, e oggi è esplosa la rivolta con tutta l‘indignazione, l’energia e la velocità di condivisione che hanno i social media. Stronco pubblica un post su WikiCulture dal titolo “Caro blogger, ti pago 20 euro al mese e tu mi scrivi 40 pezzi”.

In pratica una Società editoriale è disposta a pagare 50 centesimi per post, un sacco di soldi. Chi non aspira a tale retribuzione? Basta un mese e mezzo di lavoro per potersi permettere la pizza al ristorante. Per i maschietti che vogliono invitare le femminucce ne servono tre.

Esiste un modo per guadagnare 20 euro senza perdere la dignità? Certo e Stronco elabora una lista alternativa. Ad esempio “Montare su un piedistallo in piazza del duomo e rimanere fermi, cercando di fare la statua umana, basteranno poche ore e poi ti paghi anche la lezione di stretching in palestra. Mettersi a cantare lungo una delle vie dello shopping, se sei bravo guadagni, se non sei bravo ti pagano per smettere. Pescarli di notte dalla vasca portafortuna della tua città”. Semplice e sicuramente più divertente che stare davanti allo schermo del pc, per guadagnare il grasso bottino di 50 centesimi a pubblicazione.

Paolo Ratto, condivide sulla sua pagina Facebook il post commentando “Gratis non si lavora. Si ozia”. E’ una frase che riscuote il plauso di molti. Cristina Simone la twitta, crea l’hashtag #nofreejobs e chiede agli altri di aiutarla segnalando offerte di retribuzione ridicole.
In poche ore, grazie anche all'aiuto di Web in Fermento che ha contribuito a pubblicizzare la notizia, viene creata una nuova pagina Facebook No free jobs, viene recuperata e arricchita la “Mappa delle proposte di stage indecenti” e nascono centinaia di cinguettii su Twitter di utenti che hanno ricevuto proposte imbarazzanti di lavoro gratis o sottopagato. Potete scrivere la vostra, nessuno è solo nel bagnomaria della disoccupazione galoppante.

La frase classica degli sfruttatori la sintetizza Matteo Castellani “Lavorare gratis, grasso che cola, sai la crisi. Ti facciamo fare esperienza, ti lamenti? Un contratto? Ne riparliamo poi, forse”,
Mentre la soluzione la offre Claudio Gagliardini “Il lavoro si paga altrimenti torniamo al baratto che è meglio per tutti”.

Io propongo di fare Santo subito Claudio: niente stress da spread, niente pensioni d’oro per i politicanti, niente disoccupazione.

Viva l’Italia
 

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Commenti

Grazie carissimi. San Claudio da Cremona vi ringrazia e augura a tutti un futuro finalmente sostenibile, finalmente equo, finalmente basato sul reciproco accrescimento e su una solidarietà pura, disinteressata e del tutto naturale. E' ora, è il momento: #orabasta!

San Claudio, pensaci tu:-)

Anna Simone

Grazie infinite per la citazione! Non ci saremmo aspettati tutto ciò ma ne siamo orgogliosi! Grazie ancora!

paradossalmente io più di una volta sono stato "retruibito" tramite il baratto:). A volte mi fanno mangiare gratis negli agriturismi in cambio di video promozionali o video reportage. Lo stesso per lavori occasionali per enti anche pubblici. La questione è: #nofreejobs, ma abbiamo altre alternative noi poveri disperati iperqualificati e privi di prospettive?

Io, se non avessi fortunatamente già un lavoro che mi occupa a tempo non pieno ma pienissimo, a 50 cent per post te ne scrivo un centinaio abbondante al giorno, e se senza errori di ortografia o sintassi. Fanno millecinque al mese e uno volendo ci campa.

