No, cari partigiani: Giuseppina Ghersi non se l’è cercata. E voi state facendo a pezzi la Resistenza

Giustificare uno stupro perché una tredicenne era “fascista” è inaccettabile, anche per una democrazia nata dall’antifascismo. E forse la prova definitiva di un conflitto ideologico e di un uso politico della Storia che dovremmo lasciarci finalmente alle spalle

Partigiani Anpi

ANDREAS SOLARO / AFP

ANDREAS SOLARO / AFP

18 Settembre Set 2017 0830 18 settembre 2017 18 Settembre 2017 - 08:30

Il recente caso della targa di Noli dedicata a Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da partigiani a 13 anni, contro la cui lapide si è mossa l’Anpi con una infelice dichiarazione, “era fascista”, ripone un tema di grande attualità e delicatezza: l’uso politico della storia.

La canea che denuncia le atrocità commesse dai partigiani è un vecchio leit motiv della destra che, risentita dopo la legge “antifascista” di Fiano, insorge invocando che il comunismo sia soggetto alla stessa damnatio memoriae che riserviamo al Ventennio. Paradossalmente, dagli anni in cui Francis Fukuyama annunciò la fine della Storia, è tutto un ribollire di revisionismi in chiave forse più pop che storiografica, dalla rimozione delle statue dei confederati in America, a quelle degli ufficiali sabaudi eroi del Risorgimento, accusati di brutalità verso i briganti meridionali. Revisionismi dal sicuro impatto mediatico, con la Regione Puglia e il Comune di Napoli che propongono memoriali alle vittime dei Savoia.

In Italia, i due momenti fondativi del nostro ethos repubblicano sono infatti sotto attacco: Risorgimento e Resistenza. In un gioco di “identità liquide”, la Resistenza è stata declinata in “guerra civile” grazie ai seminali lavori di uno storico di sinistra, Claudio Pavone, mentre la retorica anti risorgimentale, un classico della destra, ha assunto un taglio sinistrorso grazie a Michele Emiliano e Luigi de Magistris. Entrambi questi revisionismi hanno guadagnato un’almeno parziale legittimità; nel primo caso, grazie alla destra berlusconiana di governo, che spuntò le leggi sulle foibe, il voto agli italiani nel mondo (voluto da Mirko Tremaglia, ex repubblichino), lo “sdoganamento” prima del Msi e poi dei “ragazzi di Salò”; l’operazione berlusconiana - a chiacchiere destra liberale, nei fatti post fascista -, fu officiata anche dall’industria culturale, grazie al “Sangue dei vinti”, trasmesso da Rai Uno, tratto dal romanzo di Giampaolo Pansa sulle atrocità commesse dai partigiani comunisti contro ex gerarchi fascisti e non solo, e attraverso la pubblicazione de “Il libro nero del comunismo”, ad opera di Mondadori.
In definitiva, la recente legge Fiano è una magra vittoria per i sostenitori dell’antifascismo puro e duro degli eredi del Pci, dopo anni di debacle clamorose. A loro, resta la soddisfazione di poter rivendicare che il comunismo è una ideologia meravigliosa - niente a che vedere col fascismo! -, distinguendo capziosamente fra la purezza delle idee e la prosaicità del socialismo reale; un accidente della Storia. Strano che i fasci non abbiano invocato il “fascismo reale” per le sconfitte di Mussolini.

In altri paesi, la sinistra e la destra se ne fregherebbero se si affermasse che comunismo e fascismo sono pessime e assassine ideologie. Possiamo permettere che da noi, dietro la foglia di fico dell’antifascismo comunista, si sostengano atrocità come “Giuseppina se l’è cercata”?

Anche l’epica antirisorgimentale ha guadagnato punti: dai successi pop di Pino Aprile al riconoscimento da parte del governo italiano di Casalduni e Pontelandolfo come “città martiri del Risorgimento”, vittime di una violenta rappresaglia sabauda che rase al suolo quei paesini. Se il revisionismo storico ha le sue ragioni, dunque, - la scienza deve continuamente revisionare se stessa -, forse ne ha meno un certo revisionismo politico che punta a servirsi oggi di questioni legate all’allora. Insomma, il Risorgimento ha i suoi momenti bui, che è stato opportuno illuminare, senza per questo liquidare Garibaldi a mafioso o razzista, come alcuni pare facciano.

Così come le polemiche sul Risorgimento indicano che, in Italia, la frattura Nord e Sud è profonda e non cicatrizzata, così le querelle fascisti e antifascisti testimonia un’altra particolarità italica, ugualmente poco commendevole. In altri paesi, la sinistra e la destra se ne fregherebbero se si affermasse che comunismo e fascismo sono pessime e assassine ideologie, perché sinistra e destra, altrove, sono legate al socialismo o al conservatorismo liberale. Caso a parte l’Italia, dove i socialdemocratici sono un mix di ex democristiani e comunisti, mentre la destra è figlia di ex fascisti vari. Per questo, esistono due antifascismi: quello di democratici, liberali, cattolici e socialisti che erano difensori della libertà, ma anche quello dei comunisti, che puntavano a instaurare una società tutt’altro che democratica e che non a caso hanno compiuto atrocità come lo stupro di Giuseppina, l’eccidio di Argelato e la strage di Porzus. Possiamo permettere dietro la foglia di fico dell’antifascismo comunista che che si sostengano atrocità come “Giuseppina se l’è cercata”?

Allora, diciamola tutta: mettere sullo stesso piano fascisti e antifascisti è improponibile, perché questi ultimi lottavano per la democrazia. Ma è altresì vero che fra gli antifascisti ci fossero comunisti sostenitori di una utopia generosa, le cui buone intenzioni hanno sempre e solo lastricato le strade che portano all’inferno della dittatura. Cari compagni, non è il socialismo reale di Stalin o Pol Pot ad aver tradito le vostre idee, ma proprio le vostre idee a non essere democratiche, ad iniziare dall’inquietante dittatura del proletariato prevista da Marx. Al netto di quello che è stato il Pci in Italia, “difensore della democrazia”, partito responsabile che allontanò i brigatisti negli Anni di Piombo, il comunismo era e resta un totalitarismo da combattere al pari del fascismo, e l’indulgenza di alcuni continua a fare vittime, vedi Venezuela e Corea del Nord.

La querelle su fascismo e comunismo, dunque, meglio lasciarla agli storici. In Italia abbiamo patito il primo, ma entrambi hanno fatto danni enormi. E che le nostre destre e sinistre seppelliscano finalmente questi cadaveri putrescenti di cui nessuno sente il bisogno.

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