Perché a modo suo l’Italia ha vinto la Confederations

L’analisi di tutte le partite

Disclaimer: Questo pezzo è stato scritto da un appassionato di calcio che ha sofferto molto nel vedere la propria eccitazione scontrarsi con le vostre ondate di facile ironia su un ipotetico reale valore della Confederations Cup; parenti, amici, sconosciuti hanno fatto sì che l’autore del pezzo che state per leggere si sia chiuso in se stesso per quasi due settimane, vergognandosi troppo per invitare qualcuno a guardare le partite con lui e parlandone solo con persone fidate che sapeva non se ne sarebbero uscite con cose tipo: “Tanto la Confederations non conta niente”; oppure: “Datti una calmata è solo la Confederations Cup”; l’autore ha letto blog in lingua straniera evitando i principali quotidiani nazionali per evitare che il borsino degli umori italiani potesse influenzare la sua percezione di appassionato per cui il valore delle partite di calcio varia certo anche in base alla posta in palio ma non solo.

La punizione di Andrea Pirlo contro il Messico

E così siamo arrivati di nuovo alla prima partita di una competizione, per quanto minore, tra le critiche. Dopo il pareggio con la Rep. Ceca e quello con Haiti (che comunque a me è sembrata una squadra più che rispettabile, e infatti nel ranking Fifa è in posizione numero 63, più in alto di Cameroon, Polonia, Egitto, Togo, Marocco, Macedonia, per dire) si sono storti i primi nasi. I più sospettosi hanno iniziato a pensare che magari giocano sempre gli stessi giocatori per favorire le squadre potenti mentre Prandelli aveva commentato: «Eh, un po’ di preoccupazione c’è», ma si riferiva allo stato fisico dei giocatori a disposizione.

D’altra parte i campionati tirati fino all’ultimo come la Serie A (non per la prima posizione ma per tutte le altre sì, e la Juve ha dato tutto nei quarti di Champions) consegnano giocatori spremuti alle rispettive nazionali. Questo ad esempio è uno dei problemi dell’Inghilterra. Anche se a me Prandelli non sembra un Lippi sotto mentite spoglie e anzi credo che le convocazioni siano coerenti con la sua idea di gioco e di gruppo (e, diciamocelo, non ha a disposizione gli stessi talenti di quelli venuti prima di lui) temevo che i cattivi presagi si trasformassero in cattive prestazioni.

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Italia 2 – 1 Messico

Per questo non mi sono goduto la partita col Messico. In particolare dopo il pareggio di Hernàndez la tensione per me era così alta che quando Balotelli ha surclassato fisicamente (gli inglesi hanno un bel termine a cui non trovo corrispondente: outmuscled) un difensore messicano e anticipato l’altro (una scivolata che a me ha ricordato l’assist per Aguero con cui il Manchester City ha vinto la Premier League nel 2012 e che per qualcuno era solo fortuna) credo di aver gridato quasi quanto dopo il primo gol contro la Germania.

Ho dovuto riguardarla il giorno dopo per capire cosa era veramente successo e notare alcune cose interessanti. Il gol di Balotelli ad esempio è il frutto di un’azione più complessa di quello che sembra. L’Italia (con un inedito 4-3-2-1) aveva giocato bene fin lì, controllando un avversario aggressivo, almeno sulla carta, che si è limitato a giocare di ripartenza e a sfruttare un grossolano errore difensivo per arrivare al pareggio. Il Messico (4-3-3) però era stato bravo a sfruttare il nostro lato debole, il destro, dove Jonathan Dos Santos e Guardado si sovrapponevano bene mettendo in difficoltà Abate e Barzagli (forse poco adatto alla difesa in linea). Prandelli allora ha inserito Cerci al posto di Marchisio, probabilmente per dare ampiezza e l’Italia, con una specie di 4-3-3, sembrava aver rinunciato almeno in parte quel gioco tra le linee che la contraddistingue. Per questo riguardando l’azione mi ero stupito che l’ultimo tocco, non un vero e proprio assist, prima del tiro Balotelli, lo avesse fatto Giaccherini in posizione centrale.