Milioni di persone lo fanno gratis, per hobby e sugli argomenti più disparati. Trovo anche abbastanza stupido pensare che fare il blogger possa venir considerato un lavoro. O sei in grado di tirarti dietro una massa critica veramente importante, altrimenti pensare di avere un reddito scoreggiando idee nella rete è decisamente stupido.
E' una attività soggetta all'effetto lotteria: pochissimi ce la fanno e magari ottengono (o amplificano) vantaggi economici consistenti, gli altri pagano il biglietto per provarci. E' tipico delle carriere sportive, intellettuali, nel mondo dello spettacolo etc. Piaccia o no il pubblico non dà a tutti le stesse opportunità, segue le mode e per chi paga quello che conta è il risultato, non l'impegno: the winner takes it all (il vincitore prende tutto) cantavano gli abba. Gli altri sono sempre liberi di pagare un account e farsi un sito.

grazie grazie! bravo, poi ti apri l'azienda anche te, vedi che butta male e che fai? siamo tutti bravi a parlare. Con questo non giustifico lo sfruttamento, per carità, ma tante volte ognuno deve guardare i propri affari, lavoratore come datore di lavoro. E questo status da jungla fa schifo anche a me.

Ciao! Il vostro post merita di essere citato perché esemplificativo di una ridicola situazione nazionale.
Servirebbe una legge per regolarizzare gli annunci di lavoro. Quelli che non prevedono retribuzioni, o retribuzioni minime, dovrebbero essere tassativamente classificati sotto la voce “volontariato”.
Anna Simone
 

@ Nicola

Ciao Nicola, nessuno, dico nessuno, dovrebbe accettare di lavorare gratis... non vedo altre soluzioni :-(

Anna Simone

@ Paul

Ciao Paul,
non è facile scrivere 100 post al giorno … vuol dire trovare 100 notizie differenti e scrivere cose sensate!
Le tematiche spesso non le passano … ergo ricerca più elaborazione testo: tutto free 
Anna Simone
 

@ Silvano

Ciao Silvano,
scrivere di buone tematiche sia su un blog che su di una testata richiede impegno e concentrazione. Da questo punto di vista c’è un lavoro. Comunque il problema della non retribuzione accomuna tutti i lavori di noi giovani. Ad esempio lo scorso anno una mia amica Ing. Civile lavorava 12 ore al giorno per uno stipendio di 400 euro mensili, senza buoni pasto.
Anna Simone
 

@ Ruben
Ciao Ruben,

basterebbe, forse, un pizzico di onestà. Se sono un professionista non dovrei chiedere cifre esorbitanti. Allo stesso modo se sono uno alle prime armi, non dovrei accettare di lavorare gratis.
A Roma un fotografo con uno studio avviato prende 5 mila euro per un servizio fotografico io giorno del matrimonio. Ma stiamo scherzando? Che impegno richiede fare delle foto ricordo con delle macchine digitali professionali?
Anna Simone
 

Anna Simone, perdona, ma tu sei pagata per scrivere su Linkiesta?

Anche andare in palestra tutte le sere per tenersi in forma richiede impegno, fatica ed è perfino utile alla salute pubblica ma addirittura si paga. Il punto non è lo sforzo, è quanto il pubblico è disposto a dargli un valore monetario. Come clienti, alcune persone reputano molto importante spendere soldi per i matrimoni mentre non danno un euro per leggere quello che stiamo scrivendo. Del resto a me è capitato di scrivere gratis per soddisfazione personale. Questione di gusti e libere scelte. Oppure in questo paese corporativo vogliamo anche l'albo dei blogger con le tariffe fissate per decreto?

@ Davide
Buongiorno Davide!
No, non sono retribuita per il blog su Linkiesta. Le cose sono andate così: ho inviato una mail alla redazione chiedendo se erano disponibili ad ospitare un blog sociologico. Poi mi ha risposto il direttore scrivendo che l’idea gli piaceva. Insomma sono stata io a propormi, loro non stavano cercando. Per quanto riguarda le altre forme di collaborazione freelance vengo retribuita. Tuttavia anche io ho dei lavori free, su alcuni siti che sono in fase di start up. Spero che partano con la pubblicità al più presto per guadagnare un po’. A fine estate ho rifiutato due collaborazioni, una prevedeva un compenso di 2 euro lorde per articolo (chiedevano un minimo di 3000 caratteri), e l’altra un pagamento con adsense. Ai primi ho inviato una mail spiegando che l’impegno non era adeguato alla retribuzione … mi sono pentita di non aver inviato una mail specificando che la loro retribuzione era ridicola e suonava come una presa in giro.
Anna Simone

