Si torna a recitareDopo lo stop, ecco come Netflix fa ripartire riprese e produzioni

La piattaforma streaming americana ha ricominciato i lavori, sperimentando nuove soluzioni (anche acrobatiche) per rispettare i limiti posti dai regolamenti anti-Covid

Frame tratto da “Sex Education”, seconda stagione

Addirittura, un bacio sul set. Un piccolo miracolo per il mondo del cinema, viste le norme di distanziamento Covid, ma anche il risultato di due settimane di quarantena per i due attori coinvolti nella scena.

È accaduto durante le riprese in Svezia della commedia romantica “Love & Anarchy”, di Lisa Langseth, una tra le diverse produzioni Netflix che hanno ricominciato a lavorare.

All’inizio della pandemia, la piattaforma americana era stata tra le prime a chiudere tutto. Adesso, anche grazie alle sue risorse e alla sua presenza globale, è tra le prime a ripartire.

Così, assumendo tutte le precauzioni necessarie, nel suo centro di produzione europeo a Madrid sono ricominciati i lavori per la nuova stagione della “Casa di Carta”, una delle sue hit, mentre le riprese per “El Vecino” procedono da qualche giorno (durante le prove i membri del cast indossavano schermi visivi). E quando saranno passate le due settimane obbligatorie di quarantena si lavorerà anche su “Sky Rojo”.

L’obiettivo è ritornare alla normalità – o a qualcosa che le somiglia – entro la fine di settembre, quando potrà disporre di un bottino di 20 produzioni, realizzate tra Europa e Medioriente. Tra queste ci saranno anche “The Witcher” e “Sex Education”.

Per Netflix è necessario continuare a correre. Anche se è uscita vincente rispetto alla concorrenza dai mesi di lockdown (la Disney ha pagato la chiusura dei cinema, le televisioni il crollo della pubblicità) e il numero dei sottoscrittori è andato alle stelle (forse toccherà i 200 milioni alla fine dell’anno) non può permettersi uno stop.

Come spiega questo approfondito articolo del FT Magazine, il numero degli abbonati, che sono la fonte dei suoi ricavi, aumenta anche in ragione della diversificazione dell’offerta.

Se affidarsi all’archivio (come ha fatto invece la Disney) non è né consigliabile né possibile, l’unica cosa da fare è puntare a realizzare nuovi prodotti, pensati per pubblici diversi in tutto il mondo: dalla Danimarca al Brasile, «The show must go on», spiega Cristina López Ferraz di Vancouver Media, tra i produttori de “La casa di carta”.

Per questo il budget per i contenuti originali è stato aumentato del 50%, mettendo in piedi un cantiere di 300 nuove produzioni, alcune solo commissionate, altre in via di arrivo. È già al doppio dell’offerta rispetto a Disney+ e Amazon Prime.

Tutto questo comporta tantissimi problemi tecnici da risolvere. La pandemia ha imposto un ripensamento a 360 gradi del processo di produzione dei film. Ha condizionato le riprese, l’organizzazione dei set, perfino alcune scene.

Quelle in cui è prevista la presenza di una folla, per esempio, diventano un rompicapo. Sono complicati anche i momenti di intimità, gli abbracci (ecco perché ottenere un bacio era quasi un miracolo), le lotte e gli scontri fisici.

Ogni passaggio può presentare ostacoli imprevisti e costringere a revisioni e ripensamenti, anche sulla sceneggiatura.

Per non parlare della varietà dei regolamenti da applicare: cambiano a seconda dei Paesi e, in certi casi, delle regioni. Quando si è capito che era necessario continuare «non c’era nessuna coerenza, e nessun percorso standard da seguire», spiega Kelly Luegenbiehl, che supervisiona le produzioni internazionali di Netflix.

Non tutto il mondo, insomma, era come l’Islanda, remota e libera, in cui si sono potute testare procedure di sicurezza e portare avanti alcune riprese già da aprile.

Altrove ci si è ingegnati: con telecamere piazzate sulle soglie di case (per i documentari), o con una troupe che lavorava collegata da remoto e il regista era a New York mentre gli assistenti a Melbourne.

Ma non è semplice, anzi: è anche costoso. Uno degli ostacoli delle piccole case di produzione cui si appoggia il gigante americano sono i costi per l’assicurazione. Per questo Netflix ha deciso di aiutarli stanziando una sorta di fondo di 150 milioni di dollari. In più ha anche assorbito qualche film che, con i cinema chiusi, sarebbe rimasto senza spettatori.

Nel frattempo si pensa al futuro. La terza stagione di “Sex Education”, per esempio, è già scritta ma deve ancora essere girata.

Come assicura il produttore esecutivo Jamie Campbell, tutto si giocherà su una pianificazione intelligente, e già si lavora a un protocollo di sicurezza per i mesi futuri – quando anche in Galles, dove si gira la serie, la situazione sarà più distesa – fatto di piccoli set distribuiti (per evitare contatti) e una calendarizzazione delle scene diversa: quelle all’aperto saranno girate prima, quelle al chiuso dopo, quando forse le restrizioni saranno allentate e ci saranno meno problemi.

Si spera.

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