Vi risparmio la descrizione dell’azione (nel video sopra c’è tutto il secondo tempo della partita, l’azione del gol comincia alla minuto 32:40 del video) e vi dico solo che la palla arriva a Giaccherini dopo quattordici passaggi con cui, a ritmi bassi ma con un movimento continuo, siamo scivolati da sinistra a destra e poi di nuovo a sinistra, facendo salire oltre il cerchio di centrocampo persino Chiellini. Giaccherini era partito largo ma poi si è accentrato lasciando spazio a De Sciglio e Montolivo, che poco prima del passaggio di De Rossi aveva corso nel buco alle spalle del terzino. Insomma l’Italia ha segnato perché ha uno dei numeri nove più dominanti al mondo (tanto bravo nel fare la sponda che nell’andare in profondità, contro il Messico, Balotelli ha fatto 4 dei 6 tiri che hanno raggiunto lo specchio della porta, ma noi preferiamo parlare del fatto che si è tolto la maglietta, cosa che Prandelli ha rimproverato solo per l’ammonizione seguente) ma anche perché gioca in un certo modo, con continui movimenti tra le linee e inserimenti e un gioco di passaggi magari non esaltante ma abbastanza efficace.

Altre cose interessanti della partita con il Messico. Ha effettuato più passaggi De Rossi (88, con l’89% di passaggi riusciti – dati di Opta presi dal sito Whoscored), di Pirlo (non molto lontano con 69 passaggi e la solita altissima media del 93% di riuscita) e anche Montolivo, come in occasione dell’inizio dell’azione del gol di Balotelli, è venuto spesso a prendersi palla basso, e in un certo senso questo è il lato positivo del giocare con tre centrocampisti centrali. Ma la varietà delle soluzioni a nostra disposizione è testimoniata anche dall’azione che all’inizio del primo tempo ha mandato al tiro Balotelli, con Montolivo servito nello spazio da Giaccherini, sceso tra le linee proprio con quello scopo. Ed è interessante perché la varietà del gioco italiano è uno degli aspetti che sono stati criticati a Prandelli. Come se la fluidità indicasse una mancanza di autorità.

Italia 4 – 3 Giappone

Contro il Giappone il numero dei centrocampisti centrali è aumentato, con Aquilani erano addirittura quattro. In realtà anche Marchisio, e se vogliamo Giaccherini, possono essere considerati centrali o comunque interni, ma in questo caso Aquilani è un giocatore più spiccatamente di possesso (già con la Fiorentina, Montella lo aveva provato come vice-Pizzarro) mentre Marchisio nel suo stesso ruolo era chiamato maggiormente agli inserimenti (che contro il Messico sono mancati). Adesso, non posso conoscere le vere intenzioni di Prandelli ma sembrerebbe verosimile che volesse contrastare il maggior dinamismo giapponese con la qualità. Il che, come tutto quello che fa Prandelli, è ammirevole (o, appunto, almeno lo sembra).

La cosa però non ha funzionato (la percentuale del possesso palla è calata dal 59% della partita col Messico al 42% di quella col Giappone) e siamo andati in difficoltà da subito sia per il pressing dei tre trequartisti giapponesi sia per il nostro modulo stretto che lascia libertà ai terzini avversari. Prandelli per recuperare la situazione, però, non ha sconfessato le proprie idee: alla mezz’ora di gioco ha tolto Aquilani per Giovinco, un giocatore ancora più offensivo quindi, solo più a proprio agio coi ritmi alti. Ora, la domanda di fondo è: i ritmi alti ci mettono in difficoltà perché la qualità del nostro palleggio è bassa o la qualità del nostro palleggio è bassa per via dei ritmi alti.

Secondo Michael Cox, il giornalista inglese che aggiorna costantemente la propria bibbia tattica online: Zonalmarking , il problema è che “la Serie A resta un campionato abbastanza lento”. Non essendo un grande amante della velocità frenetica di squadre come il Borussia Dortmund, da amante di tipi come Valderrama o Riquelme, non mi dispiacerebbe che il campionato italiano si specializzasse proprio in questo tipo di gioco (e segnalo anche questo bel pezzo di Ecos del Balon uscito proprio in questi giorni, sul valore della “pausa” nel calcio), anche se lo dubito fortemente.