@ Silvano Buongiorno Silvano! Non concordo ma rispetto il suo pensiero a riguardo. Forse servirebbero delle tariffe minime superiori ai 50 centesimi :-)

Anna Simone

Vorrei ricordare che il problema non riguarda solo giovani bloggisti. Il Comune di Milano ad esempio (nuova amministrazione Pisapia) ha annunciato che su certi argomenti ricorrerà solo a "consulenze gratuite" (come quelle che ha avviato per rifare il nuovo Piano Regolatore). Morale della favola, possono permettersele solo o chi vive di rendita (e mi chiedo che consigli possa dare a un'amministrazione di sinistra) o chi pensa di guadagnarci in altro modo (e non voglio neanche pensare che tipo di consigli possa dare!).
Qualcuno lo dica chiaramente: il lavoro, soprattutto se ben fatto, è faticoso e VA SEMPRE PAGATO, per principio. Altrimenti saranno solo i pensionati e i ricchi (o i faccendieri) a poter fare le cose più importanti.

Salve a tutti, vorrei esporre il mio pensiero a riguardo:(paro da amministratore di un blog che fa il pay to write, offrendo 50 cent ad articolo)

1- parlando da blogger: preferisco scrivere qualocosa che mi interessa e di cui sono appassionato e guadagnare “anche solo” 50 centesimi al pezzo che fare il mimo in piazza del duomo, suonare per strada o fare il lavavetri al freddo!

2- la maggior parte dei blog ti offre di lavorare GRATUITAMENTE e solo per passione, quindi chi offre 50 cent al pezzo, vuole essere solo un incentivo in più, sicuramente non si vuole pensare che il lavoro del blogger sia un lavoro che ti fa “campare”, a meno che non si parli di testate giornalistiche importanti.

3- chi offre il pay to write, diamogli il nome che ha, (in molti casi)offre la possibilità di mettere i propri codici adsense, e guadagnare tramite quelli, e come sapete + il pezzo va + ha visite + il blogger guadagna, quindi dipende anche dalla qualità e dalla bravura del blogger il suo compenso!

4- chi scrive che è piu facile guadagnare facendosi il proprio blog da solo, forse non ha mai fatto un blog, perche con banner ed adsense si guadagnano 10 centesimi al giorno con circa 500 visitatori unici al giorno, e per fare 500 visitatori unici al giorno non è affatto facile! Quindi chi guadagna da solo con il proprio blog, e qualcuno di vero talento che ha impiegato ore e ore(in vari anni impegno) ai propri articoli, tempo e denaro! altri che i 15 minuti richiesti per la notizia che ti fanno guadagnare i 50 centesimi a pezzo!

5- un blog che nasce ha bisogno di blogger che scrivono per crescere, non sapete in giro, quanti blogger da 4 soldi ci sono! gli articoli che scrivono non valgono neanche 1 centesimo! molte volte sono copiati o scritti da zappe o di 5 righi! quindi trovare un blogger capace non è affatto facile, e sappiate che i 50 centesimi che si offrono sono solo un modo per attirare gente, e un modo per conoscere veri blogger, una sorta di test! capite bene che se un blog trova un blogger capace sono sicuro che saprà poi ripagarlo il dovuto! e non più 50 centesimo ad articolo, ma un modo per trovare gente valida, ce lo volete dare o no?

questa è la mia riflessione, pensate bene, è facile indignarsi davanti a 50 centesimi, per un “duro lavoro”, ma è davvero difficile trovare chi, quel DURO LAVORO” lo fa davvero, quando scrive un articolo!

ciao noi siamo attivi a torino leggete il nostro manifesto, dateci un parere http://www.knowledgeworkers.it

Sono daccordo, il lavoro va sempre pagato e in maniera equa!
rispettare questo principio basilare operando delle scelte critiche quando
acquistiamo qualcosa o ricorriamo a dei professionisti è il primo passo, il secondo è dire chiaramente
a chi vuole sfruttarci che il lavoro nobilita l'uomo, farlo gratis lo avvilisce.
Quanto al volontariato è una cosa diversa, ci arricchisce come persone e come esseri sociali e ci permette di portare avanti idee e progetti che altrimenti non potremmo seguire. in sintesi: nessuno può chiederci di "lavorare volontariamente" per una miseria.

