Caccia di tesoriCome lavorano i Monuments Men che recuperano l’arte rubata

Sono ingaggiati su commissione, consultano archivi, contattano case d’asta, collaborano con la polizia. Tra questi c’è Christopher Marinello, incaricato insieme ad altri di ritrovare il Van Gogh trafugato il 30 marzo

Giardino della canonica a Nuenen in primavera
Giardino della canonica a Nuenen in primavera, di Wikimedia Commons

Hanno rotto le porte di vetro, sono entrati di nascosto e, protetti dall’oscurità, hanno rubato il “Giardino della canonica a Nuenen in primavera”, detto anche “Giardino di primavera”. Era il primo quadro realizzato ad olio dal pittore olandese Vincent Van Gogh, risalente al 1884, dal valore inestimabile. Era custodito al museo Singer Laren, a pochi chilometri a sud di Amsterdam – in prestito da quella che sarebbe la sua sede solita, il Groninger Museum.

Il fatto è avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 marzo, durante la crisi da coronavirus. «Siamo scioccati e furiosi», aveva dichiarato Jan Rudolf De Lorm. Un fatto «terribile per noi, per il museo di Groningen e per tutti, perché l’arte è lì per essere goduta e condivisa da tutti».

A distanza di quasi un mese non ci sono ancora notizie. Da parte del museo, la voglia di commentare il fatto è rimasta sempre la stessa: nessuna. E il quadro? Subito dopo il furto era stata lanciata una indagine: dentro al team, oltre ai membri della polizia specializzati in furti d’arte, ci sono anche investigatori privati esperti del settore. Veri e propri Monuments Man moderni, come Christopher Marinello, Ceo di Art Recovery International. Secondo lui «il Van Gogh rubato potrebbe essere ancora nelle vicinanze».

Marinello ha una formazione da avvocato, ma insegna anche all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Americano, italiano, negli anni ha inseguito per tutto il mondo opere rubate al tempo del nazismo (sono ancora tantissime in circolazione), ha rintracciato antiche refurtive, convinto ricettatori e ignari acquirenti a restituire quadri e oggetti preziosi. Un lavoro che svolge da privato per poter rimanere, sostiene, «libero da tentazioni», visto che il mondo dell’arte ne presenta numerose.

«Posso scegliere quali incarichi accettare e quali rifiutare», in nome di una rettitudine etica che, in quel campo, costituisce anche un biglietto da visita. «Lavoro per la legge, non contro la legge: a volte i nostri clienti si trovano in possesso di oggetti problematici e vogliono restituirli senza avere problemi». In questi casi, «serve esperienza e, soprattutto, la capacità di capire se qualcuno sta mentendo».

Tra i suoi ritrovamenti un dipinto del Guardi, celebre pittore veneziano del Settecento trafugato durante la Seconda Guerra mondiale e rintracciato grazie a un’asta. Opere di Eduard Cortes, parte di un celebre bottino (erano più di 800 dipinti) del ladro Louis Edelman, arrestato a Chicago intorno agli anni ’70. Ma ci sono anche sculture, manoscritti, automobili d’epoca e perfino bottiglie di vino (molto difficoltose. Una volta, aggiunge, ne hanno rubata una dalla sua collezione di Chateau Mouton Rothschild del 1982).

Spesso il suo lavoro è fare il mediatore: cerca un accordo tra il legittimo proprietario e quello che, spesso in modo innocente, si trova in casa un oggetto di valore. Altre volte no, deve cercare per aste e archivi. «Spesso ci contattano le vittime dei furti, o le loro assicurazioni, e ci chiedono una mano per ritrovare le opere scomparse». A volte subito dopo il furto, «altre volte a distanza di anni, quando ad esempio appaiono in vendita in qualche asta. O addirittura appese ai muri di qualche museo».

Oppure si lavora al contrario: per gli oggetti di cui non è chiara la provenienza, «abbiamo dei validi ricercatori che scartabellano gli archivi in tutto il mondo, insieme a degli investigatori che li aiutano». Per tutte le opere rubate «di cui invece conosciamo l’ubicazione, io sono la persona che notifica il proprietario, o il suo avvocato, e conduco la negoziazione per il reclamo e la restituzione». Il tutto avviene «in maniera molto discreta», cosa che «ha spinto molte gallerie a rivolgersi a noi: sanno che possiamo risolvere queste dispute in modo veloce». A volte viene contattato da organismi pubblici per assisterli durante il processo di rimpatrio. Se qualcuno non può pagare, «noi forniamo i nostri servizi gratis».

E il Van Gogh rubato? Dove è? «Credo che, viste le difficoltà di spostamento di questi ultimi mesi, il quadro sia ancora in Olanda. I ladri staranno aspettando il momento giusto per tentare di chiedere un riscatto al museo, oppure sperano che l’assicurazione faccia loro un’offerta».

Di solito, aggiunge, «quadri di questo tipo passano la frontiera con il Belgio e poi, da lì, giù fino ai balcani, dove ci sono bande criminali che cercano di piazzarle in Russia, Ucraina o nel Medioriente. Lì i compratori fanno meno domande quando si tratta di opere d’arte di altissimo livello».

Quello che bisogna capire – e su cui Marinello insiste – è che i ladri in questione «non c’entrano niente con quello che i vede nei film». Nulla di romantico né avventuroso: «Sono il più delle volte dei delinquenti a sangue freddo che per soldi ruberebbero di tutto, non si farebbero problemi nemmeno di fronte alla loro stessa madre».

Tanto che «proprio nel caso di Van Gogh, con molta eleganza», sottolinea in maniera ironica, «hanno usato il metodo “spacca e porta via”, cioè hanno rotto una porta di vetro e sono scappati con il quadro». Niente Arsenio Lupin, insomma. Anzi: «Lo hanno fatto proprio durante questa pandemia terribile – e questo la dice tutta sul tipo di persone che sono».

Ma dietro di loro ci saranno pure i famosi committenti. «No, quasi mai. In 30 di attività, mi è capitato solo una volta che i criminali abbiano eseguito un furto dopo essere stati resi consapevoli del possibile valore di vendita di un oggetto». Era il caso dell’Onda, fotografia di František Drtikol che i delinquenti, dopo averla rubata, hanno cercato di piazzare a qualche conoscitore.

D’altra parte, in tutto il mondo ci sono collezionisti e commercianti nel mondo dell’arte, «anche in Italia», che comprano opere, libri antichi, automobili d’epoca, orologi rari senza «prima fare una due diligence come si vede». Molti di questi, come spiega, vivono in Oriente, o in Russia. O in Medioriente, dove girano tanti soldi e pochi scrupoli. Ma è un atteggiamento rischioso: «Se l’oggetto viene rintracciato, il pericolo è quello di perdere tutto “l’investimento”».

Trovarsi Marinello alla porta, se non lo si ha contattato prima, non è una buona notizia. Intanto il “Giardino di Primavera”, forse bloccato dal coronavirus, forse passato di nascosto di frontiera in frontiera, è ancora nascosto. Magari qualche malvivente senza scrupoli, avvolto in qualche telo e celato per bene, lo ha già portato lungo la pista dei Balcani. Speriamo di no: per l’arte potrebbe essere una via di non ritorno.

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