I furbetti del lockdownL’arte di arrangiarsi dà il suo meglio in quarantena

Da Cremona a Parma fino a Pozzuoli, piccoli imprenditori, toelettatori di cani, parrucchieri e teatranti, cercano di portare avanti le loro attività nonostante i divieti. Per loro la fase due sembra ancora troppo lontana

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Johannes EISELE / AFP

“Fatta la legge, trovato l’inganno” è il leitmotiv che scandisce le giornate tra la fine della Fase 1 e l’inizio, ipotetico, di quella 2. L’acceso dibattito, durato più di 72 ore, sul termine “congiunto” sembra un fuoco fatuo se paragonato alla personale interpretazione che gli italiani hanno fatto dell’elenco di attività concesse dal governo da lunedì 4 maggio in poi.

A Cremona la titolare di un negozio per cani chic ha chiesto, tramite una mail ripresa dalla stampa locale, al prefetto Alessandra Barone l’immediata riapertura della sua attività e delle altre che si occupano della toelettatura dei 52mila cani registrati all’anagrafe canina della città. La donna, nella sua richiesta, fa intendere che la sua attività sia fondamentale per arginare un’emergenza fino ad oggi trascurata.

«Noi toelettatori – si legge nella mail – siamo sfiniti dalle richieste dei clienti che continuano a sottolineare la necessità di questa apertura per il benessere dei nostri amici a quattro zampe. Ci dispiace moltissimo non poterli aiutare e se la situazione dovesse prolungarsi per i prossimi giorni senza toelettature potrebbe essere “pericoloso” per i nostri animali. Tanti veterinari in questi giorni sono stati chiamati per emergenze dovute proprio a tale chiusura: unghie incarnite nei polpastrelli, ghiandole perianali ascessualizzate e otiti da mancato stripping in razze predisposte».

La titolare del negozio chic ha – dalla sua – le linee guida adottate da altre regioni d’Italia. Da mercoledì 29 aprile in Puglia è consentita la toelettatura dei cani, purché il servizio venga svolto per appuntamento, senza il contatto diretto tra le persone. L’attività rientra nel pacchetto che prevede lo sblocco sull’asporto per ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie, la manutenzione e riparazione delle seconde case e la riapertura dei cimiteri.

Dalla pulizia speciale dei cani dipenderebbe, se si legge la circolare di Nicola dell’Acqua, la salvaguardia delle case di chi abita nel Veneto. «La toelettatura dei cani – sostiene il coordinatore dell’unità di crisi – è da considerasi oggi una non più prorogabile necessità per tutelare la salubrità delle abitazioni».

La priorità pare aver creato, almeno a Parma, un déjà vu. Le stesse code che fino a poche settimane fa si vedevano fuori dai supermercati sembrano essersi formate agli ingressi dei centri di bellezza per cani. Le toelettatrici della città hanno l’agenda piena per il prossimo mese e chi vuole regalare al proprio congiunto canino un trattamento speciale è costretto a muoversi nell’hinterland della città.

L’abile opera di convincimento fatta dai coiffeur canini non è uscita, per il momento, ai 260mila parrucchieri che lavorano in Italia. La riapertura dei loro negozi dovrebbe avvenire, salvo imprevisti, a giugno. Troppo tardi per i professionisti che per lavoro sono abituati a tagliare quello che ritengono eliminabile. Peggio di una doppia punta, secondo alcuni di loro, ci sono solo le indicazioni di Giuseppe Conte che in molti stanno recidendo dalla propria testa.

Si moltiplicano, in queste ore, i controlli della Polizia a Milano e Roma dopo le segnalazioni fatte, in primis sui social, da parrucchieri che denunciano i colleghi in attività nonostante il divieto stabilito dal governo. «Migliaia di colleghi – racconta il barbiere milanese Hiro Vitanza – mi scrivono dicendo che rispettano le regole mentre assistono ai lavori a domicilio “clandestini” in casa dei clienti».

Una testimonianza simile è stata condivisa, sul web, dal parrucchiere romano Paolo Salomone. «Per la nostra categoria sono state adottate norme troppo rigide e poco ragionevoli. Non puoi dire si chiude solo perché è rischioso. Si poteva riaprire con restrizioni ferree ma almeno potevano continuare a farci vivere. Così si alimenta il sottobosco del lavoro in nero, gente che va a casa a fare i capelli. La data del 1 giugno – dice Paolo – è un massacro economico, gli affitti dei negozi continuiamo a pagarli e la cassa integrazione per i dipendenti non arriva».

Segnalazioni analoghe si registrano anche in città più piccole. A Spoleto i vigili urbani hanno iniziato a controllare le teste dei cittadini per capire se la lunghezza del loro capello sia la conseguenza più evidente del prolungamento della quarantena o un taglio recente che poteva essere fatto meglio.

La nuova mansione è stata decisa dal sindaco Umberto De Augustinis dopo aver ricevuto una mail di una parrucchiera spoletina. «Bisogna intervenire – sollecita la donna – contro i parrucchieri e le estetiste abusive che stanno girando per le case, o che ricevono persone presso il proprio domicilio. Violano le regole due volte: una volta incassando denaro impropriamente, una volta rischiando di diffondere il coronavirus».

A Pozzuoli è, invece, intervenuta la Guardia di Finanza dopo la richiesta del sindaco Vincenzo Figliolia che ha invitato i propri concittadini a segnalargli persone con i capelli stranamente in ordine.

Giovanni Toti ha provato inutilmente a bloccare questa nuova caccia alle streghe che tanto ricorda quella contro i proprietari di cani che uscivano di casa solo per permettere al proprio animale domestico di fare le proprie deiezioni. Dopo aver immaginato, la scorsa settimana, una ripartenza per i parrucchieri il presidente della Regione Liguria ha dovuto fare un passo indietro e allinearsi con le indicazioni di Giuseppe Conte.

«Tra i tanti messaggi e le telefonate di queste ore – ha specificato Toti sui propri social – sono molti coloro che ci suggeriscono di non aprire il lavoro a domicilio di parrucchieri ed estetisti. Seguiremo i consigli e non lo faremo. Abbiamo pensato che potesse essere un argine al lavoro nero e un po’ di respiro per delle attività che saranno le ultime a ripartire e quindi per molte settimane ancora rischiano di non poter lavorare. Ma ovviamente seguiremo come sempre i suggerimenti che ci arrivano e non potendo aprirle nei loro negozi, sarà il governo a decidere».

Il pronunciamento dell’esecutivo o per meglio dire il suo silenzio è ciò che più preoccupa chi, in queste settimane, fa propria l’arte tutta italiana di arrangiarsi.

In attesa di capire se sarà accolta la proposta di Massimo Romeo Piparo, direttore artistico del Teatro Sistina, di convertire i teatri in aule universitarie fino a quando non sarà possibile usarli come luoghi di intrattenimento culturale c’è chi in Sicilia prova a capire come superare il blocco previsto per tutti i momenti di show dal vivo.

Davide Di Rosolini, cantautore e musicista siracusano, ha organizzato un tour in streaming a pagamento. «È andato bene – racconta l’artista – perché sono riuscito a coinvolgere in ogni appuntamento persone di diverse città italiane, accorciando le distanze e i costi. Ad aprile ho avuto quattro date e ho raccolto 160 spettatori paganti: 3 euro un concerto, 10 euro l’intero tour».

Nell’interregno tra la Fase 1 e la Fase 2 si sopravvive alla giornata in attesa del giorno in cui si può ricominciare a vivere. 

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