Simona S

@ Vast

Buongiorno Vast!
Grazie per la segnalazione delle consulenze gratuite di cui si avvarrà il Comune di Milano: non lo sapevo.
Possiamo scrivere a caratteri maiuscoli IL LAVORO VA SEMPRE PAGATO: speriamo qualcuno ci ascolti :-)
Ho notato che le testate nazionali non hanno ripreso la notizia, eppure da ieri pomeriggio sta facendo il giro della rete…

Anna Simone
 

@ Simona

Concordo :-) Esiste una differenza tra volontariato e lavoro. Il “lavoro volontario” è una contraddizione perché costringono a lavorare in modo volontario, non è frutto di scelte personali.
Anna Simone
 

@ Knowledge Workers
Ciao, grazie per la segnalazione! Il sito mi piace e condivido il manifesto :-)
Inviterei i lettori a inviarvi le loro storie
Anna Simone
 

@ Gian

Ciao Gian! Grazie per l’intervento … rispondo per punti per questioni di chiarezza :-)

1) 50 centesimi sono pochissimi per dei post ben scritti e non scopiazzati altrove. La cifra non copre neppure il costo di mezzo litro di latte, tralasciando il superfluo della cena fuori
2) Il lavoro da blogger è un’entrata in più per la maggior parte dei blogger. Tuttavia la questione della ridicola retribuzione non è relativa solo ai blog o alle forme di scrittura in rete ( vedere gli altri commenti)
3) Con adsense non si guadagna, ho amici che lo fanno e sono sempre al verde
4) Personalmente impiego più di 15 minuti a scrivere e rileggere la notizia, magari sono lenta io ma ho bisogno di tempo per non scrivere banalità
5) Esistono blogger che non sanno scrivere, ma non possono pagare tutti gli altri il prezzo della loro ignoranza. Esistono medici che non fanno le diagnosi corrette, ma non per questo quando ci rivolgiamo a degli specialisti ci rifiutiamo di dargli il giusto compenso
Gli svogliati ci sono, non possiamo negarlo. Tuttavia si tratta di collaborazioni da freelance, nessun contratto ergo se il blogger non va bene si paga e si cambia.

Non vedo il motivo di sfruttare il lavoro altrui :-)
Anna Simone
 

Interessante il tuo punto di vista, per due motivi:

a) con il tuo commento sostieni che il lavoro d'intelletto, se nasce da una passione, non merita d'esser retribuito. Siccome una cosa piace, automaticamente non è più un lavoro, anche se la fatica e il tempo che ci si mette è la stessa del pizzaiolo sotto casa. Peccato che lavoro non equivale ad hobby e con la gloria non si pagano le bollette (cosa che voi sfruttatori avete molto chiara quando si tratta di guadagnare il vostro, di stipendio).
b) singolare come il prezzo ridicolo di un articolo venga calcolato sulla qualità a ribasso anziché il contrario: come a dire che siccome ci sono tanti negozi che vendono abbigliamento di infima qualità, anche l'abito sartoriale su misura andrebbe pagato una miseria. Rocambolesca poi la motivazione che addurrebbe questo scandaloso prezzo come un modo per attirare i blogger: la qualità la si riconosce al primo articolo, retribuibile questo, forse, meno di quelli futuri, ma non certo 50 centesimi. Come a dire che se non sei disposto a lavorare gratis, automaticamente non sei bravo.
Chiediti perché tante persone si dilettano a scrivere cose di scarsa qualità e hai difficoltà a trovare persone valide: forse perché la qualità si paga?

