Codice di condottaEcco come la Commissione sta combattendo la disinformazione online

Durante la pandemia l’Unione europea ha intensificato il proprio lavoro per informare i cittadini sui rischi delle false informazioni. L’Alto rappresentante Josep Borrell: «Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli»

«La piattaforma TikTok mi ha confermato che aderirà al codice di condotta Ue sulla disinformazione». L’annuncio di Vera Jourová, vicepresidente della Commissione europea, è un passo fondamentale del piano di Bruxelles per combattere le fake news online, visti i precedenti legali della piattaforma cinese.

Tik Tok si unisce quindi a Facebook, Google, Twitter e Mozilla che assieme hanno già firmato nel 2018 il Codice di condotta per autoregolamentarsi e contrastare la disinformazione. La pandemia ha portato con sé anche un’enorme ondata di informazioni false o fuorvianti, compresi i tentativi di attori stranieri di influenzare cittadini e dibattiti, che hanno coinvolto anche l’Italia«tra i Paesi più colpiti, ma non ho dati specifici sul tema» ha spiegato Jourová.

Per questo motivo la Commissione ha pensato a dei paletti per lottare in modo efficace contro le fake news. Primo, bisogna distinguere tra contenuto illegale e contenuto dannoso ma non illegale. C’è differenza e la motivazione varia da operazioni di influenza mirate di attori stranieri a motivi puramente economici.

«La disinformazione al tempo del coronavirus può uccidere» ha detto Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la Politica estera durante la presentazione del piano della Commissione europea per combattere la disinformazione. «Abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini rendendoli consapevoli di false informazioni ed incoraggiare gli attori responsabili ad impegnarsi in tal senso».

Attori stranieri e alcuni paesi terzi si sono impegnati viceversa in operazioni di influenza mirata e campagne di disinformazione nell’Ue. Le principali fonti di disinformazione sono «Russia e Cina e abbiamo sufficienti prove per dirlo», ha aggiunto Jourová.

Durante la crisi, l’Ue ha intensificato il proprio lavoro per informare i cittadini sui rischi e rafforzare la cooperazione con altri attori internazionali per affrontare la disinformazione, come la lista dei falsi miti sul coronavirus che finora è stata visualizzata 7 milioni di volte.

Dall’inizio della pandemia, la Commissione ha imposto alle piattaforme digitali di togliere la pubblicità ingannevole sul coronavirus, chiedendo di rimuovere banner e annunci truffa di prodotti miracolosi o con prezzi troppo alti. Google ne ha rimossi o bloccati almeno 80 milioni, Amazon ha visto ridurre del 77 per cento i prodotti contraffatti legati alla crisi sanitaria

Bruxelles chiederà alle varie piattaforme di fornire rapporti mensili che includano dati più dettagliati sulle loro azioni per promuovere contenuti autorevoli, migliorare la consapevolezza degli utenti e limitare la disinformazione del coronavirus e la pubblicità correlata.

«Per combattere la disinformazione, dobbiamo mobilitare tutti i soggetti interessati dalle piattaforme online alle autorità pubbliche e sostenere verificatori di fatti e media indipendenti» ha spiegato Věra Jourová. Per questo il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri dell’Ue aumenteranno il sostegno e l’assistenza agli attori della società civile, ai media indipendenti e ai giornalisti nei paesi terzi nell’ambito del pacchetto “Team Europe”.

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