Subito dopo l’ingresso di Giovinco, l’Italia ha preso il gol dello 0-2 (Pirlo spossessato sulla trequarti, fallosamente a suo giudizio, e poi un altro bell’errore difensivo, questa volta di Chiellini – ma c’è da dire che anche Montolivo avrebbe potuto essere più risolutivo). Nonostante il nostro tipico pessimismo (lo so, non devo guardare Twitter durante le partite) c’è da dire che la squadra di Zaccheroni era messa benissimo in campo e giocava splendidamente. Il vantaggio era meritato ma insomma, non credo che Prandelli sia stato l’unico a lasciarsi andare al momento del gol di De Rossi. Prima della fine del primo tempo Giaccherini ha anche colpito un palo (al minuto 2:10 del video qui sopra) ma l’azione era meno costruita di quanto facciamo di solito: Barzagli era salito in appoggio a Maggio (in difficoltà da terzino nella difesa a quattro) e sotto pressione aveva calciato un po’ a caso verso Balotelli. Che dato che è Balotelli è riuscito a fare la sponda di testa.

Il secondo tempo è continuato a ritmi pazzeschi e siamo stati fortunati. Ma non fortunati come quando giocavamo tutti dietro e non ci meritavamo niente. Fortunati perché non abbiamo mai rinunciato al nostro stile, non ci siamo coperti e non c’è niente di male nel dire che la partita sarebbe potuta finire 4-3 per noi come è stato ma anche 3-4 per il Giappone. Trovo molto bello il fatto che siano risultati decisivi Giaccherini (che qualcuno ancora adesso sostiene non abbia il suo posto in Nazionale) e Giovinco il cui ingresso è stato accolto con il solito sarcasmo da bar. Anche a me Giovinco non fa impazzire, ma non mi aspetto che ogni giocatore in campo sia il mio preferito.

Invece contro il Messico aveva fatto una grande partita De Sciglio (3 tackle, più di qualsiasi altro giocatore azzurro e, per inciso, De Sciglio mantiene queste medie anche in campionato), ma contro il Giappone si è visto il limite di un terzino sinistro che col piede sinistro non ci sale neanche le scale, come si dice. Oltre al retropassaggio che ha portato al rigore, Michael Cox ha notato come la punizione da cui è nato il momentaneo 3-3 sia dovuta a un suo intervento maldestro proprio perché eseguito di destro anziché di sinistro.

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Ancora una volta non è del tutto un caso se siamo riusciti a vincere. Il quarto gol è merito del pressing alto italiano, come si vede bene da video qui sopra della SICS (società di software e servizi per lo sport) o dal l’elaborazione grafica derivata.

Italia 2 – 4 Brasile

The Numbers Game (qui una bella recensione del Financial Timesqui una bella recensione dell’autore di Calcionomica, Stefan Szymansky) è un libro molto interessante uscito in questi giorni in Inghilterra in cui l’approccio analitico al calcio porta ad alcune verità generali tipo: dato che un solo gol può fare la differenza nel calcio, rispetto ad altri sport tipo basket o baseball, il caso conta tanto quanto la strategia; un calciatore medio tiene palla per 53.4 a partita e corre solo 191 metri con la palla tra i piedi; gli allenatori incidono sul posizionamento in classifica di una squadra al 15%; e poi la teoria per me più interessante, derivata da quella della “compressione del talento” di Steven J. Gould (pensata per il baseball) secondo la quale più il livello cresce più le differenze si assottigliano in cima alla piramide, che porta gli autori del libro (Chris Anderson e David Sally) alla conclusione che razionalmente ci dovremmo aspettare che nel calcio si segnino sempre meno gol. Partite come quella contro il Giappone e quella contro il Brasile sembrano smentire proprio questo tipo di teorie. Il presupposto di The Numbers Game è che, essendo il calcio uno sport, conti la vittoria più di tutto il resto, ma forse (e questa è la mia teoria) il talento dei calciatori non consiste esclusivamente nella minore percentuale di errori, e vincere la partita non può essere uno scopo da perseguire direttamente, di per sé, ma solo attraverso una serie di scopi intermedi, tra cui ad esempio quello di giocare meglio dell’avversario sotto il profilo estetico. Insomma nel calcio va considerata una componente artistica (nel senso di priva di scopi pratici) o se si preferisce irrazionale.