Emma Marongiu

Interessante il tuo punto di vista, per due motivi:

a) con il tuo commento sostieni che il lavoro d'intelletto, se nasce da una passione, non merita d'esser retribuito. Siccome una cosa piace, automaticamente non è più un lavoro, anche se la fatica e il tempo che ci si mette è la stessa del pizzaiolo sotto casa. Peccato che lavoro non equivale ad hobby e con la gloria non si pagano le bollette (cosa che voi sfruttatori avete molto chiara quando si tratta di guadagnare il vostro, di stipendio).
b) singolare come il prezzo ridicolo di un articolo venga calcolato sulla qualità a ribasso anziché il contrario: come a dire che siccome ci sono tanti negozi che vendono abbigliamento di infima qualità, anche l'abito sartoriale su misura andrebbe pagato una miseria. Rocambolesca poi la motivazione che addurrebbe questo scandaloso prezzo come un modo per attirare i blogger: la qualità la si riconosce al primo articolo, retribuibile questo, forse, meno di quelli futuri, ma non certo 50 centesimi. Come a dire che se non sei disposto a lavorare gratis, automaticamente non sei bravo.
Chiediti perché tante persone si dilettano a scrivere cose di scarsa qualità e hai difficoltà a trovare persone valide: forse perché la qualità si paga?

Emma Marongiu

Anna, dico solo che la ricerca di articolisti a 50 cent ad articolo è un modo di trovare gente nuova, tutto qui, nessuno pensa che un buon articolo valga 50 centesimi! chi lo pensa non avrà piu blogger. se cio non accade la colpa è dei blogger stessi. Tra i commenti qui e altrove vedo tutti grandi blogger non retribuiti, invece quando provo la gente sul mio blog, vedo gente incapace di scrivere. Gestire un pay to write non è facile, ed in un certo senso anche noi abbiamo bisogno di tutelarci, provando e cercando gente valida. E' comunque una lama a doppio taglio, offrire 50 cent forse porterà solo gente incapace a scrivere, ma offrire 20 euro ad articolo porterà tantisisma gente, tantissime spese da subito, e la difficoltà di gentire la cosa. Se accedi al mio blog, vedi il pay to write che ho strutturato io, dimmi che ne pensi.

grazie

@ Emma

Ciao Emma, condivido ovviamente!

@Gianluca

Ciao Gianluca, appunto 50 centesimi rappresenta un modo per trovare nuova e anche per incrementare le visite al sito. La maggior parte dei blogger è presente massicciamente in rete e questo vuol dire che pubblicizzerà sui propri canali i post scritti. Insomma una fonte pubblicitaria gratuita per i datori di lavoro!

Ho visto il tuo blog, non saprei quantificare un guadagno medio per post… a quanto si arriva indicativamente a 10/15 euro per post?
Anna Simone
 

Mi sembra ci siano eccessive aspettative di reddito da attività umanistiche e una scarsa comprensione delle dinamiche del mercato delle prestazioni professionali di tipo intellettuale. Nessuno obbliga nessuno a vendere frigoriferi agli eschimesi. Piuttosto, prima di avanzare pretese, chiedetevi qual'è il valore aggiunto percepito agli occhi del cliente pagante.

"Collaborazione al nostro giornale, dici? Ehm, sai, tu hai una formazione letteraria... che ne dici di fare uno stage tramite l'università? Ce ne sono altri come te, e a noi non ci costa nulla tenervi qua per qualche mese." = SAI SCRIVERE BENE, MA IL NOSTRO GIORNALE SERVE SOLO A PLAGIARE GLI IGNORANTI, PERCIO' NON TI PAGHIAMO. DI GENTE CHE SCRIVE DECENTEMENTE NE TROVIAMO TANTA... TU FAI LE FOTOCOPIE, PORTI IL CAFFE' AI VERI GIORNALISTI (GIORNALAI): FAI FINTA INSOMMA DI AFFINARE LE TUE COMPETENZE STUDIANDO.
E SIAMO TUTTI FELICI E CONTENTI (tranne te, che resti SENZA UN QUATTRINO.)

@Silvano. I blog non sono tutti uguali. Esistono blog altamente tecnici, altamente informativi. Blog sorti da competenze acquisite studiando seriamente. La verità è che certi signori, incoraggiati da un sistema perverso, ci marciano sul lavoro sottopagato della gente. Sai qual è il valore aggiunto? Il fatto che determinati contenuti portano "click" e quei click significano soldi, MA NON PER CHI HA PRODOTTO I CONTENUTI. I giornali, oggi, si comprano sempre meno. Oggi si va su Internet e si spulcia. Ecco qual è il valore aggiunto. Poi magari arriva una capra, che bela idee inesistenti, informazioni false, conoscenze squallide, e guadagna di più perché il suo protettore le ha comprato un recinto al sole. Un paese senza vigore intellettuale è un paese morto. Non crediamo più ai miti: manufatti e idee sono le due facce di una medesima medaglia. Purché vi sia buona fede e reali competenze, sia chiaro.

