Contro il mito del fai-da-teIl metodo di Michele Serra per salvarsi dalle vere, false, comunque troppe notizie (e dai populismi)

Secondo lo scrittore, troppe news significano no news. Il web ci fa credere di essere onnipotenti, ma è un inganno. Serve umiltà e, soprattutto, fiducia

Wikipedia / International Journalism Festival

Arriverà il futuro e sarà pieno di notizie. Anzi, pienissimo. Un guazzabuglio di informazione in cui sarà difficile districarsi, per non parlare di distinguere il falso dal vero. Per Michele Serra, giornalista e celebre autore delle Amache su Repubblica, la novità ci obbligherà a rivolgersi a qualcuno, «anche pagandolo» perché si occupi di queste cose al posto nostro.

Non ce la faremo da soli?
Assolutamente no. Le notizie saranno troppe. Colpa dell’evoluzione tecnologica, certo. Ciò che chiamiamo notizia oggi subirà un processo di superfetazione. E quindi, in mezzo alla quantità sarà importante la qualità.

È il caso del “mediatore” di cui parla spesso.
È una mia fissa, lo dico sempre. Non siamo onnipotenti, non ce la possiamo fare da soli – cliccando con lo smartphone in mano, davanti al tablet – a dominare il mondo. Dobbiamo chiedere a qualcuno di darci una mano. E siccome le notizie del futuro saranno miliardi, servirà un mediatore che svolga questa funzione.

.. che sarebbe quella dei giornali…
Sì, che un tempo svolgevano i giornali e che in parte forse continueranno a svolgere anche in futuro. E non importa nulla se saranno di carta, di piombo, di bassorilievo su pietra o fatti di pixel. Voglio pagare qualcuno di cui mi fido che mi dica: le notizie importanti sono a, b, c. E anche d.

Niente fai-da-te?
Io odio il mito del fai-da-te. Secondo me sta anche parzialmente distruggendo perfino la socialità in questo Paese. Io voglio fidarmi di qualcuno. Ho bisogno di fidarmi di qualcuno. E così come mi fido di quello che mi vende il salame o la coppa, voglio fidarmi di quello che mi vende le notizie.

Anche a pagamento.
E certo. Bisogna anche che la società capisca che l’informazione si deve pagare, forse quella online di meno perché non c’è di mezzo la stampa, la distribuzione, la rotativa, la fabbrica e tutto ciò che si vuole. Ma le cose si pagano.

Ma quindi il problema non saranno le fake news, ma le troppe news.
Sì, secondo me il probema è too much news, cosa che poi riguarda il web in generale. In questo momento puoi avere tutto l’universo a disposizione: io mi spavento e dico no, grazie. Non si può avere tutto l’universo, non sono all’altezza. Quindi il problema principale è la mole, smisurata, di notizie, e poi certo, c’è anche il problema delle fake news, eccome se c’è. Ma quello c’è sempre stato però, ecco.

Io odio il mito del fai-da-te. Sta distruggendo la società in questo Paese

Sì?
Oggi è diverso perché si è trasformato in un’arma a disposizione dell’ultimo imbecille, dell’ultimo farabutto, mentre prima era uno strumento impegnato dai giornali quando facevano disinformazione. Erano persone autorevoli o presunte tali. Adesso la bomba atomica è in mano anche all’uomo della strada. Non lo considero un particolare progresso.

Tra la prima Amaca e oggi, cosa è cambiato di più del mondo?
La dimensione tecnologica. Un cambiamento enorme, gigantesco. Lo dico anche in un monologo teatrale: il cambiamento tecnologico avvenuto tra l’epoca di Gutenberg e i miei inizi negli anni ’70, rispetto a quello che è successo dai miei inizi anni ’70 fino a oggi, be’, è stato infinitamente meno grande. Io, per formazione, sono più vicino a Gutenberg che al millennial.

Esagera.
È la pura verità. Alcune cose però, e per fortuna, non sono cambiate per niente. Ad esempio la materia prima: la parola. Non c’è niente da fare. Anche quando i giornali saranno telepatici – sperando che continuino a pagare qualcosa al trasmettitore – quello che dirai sarà la cosa più importante. Questo è vero dai tempi di Roma antica, dall’uomo delle caverne: se hai cose intelligenti e ben dette da dire è meglio che se hai delle cavolate.

Non fa una grinza. Ma il mediatore sarà anche un argine rispetto ai populismi?
È una speranza. Anche perché io, come ho già detto, ho un bisogno disperato di fidarmi di qualcuno. Questa è una società che non si fida né si affida. Non c’è più questo legame, e in questo caos il populismo sguazza. Che poi c’è una cosa curiosa da notare.

Quale?
È che il “populismo” ha una base tremendamente individualistico-narcisistica L’idea che ci si possa autocostituire in popolo, pur non essendolo in realtà. È un sentimento furibondo, certo, e lo si è detto. Ma è anche presuntuoso. Si pensi alla parabola dei Cinque Stelle: c’è una presunzione tremenda di fondo, del genere: “Ci penso io a dire sì, no, e da casa mia dirigo il mondo”. Col cavolo che funziona.

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