Ad esempio prima di incontrare il Brasile, Prandelli aveva detto che si sarebbe considerato soddisfatto solo se la sua squadra avesse dato tutto dando però un buono spettacolo da un punto di vista tattico e tecnico. La vittoria non è stata menzionata (e questo è il bello della Conf. Cup), anche se è ovvio che l’obiettivo finale resta quello.

Forse proprio per correggere il problema avuto con i terzini giapponesi, l’Italia ha cominciato la partita con il Brasile con il 4-2-3-1 (Aquilani e Montolivo dietro a Candreva, Diamanti e Marchisio). Il Brasile però ha cominciato tutte le partite di questa Confederations Cup a un ritmo elevatissimo (segnando nei primi minuti con Messico e Giappone e anche in finale con la Spagna) e senza Pirlo e De Rossi l’Italia non è riuscita a uscire dal pressing (sopratutto Aquilani sembrava in difficoltà all’inizio). L’impressione live però va riequilibrata, riguardando la partita bisogna dire che abbiamo corso qualche rischio, d’accordo, ma dopo due minuti la situazione si era già stabilizzata e l’Italia ha passato semmai il primo tempo più noioso di tutta la Confederations Cup. Il gol di Dante nel finale ci ha costretto a correggere comunque la formazione che non dava frutti in attacco (in particolare non riuscivamo mai a raggiungere Diamanti e salivamo solo quando Balotelli riusciva a tenere palla).

Così Prandelli è passato al 4-3-1-2, col centrocampo a rombo, nel secondo. In questo modo siamo riusciti ad esprimerci al meglio con il solito movimento tra le linee e gli inserimenti di Diamanti e Giaccherini alle spalle di Balotelli. Il gol di Giaccherini a mio avviso è il più bello di tutta la competizione, sia per l’assist “ad ala di gabbiano” di Balotelli, sia per la finalizzazione del centrocampista juventino che già ai tempi di Cesena aveva dimostrato il suo peso specifico in quelle porzioni di campo. In un secondo tempo con più occasioni per noi che per loro abbiamo preso tre gol e colpito una traversa sul 2-3 che avrebbe potuto indirizzare diversamente la partita.

Nelle prime tre partite abbiamo subito otto gol, ma pur senza avere grossi problemi difensivi. Due rigori (per due errori individuali macroscopici), un gol direttamente su punizione, due sugli sviluppi di un calcio di punizione e altri due dovuti ad errori individuali della difesa (quello di Chiellini col Giappone e quello di Buffon col Brasile). Insomma abbiamo preso solo un gol “pulito” per così dire, ed è il primo di Fred che in effetti protegge palla e conclude in modo eccezionale, da vero numero nove, e le distrazioni individuali si spiegano ancora una volta sopratutto con la stanchezza.

Italia 6 – 7 Spagna (dopo i calci di rigore)

Incontrare la Spagna un anno dopo lo 0-4 della finale dell’Europeo (e dopo l’eliminazione altrettanto severa della nostra Under 21 per mano della loro pochi giorni prima) ci ha riempito di timori e la maggior parte di noi pensava sarebbe finita più o meno nello stesso modo. Senza Balotelli poi (e quando ha detto che si sentiva un “fallito” a mollare in quel modo ho pensato: vedi, a lui la Confederations importa!) sembrava un’impresa impossibile, ma già contro la Nigeria si erano viste le difficoltà della Spagna ad uscire dal pressing, e in particolare quelle di uno Xavi in declino

Questo per dire che Del Bosque aveva comunque i suoi problemi (in sintesi la Spagna non ha soluzioni diverse per disinnescare il pressing avversario che dare palla a Iniesta, e anche in fase di non possesso non riesce più a recuperare palla nella metà campo avversaria) e se prima dell’inizio della loro serie vincente (Europeo 2008) era una bella squadra che non vinceva mai, adesso che è condannata a vincere sembra aver perso spontaneità e anche un po’ della sua bellezza.