Concordo in pieno con l'articolo e con l'iniziativa che in questi giorni sta spopolando ovunque. A tal proposito, comunque, faccio una dovuta precisazione. La rete offre realmente a tutti (anche a cani e porci) la possibilità di scrivere e, di conseguenza, a lungo andare, ci si ritrova, su alcuni blog, pieni di pezzi molto buoni, e su altri stracarichi di tante informazioni inutili, superflue, poco interessanti e molto spesso scritte in un italiano che a tutto assomiglia tranne che alla nostra bellissima lingua. Il lavoro di blogger, lavoro che io reputo essere un lavoro a tutti gli effetti (il fatto che si svolga "comodamente da casa" e che spesso lo si cominci per passione non sono assolutamente dei buoni motivi per dire che non lo sia, anzi!), dovrebbe essere dunque regolamentato. Dovrebbe essere data in altri termini su certe piattaforme (non tutte per carità) la possibilità di scrivere soltanto a coloro che sanno scrivere, che sanno informare e che sanno aggiungere conoscenze utili a una rete strapiena (questo anche a tutela della rete stessa, affinché sia costituita da contenuti buoni e di qualità). Una volta definiti gli autori meritevoli, poi, è giusto che ogni collaborazione (ad esclusione di quelle volontarie) vengano categoricamente retribuite! Se apro un blogettino per passione, è affar mio. Ma se i miei articoli danno visibilità e guadagni a un'altra testata, perché devo guadagnare 50 cent. o 1,50 ogni mille visite (come spesso mi è stato proposto?). Io curo un blog per passione e per quello non voglio retribuzioni, ma scrivo anche su due riviste cartacee (pagata) e collaboro con altri due blog (pagata). Perché se da questi vengo pagata, da altri il mio lavoro deve essere considerato al di sotto di.... 1 euro??? Non si tratta pur sempre di giornalismo? Un saluto a tutti e continuate così. Questa protesta merita!

Quindi deduco che Linkiesta paga voi blogger (di sti tempi non si sa mai)! Bravi, un'altra dimostrazione di correttezza giornalistica,l'Huffington Post dovrebbe prendervi come esempio!

Perfetto. Ci manca solo la corporazione dei blogger. Siamo un paese con la testa nel medievo. Meritiamo il fallimento per riprendere contatto con la realtà. Nel frattempo per fortuna la tecnologia è abbastanza potente da scavalcare queste richieste assurde.

La retribuzione dipende anche chi è il datore di lavoro. Se è un gruppetto di giovani blogger, non si può pretendere uno stipendio.
Poi ricordiamoci che siamo il paese dello stage selvaggio, io ne ho fatti 4 di cui 2 completamente senza retribuzione.
Saluti,
Danx

Anna,tu dici,nei commenti "Ciao Nicola, nessuno, dico nessuno, dovrebbe accettare di lavorare gratis... non vedo altre soluzioni :-(".Condivido il pensiero, ma poi mi dico, tu non fai la stessa cosa (lo dici tu) per Linkiesta? Non è lavoro perché ti sei proposta tu?Quindi se io, ingegnere, mando una mail a una azienda senza applicare a una posizione aperta e poi loro mi prendono sono legittimati a non pagarmi?Non capisco molto bene.Oggi,mi pare di vedere,tanti giornali si basano sui blog.Se forniscono informazioni e un contribuito extra al giornale (come visibilità, notizie) doverebbero essere pagati,indipendentemente dal fatto che siano stati o meno loro a proporsi.Quindi se condivido il tuo pensiero,credo che sia un po' contradditorio che ti fai portavoce di una battaglia che per prima tu non applichi.-Non vuole essere un attacco,mi rendo conto che le cose sono uno schifo,in questo campo.

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