Senza futuroLa storia di Klodiana Çuka, paladina dell’accoglienza bloccata dai decreti Salvini

Nel nostro Paese dal 2009, nel 2011 l’italoalbanese fonda Integra Onlus che arriva a gestire 55 case per migranti in 7 regioni italiane, prima di chiudere tutto l’anno scorso: «Non ci sono più le condizioni per il Terzo Settore in questo campo. Le banche hanno chiuso i fondi, facendolo diventare un business»

Klodiana Çuka, italoalbanese, nel nostro Paese dal 2009, mediatrice culturale, nel 2011 fonda Integra Onlus che arriva a gestire 55 case di accoglienza per migranti in 7 regioni italiane, prima di chiudere tutto quanto l’anno scorso: «Non si può fare accoglienza senza integrazione. Con i decreti Salvini non c’erano più le condizioni per il Terzo Settore in questo campo. Le banche hanno chiuso i fondi. Lo hanno fatto diventare un business».

Dopo la laurea in lingue ha gestito lo sportello migranti del comune di Lecce quando era sindaco Adriana Poli Bortone, si è impegnata nel sociale con riconoscimenti nazionali e internazionali, ha collaborato con il Cnel e, dopo una militanza in Alleanza Nazionale, nel 2010 è diventata la prima albanese candidata alle elezioni regionali con la lista Puglia prima di tutto.

Nel 2017 fonda The Bridge for future foundation, impegnata a salvare la scuola Cor Jesu a Tirana. Quando la definiscono imprenditrice si mette a ridere ma poi ricorda: «L’ex ministro Claudio Martelli mi ha definito “Un prodotto riuscito della mia legge”».

Klodiana Çuka, perché in Italia?
Sono venuta nel 1992 con la legge Martelli. A mio nonno nel 1945 espropriarono le terre. Era additato come un nemico del popolo. E noi eravamo i discendenti di un nemico del popolo. Proseguire gli studi universitari era diventato un problema. Quando avevo 14 anni un funzionario del governo disse a mia madre che era meglio che lasciassi perdere la scuola. Mio nonno diceva sempre che non potevano ammazzarci i sogni o la libertà.

Quindi è venuta per studiare?
Mi sono iscritta all’università di Lecce solo nel 1995. Prima ho fatto la collaboratrice domestica, la sarta, la segretaria, l’impiegata, l’agente di commercio, vendevo enciclopedie. Non ho mai avuto vergogna di quello che ho fatto. Fino al 2002 sulla carta d’identità avevo scritto collaboratrice domestica. Nel 2001 mi sono laureata con il massimo dei voti in Lingue e letterature straniere, nel 2002 mi sono diplomata come Mediatrice linguistica culturale.

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