Prandelli ha avuto il merito di tornare al modulo con cui avevamo pareggiato la prima partita dello scorso Europeo, con cui in effetti l’Italia sembra più a suo agio.Se un anno fa il 3-5-2 sembrava una soluzione prettamente difensivista, nell’evoluzione di quest’anno mi sembra che siamo riusciti a mantenere vivi i nostri principi di gioco e che, anzi, rispetto agli altri moduli, siamo riusciti anche a sfruttare l’ampiezza del campo. Questo 3-5-2 era molto fluido, in fase difensiva diventava un 4-5-1 (con l’esterno dalla parte opposta della palla che scivolava nella linea della difesa in diagonale) e in fase offensiva un 3-2-4-1, con due centrali bassi a prender palla e due piazzati tra le linee pronti a venire incontro e a inserirsi. Nel primo tempo abbiamo la Spagna ha subìto nove tiri, la metà di quelli delle prime tre partite giocate messe insieme (dati Opta)

Bellissima l’azione che a metà del diciottesimo minuto di gioco (minuto 34:30 del video qui sopra) ha portato al colpo di testa di Marchisio, dopo che Giaccherini è riuscito a passare tra Arbeloa e Piqué cambiando gioco per Maggio che poi ha premiato uno dei pochi inserimenti efficaci di Marchisio in questo torneo.

52 – Contro l’Italia, la Spagna ha tenuto il 52.6% del possesso palla: la % più bassa dal settembre 2010 (52.2% con l’Argentina). Controllo

— OptaPaolo (@OptaPaolo) June 28, 2013

L’equilibrio è leggermente cambiato quando Del Bosque ha inserito Navas, mandando Pedro a sinistra e costringendo Maggio a stare maggiormente attento, ma il fatto che De Rossi si fosse spostato in difesa ha aumentato la nostra capacità di possesso palla in profondità. Con Montolivo al posto di Barzagli, poi, l’Italia stava giocando con ben sei (sei!) centrocampisti più o meno centrali simultaneamente in campo. Nei secondi quarantacinque minuti di gioco, col ritmo calato anche per colpa del caldo, abbiamo tenuto palla il 62% del tempo. Forse per questo Del Bosque ha inserito Javi Martinez da punta centrale e una delle teorie preferite da Michael Cox è che il calcio si stia sviluppando in un modo che un giorno ci ritroveremo con il terreno da gioco trasformato “in una grande battaglia di centrocampo”, o con più battaglie tra centrocampisti disseminate per il campo.

Come ripete costantemente Prandelli, il nostro gioco è dispendioso e quando siamo calati fisicamente è venuta fuori la Spagna (anche se resta il rammarico per il palo di Giaccherini nei supplementari). Anche contro l’Uruguay è difficile giudicare la prestazione dell’Italia (se non che sul gol di Cavani a mio avviso si sono visti di nuovo i limiti della nostra difesa quando giochiamo con i quattro in linea, e che è stato bello che Buffon abbia smentito chi criticava la sua capacità nei rigori e abbia potuto commentare: “Io non lo so in Italia cosa si pretenda. Non ho capito cosa vogliate”).

La delusione degli Azzurri dopo i rigori contro la Spagna, che è passata 7 a 6

Riassumendo: l’Italia ha attaccato a sinistra contro il Messico e a destra contro la Spagna, ha tenuto bene palla contro queste due avversarie ma sofferto il ritmo di Brasile e Giappone, cambiato cinque formazioni in cinque partite senza snaturarsi (hanno giocato tutti quelli in rosa tranne i portieri di riserva: non è vero quindi che Prandelli schiera sempre gli stessi) utilizzato cinque moduli diversi passando dall’uno all’altro anche in corsa a seconda delle esigenze, è stata un’Italia per niente operaia, ma umile e creativa, intelligente, con dei problemi da risolvere (non siamo ancora riusciti a vincere con le squadre di prima fascia) ma molte soluzioni, l’Italia della centesima presenza di Pirlo e dei muscoli di Balotelli, della manica a coprire i tatuaggi di un De Rossi rinato ma anche quella di Candreva, Maggio, De Sciglio e Giaccherini: il giocatore forse più sottovalutato in assoluto, che ha realizzato un assist sporco nella prima partita, causato l’autogol del Giappone nella seconda e colpito un palo, segnato contro il Brasile e colpito il palo di nuovo contro la Spagna (e forse non sapete che gioca anche senza milza: eroe).

Twitter: @DManusia, vicedirettore de L’Ultimo Uomo, che pubblica articoli lunghi di sport e cultura pop