Il capolavoro di RutteIl Consiglio europeo ha approvato il NextGenerationEu su misura per gli Stati frugali

Vincono Francia e Germania che riescono a mantenere la quota di 750 miliardi di euro complessivi, di cui 390 in sussidi. Ma anche Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi hanno ottenuto molti più sconti al bilancio dell’Unione che ne esce più povero e striminzito. L’Italia però sorride perché riceverà 208,8 miliardi di cui 127,4 in prestiti, e non ci sarà un veto automatico (anche se possibile) sulle riforme presentate

Afp

Dopo cinque giorni e quattro notti di negoziato. alle cinque e mezza del mattino i 27 leader degli Stati membri hanno trovato un accordo sul bilancio dell’Unione 2021-2027 e sul fondo per alimentare la ripresa economica. Il secondo Consiglio europeo più lungo della storia (non ha superato quello di Nizza del 2000 per pochi minuti) è stata una vittoria di Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi che hanno ottenuto molti più sconti sul pagamento del bilancio Ue, la diminuzione del numero dei sussidi (390 miliardi invece dei 500 inizialmente previsti) e un meccanismo di controllo sulle riforme presentate dai Paesi per accedere ai fondi (il “cosiddetto freno di emergenza” anche se non sarà così automatico come chiesto dal premier olandese Mark Rutte).

È una vittoria anche di Francia e Germania visto che fino a un mese fa sembrava impossibile far approvare un Recovery fund da 750 miliardi di euro, con quasi 400 di trasferimenti a fondo perduto. Sorridono Italia e Spagna che riceveranno più miliardi di euro del previsto, ma anche Ungheria e Polonia perché il meccanismo per impedire a un Paese che non rispetta i principi dello Stato di diritto con leggi liberticide di accedere ai fondi del Next Generation Eu non è ancora stato creato e dovrà essere convalidato dal Consiglio europeo. E come abbiamo visto i 27 leader decidono all’unanimità. Senza l’appoggio di Polonia e Ungheria e dei loro due alleati del gruppo Visegrad (Cechia e Slovacchia), non accadrà nulla, come ha ricordato il premier polacco Mateusz Morawiecki dopo l’accordo.

Addirittura secondo alcune fonti ungheresi, il premier Viktor Orbán avrebbe strappato alla cancelliera tedesca Angela Merkel la promessa che il Consiglio (l’organo che riunisce i ministri dei 27 stati membri in base al dossier da affrontare) di far finire il prima possibile la procedura dell’Articolo 7 del Trattato che se portato a compimento potrebbe portare alla perdita del voto dell’Ungheria, sanzionata per le sue leggi contrarie ai valori dell’Unione. 

Alla fine l’unico vero sconfitto del negoziato è il bilancio pluriennale dell’Unione, più povero e striminzito:  i vari programmi europei legati alla ricerca, alla sanità, all’innovazione, alla transizione ecologica e digitale sono stati ridotti in modo considerevole per far aumentare gli sconti dei già citati Stati “frugali”. Nei prossimi sette anni i Paesi Bassi otterranno 1921 milioni di rimborsi (+25% rispetto al precedente budget), la Svezia, 1.069 milioni (+62%), l’Austria 565 milioni (+120%) e la Danimarca 377 milioni di euro (+280%). 

Il negoziato ha messo in ombra anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pur di arrivare a un accordo,  ha lasciato quasi azzerare l’ambizioso programma Eu4health proposto per non far trovare l’Unione europea impreparata di fronte alla prossima crisi sanitaria, così come è stato azzerato lo strumento di ricapitalizzazione delle imprese e diminuite le risorse per i progetti di ricerca Horizon, il Just Transition Fund sulla transizione ecologica. Parliamo di programmi che fino a pochi giorni fa erano considerati intoccabili dalla Commissione.

Cosa prevede l’accordo sul fondo per la ripresa economica.
Il Next Generation Eu sarà di 750 miliardi. La Commissione si farà prestare questa cifra dai mercati e a partire dalla seconda metà del 2021 verserà in tutto ai 27 Stati membri 390 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 260 miliardi di prestiti, ovviamente divisi in quote diverse.

