La quarta viaSe il Green deal vuole funzionare davvero, deve coinvolgere il Comitato europeo delle regioni

Nato nel 1994 per dare rappresentanza anche agli enti locali, quest’organo viene spesso messo in secondo piano per l’attenzione rivolta a Parlamento, Commissione e Consiglio. Ma ha un ruolo importante nel creare legami tra tutti i soggetti che fanno parte dell’organizzazione sovranazionale

Geoffroy VAN DER HASSELT / AFP

«Avvicinare l’Unione europea ai cittadini». Questa frase riassume i contenuti dell’ultima sessione plenaria del Comitato europeo delle regioni (CdR), e l’obiettivo della stessa istituzione. La scorsa settimana si è svolta una tre giorni in cui rappresentanti eletti di città e regioni europee hanno discusso di varie tematiche, stabilendo tre priorità per gli anni a venire: ripensare il modello democratico europeo per riflettere meglio il ruolo delle autorità locali e regionali; gestire le trasformazioni sociali; promuovere le politiche di coesione all’interno dell’Unione europea.

Il ruolo del Comitato molto spesso passa in secondo piano, per la maggiore attenzione rivolta alle tre principali istituzioni coinvolte nello sviluppo della legislazione europea (Parlamento, Commissione e Consiglio, ndr).

Tuttavia, lo stesso Comitato svolge un ruolo di rilievo all’interno del processo: permette a città e regioni di esprimere le loro opinioni, non vincolanti, in materia di amministrazioni locali nella composizione delle norme europee. E si tratta di circa il 70 per cento di tutta la legislazione dell’Unione: è una sorta di quarta via europea nell’iter legislativo.

Il Comitato è stato istituito nel 1994, per dare una rappresentanza all’interno dell’Unione anche a enti locali e regionali. Dando voce a figure elette di città e regioni, l’Europa incluse al suo interno anche un organo più vicino ai cittadini di quanto lo fossero istituzioni tecnocratiche come la Commissione europea.

L’idea di istituire un simile organismo era già sorta negli anni Sessanta all’interno del Parlamento europeo, ma ci sono voluti trent’anni perché prendesse forma. Tramite il Comitato è stato possibile aprire una finestra per il dibattito sul principio di sussidiarietà, fondamentale all’interno dell’Unione, e sulla coordinazione tra la stessa entità sovranazionale e quelle locali: il CdR consulta enti regionali, locali, associazioni e Organizzazioni non governative per rimanere sempre in stretto contatto con i cittadini europei.

Di recente il Comitato, presieduto dal greco Apostolos Tzitzikostas, si è focalizzato sull’implementazione del piano per la ripresa dalla crisi del coronavirus, senza tralasciare però il bisogno di modernizzare la democrazia europea per rispondere alle trasformazioni in atto riguardanti il clima, la tecnologia e la demografia.

Nella risoluzione del 2 luglio scorso si legge: «L’Unione europea deve diventare più resiliente socialmente, economicamente e ecologicamente in tutte le sue regioni e città». Inoltre nella stessa nota è evidente la necessità di non lasciare indietro nessuno, concetto già espresso dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel discorso di presentazione del Recovery Plan al Parlamento europeo a fine maggio. «Una ripresa veloce e giusta richiede una maggiore solidarietà, responsabilità e collaborazione europea che supporti ogni regione e città», riporta la risoluzione.

All’interno del Comitato è stata riservata grande attenzione al Green Deal: è stato istituito un nuovo gruppo di lavoro chiamato “Green Deal Going Local” per implementare al meglio il piano verde nelle regioni e nelle città.

D’altronde come ha riferito Tzitzikostas: «Il modello bidimensionale di Europa, basato sulle istituzioni europee e i governi dei paesi ha dimostrato i suoi limiti con la pandemia. L’Ue ha bisogno di rinnovare la sua struttura in modo da diventare tridimensionale e riflettere pienamente il ruolo dei governi regionali e locali nel processo decisionale». Senza tenere in considerazione queste ultime realtà, sarà difficile pensare di poter attuare pienamente l’ambiziosa strategia di crescita sostenibile.

L’obiettivo del gruppo di lavoro sarà proprio quello di garantire l’avvio del piano sui territori, tramite investimenti diretti a enti locali e regionali per coinvolgere queste istituzioni nella definizione del Green Deal.

«Il Green Deal è una rivoluzione da accogliere con favore, ma non può essere realizzata senza il pieno coinvolgimento delle città e delle regioni», ha commentato Juan Espadas, Sindaco di Siviglia nonché presidente del gruppo di lavoro.

In occasione della prima riunione del gruppo l’assessora alle politiche comunitarie della Regione Marche Manuela Bora, unica rappresentante italiana all’interno del gruppo, ha sottolineato che «il Green Deal europeo sarà fondamentale per la ripresa dei nostri territori e per garantire che nessuno sia lasciato indietro».

Inoltre, nell’assemblea sono state adottate le raccomandazioni del Comitato riguardo al “Just Transition Fund”, che offrirà supporto a quelle regioni che si impegneranno a trasformare le loro economie in sostenibili, limitando la dipendenza dai combustibili fossili. Il Comitato, per voce del relatore e sindaco di Fiume Vojko Obersnel, ha invitato a «restringere l’accesso al Fondo solo a chi si impegnerà a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo».

È stata anche adottata la posizione riguardante lo sviluppo di un’economia basata sull’idrogeno verde. La relatrice Birgit Honé, ministra per gli Affari federali ed europei della Bassa Sassonia, ha dichiarato: «Bisogna accelerare lo sviluppo del mercato dell’idrogeno europeo. Per questo sollecitiamo l’istituzione di una strategia europea per l’idrogeno con un percorso di misure dedicate».

Oltre al piano di rinascita, nella recente plenaria del Comitato sono stati poi discussi anche il bilancio dell’Unione europea 2021-2027, sollecitando il raggiungimento di un accordo il prima possibile, e le sfide demografiche che l’Europa dovrà affrontare in futuro.

Su questo è intervenuta anche la vicepresidente della Commissione europea per la democrazia e la demografia Dubravka Šuica che ha presentato un rapporto sull’impatto del cambiamento demografico. Poi ha sottolineato la relazione tra il cambiamento demografico, i cambiamenti climatici e la digitalizzazione, che può portare a una «geografia dell’insoddisfazione», quindi a una ascesa di partiti estremisti che possono compromettere valori cardine dell’Unione come la democrazia.

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