Presto anche su appAscolta la meraviglia dei canti gregoriani delle suore benedettine

La registrazione sarà la più lunga del mondo e conterà circa 300 giorni di melodie liturgiche. Un modo per avvicinarsi alla spiritualità e superare i confini del quotidiano

Ora et labora. E canta. È il verbo delle suore benedettine dell’abbazia di Notre-Dame-de-Fidélité de Jouqes, vicino ad Aix-en-Provence, impegnate in queste settimane in una grande impresa: la più lunga registrazione musicale della storia.

In una unica operazione, incidono tutti i canti gregoriani che ritmano la loro esistenza, per un totale che, si calcola, sarà di 8mila ore. E cioè 300 giorni, poco meno di un anno.

Non è la prima volta che le etichette discografiche varcano la soglia del monastero. 30 anni fa fu la Naxos a riprendere parti dei loro canti.

Ora ci pensa un ingegnere del suono americano, John Anderson, che ha disposto a marzo 2019 i microfoni, sospesi al soffitto della chiesa e collegati a un registratore che salva la musica su carte SD.

Ogni giorno, sette volte al giorno, le consorelle cantano in chiesa, preoccupandosi di accendere e di spegnere il macchinario per la registrazione. Alla sera lo spediscono, grazie al 5G che è stato installato per l’occasione, a uno studio di tecnici che lo lavorano, ma con cura.

Soprattutto, si vogliono mantenere tutti i rumori che intervengono durante il canto – porte che si aprono, fruscii di vesti, pagine che si girano, qualcuno che tossicchia.

Nel canto gregoriano «c’è qualcosa che supera la nostra individualità», ha spiegato Anderson, che ha una etichetta di dischi jazz e classici e che si è interessato a questo genere attraverso sua zia, che fa parte di quella comunità di suore. «È una musica che guida verso l’eterno e la spiritualità».

Del resto, nasce con quell’obiettivo.

«Queste donne», aggiunge, «passano la metà della loro giornata in chiesa, tutti i giorni dell’anno, per tutta la vita. E cantano una sola, lunga melodia». Il resto del tempo, come prescrive la suddetta regola di san Benedetto, è dedicato al “labora”, e lo fanno con la terra, gli orti e le vigne.

Il canto gregoriano, che di solito viene più associato a voci maschili anziché femminili (si pensi all’abbazia di Solesmes) risale al V secolo dopo Cristo.

Cantato “a cappella”, cioè senza strumenti musicali per non alterare, con l’accordatura, la sua specifica musicalità, è monodico (cioè tutti cantano la stessa melodia, all’unisono) modale (cioè non tonale, a differenza delle canzoni attuali) e diatonico (cioè segue una scala di sette intervalli, cinque toni e due semitoni).

È la musica liturgica per eccellenza. Usa il latino, segue le parole dei testi sacri e si è trasmessa nei secoli per via orale e, in seguito, con un particolare sistema di codificazione scritta, quello della notazione neumatica.

Sono segni barrati e neri disposti lungo una serie di linee. È l’antenato del pentagramma, ma è di lettura complessa, visto che segue principi diversi.

“Neumz” è anche il nome del sito e presto anche dell’applicazione su cui vengono caricate, a cadenza periodica, le registrazioni delle suore. Sarà pronto, con l’interezza dei canti, solo nel 2022. Ma per il momento è già possibile ascoltare alcuni brani, lasciandosi catturare dall’ispirazione.

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