L’Italia sarà il più grande beneficiario tra gli Stati Ue. Riceverà 208,8 miliardi di euro in tutto, di cui 81,4 tramite sussidi a fondo perduto e 127,4 di prestiti, mentre inizialmente la Commissione europea aveva proposto 173 miliardi di cui 81,8 miliardi di sussidi e 90,9 miliardi di euro in prestiti). Tradotto: l’Italia prenderà quasi 35 miliardi in più ma ci saranno meno sussidi (- 3 miliardi) e molti più prestiti (quasi 39 miliardi). Diventa così più difficile per il governo Conte rinunciare politicamente ai 36 miliardi in prestito del Meccanismo europeo di stabilità, visto che ne accetterà il triplo dal Next Generation Eu.

Rimane quasi intatta la parte più grande del piano ovvero il Resilence and Recovery Facility da 560 miliardi che conterrà 312,5 miliardi di sovvenzioni. Sono questi i soldi che saranno dati direttamente agli Stati membri per finanziare le riforme e gli investimenti promessi dai vari governi nazionali. 

Quanto sarà il bilancio Ue dei prossimi sette anni.
Il bilancio dell’Unione europea per il 2021-2027 sarà in tutto di 1074 miliardi di euro (l’1% del Prodotto nazionale lordo dell’Unione), come proposto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. Una cifra di gran lunga inferiore dei 1300 miliardi di euro chiesti dagli eurodeputati nella sessione plenaria del Parlamento europeo dello scorso maggio. I Paesi frugali e la Finlandia avrebbero voluto diminuirlo ancora di qualche miliardo mentre l’Italia chiedeva fosse molto più corposo.

Il possibile veto (ma non automatico) ai piani di riforme degli Stati
I vari governi nazionali dovranno presentare alla Commissione europea un piano dettagliato su come intendono spendere questi fondi europei.La Commissione deciderà entro due mesi se meriterà di essere promosso in base a quanto rispetterà le politiche verdi, digitali e soprattutto le raccomandazioni fatte da Bruxelles in questi anni. Tradotto: sì alla riforma delle pensioni, del lavoro, della giustizia, della pubblica amministrazione, dell’istruzione e della sanità. No a una nuova quota 100.

Su richiesta del premier olandese Mark Rutte i piani saranno approvati dal Consiglio a maggioranza qualificata e il Comitato economico e finanziario (organo dell’Ue composto da alti funzionari delle amministrazioni nazionali e delle banche centrali, della Banca centrale europea e della Commissione) valuterà l’attuazione dei piani. Una sconfitta per l’Italia, visto che Conte in questi giorni ha sempre chiesto che fosse solo la Commissione europea, come organo indipendente a dare il via libera al piano di riforme. 

Però quello del Consiglio non sarà un veto automatico. Ovvero un singolo Stato non avrà il potere di bloccare tutto. Per farlo serve un gruppo di paesi che rappresenti almeno il 65% della popolazione europea. Per fare un esempio concreto, gli Stati frugali e la Finlandia insieme rappresentano il 10,69% della popolazione dell’Unione. Se volessero bloccare le riforme italiane dovrebbero per forza trovare l’appoggio di un Paese medio-grande come Germania o Francia.

Cosa succederà ora.
L’accordo dovrà essere approvato anche dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Sul Consiglio non dovrebbero esserci problemi perché parliamo dell’organo che riunisce i ministri dei 27 governi nazionali. Mentre il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha fatto capire in modo chiaro che ci sono almeno tre requisti da rispettare per ottenere l’approvazione dell’Aula. 

Il bilancio dell’Unione dovrà avere nuove risorse proprie, gli Stati non dovranno più godere degli sconti, bisognerà vincolare l’accesso ai fondi al rispetto dello Stato di diritto.  Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel durante la conferenza stampa dopo l’accordo ha detto che gli Stati hanno tenuto conto delle richieste del Parlamento europeo, ma come abbiamo visto gli sconti al bilancio sono aumentati e il vincolo al rispetto dello stato di diritto è stato annacquato. 

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