American Idol incontra il Cirque de Soleil“La storia dei Fire Saga”, il musical con Will Ferrell che spiega l’Eurovision agli americani

Il film su Netflix siede nel limite tra ridicolo e sublime, raccontando la storia di un duo islandese che vuole vincere la kermesse canora kitch. Una commedia di due ore. Troppo veloce all’inizio e troppo lenta alla fine e un po' cringe. Come il festival musicale

American Idol incontra il Cirque de Soleil. Il film di Will Ferrell incarna l’atmosfera dell’Eurovision. Seppur risulti meno divertente. “Cringe”, direbbero gli americani. Anche in senso positivo. Un po’ come il Festival.

Ma in questo musical Will Ferrell ci ha creduto davvero. L’idea risale al 1999, quando scoprì l’Eurovision. Uno spettacolo mai visto prima, dice. Meritevole di un film. Anche se in Italia fatichiamo ancora ad apprezzarlo. L’Eurofestival arriva sempre poco dopo Sanremo.

I vari “Bugo gate” ci distraggono dall’evento non sportivo più seguito al mondo. Ma poco conosciuto in America. La storia dei Fire Saga è infatti l’Eurovision spiegato agli americani. E visto dagli occhi ammaliati di uno di loro. Una produzione Netflix che vanta il consenso dell’Unione Europea di Radiodiffusione. Grazie alla quale il film sbandiera logo e titolo ufficiale del Festival. 

Il film ha inizio a Husavik. Una piccola città nel comune islandese di Norðurþing. Un luogo dove «non c’è un cazzo da fare». Ma in cui Larss (Will Ferrell) e Sigrit (Rachel McAdams) sognano in grande. «Un giorno vincerò l’Eurovision Song Contest», aveva promesso 40 anni prima.

Forse l’unica affermazione seria del film, nonché la più surreale. Il tempo non ha scalfito la convinzione di Larss. E con Sigrit suona ancora nella casa del padre. La commedia sin qui è tutta nel corpo maldestro di Ferrell. Fuori luogo ovunque lo si metta. Più efficace nella slapstick che in dialoghi per lo più raffazzonati e presto ridondanti.

I Fire Saga, questo il nome del duo, si immaginano cantare nei fiordi come in un videoclip progressive metal. “Volcano Man” è il primo pezzo che sentiamo. Un mix che detta lo stile sgangherato del film. Una vera hit. Purtroppo non quella che portano all’Eurovision Song Contest. Perché a un certo punto, in maniera del tutto non convenzionale, i Fire Saga si ritrovano sul palco dei loro sogni. L’obiettivo è vincere. Larss deve dimostrare al padre (un improbabile Pierce Brosnam) il suo valore. Mentre Sigrit attende il momento giusto per dichiarare il proprio amore.

Doveva uscire in concomitanza al Festival. Fungere da spot dell’evento. Soprattutto in America. Ma a causa dell’emergenza coronavirus l’Eurovision 2020 è saltato. E il film ne è diventato quasi un sostituto. “Eurovision Song Constest – La storia dei Fire Saga” è un buon surrogato, ma niente di più. Coglie il lato ironico dell’evento, ne rispetta stravaganze e peculiarità. Perché Eurovision prova da sempre a essere simbolo di diversità e inclusione. Da tempo uno degli eventi più apprezzati dalla comunità lgbtq. Anche se «madre Russia non è d’accordo», afferma uno dei concorrenti nel film.

L’assenza di un vero Eurovision ha evitato a Will Ferrell l’infelice confronto. Perché nemmeno le stranezze dei Fire Saga potrebbero competere con l’Eurofestival. Prova però a fare un cosplay dell’evento.

Una cover a volte infelice, ma comunque piacevole. Ripropone le tipiche band rock-metal dai vestiti fluorescenti, la disco-pop e un po’ di folklore da manuale. Il melting pot a cui il Festival ci ha abituato. Non mancano le guest star. Tra cui Conchita Hurst, drag queen che ha condotto l’Austria alla vittoria dell’Eurovision 2014. 

“Eurovision Song Constest – la storia dei Fire Saga” siede nel limite tra ridicolo e sublime. Una commedia di due ore. Troppo veloce all’inizio e troppo lenta alla fine. Ma soprattutto troppo lunga. Un musical glitter e kitsch. Con il ritmo del primo “Mamma Mia” e la pedanteria del secondo. Ferrell e McAdams si incastrano a dovere. Regalano alcuni momenti inaspettati. Seppur limitati da una storia poco convincente. Nonostante tutto il film scorre. Fa sorridere. Più demenziale che satirico. Anche se non mancano le giuste frecciatine politiche. Come la povera cantante del Regno Unito, brava ma di scarso interesse. Perché «tutti odiano il Regno Unito».

L’evento osservato dalla piccola Islanda rinfresca il film. Dalla cabina di comando del paese osserviamo umori contrastanti. Da un lato chi spera in una vittoria dell’improbabile duo. Dall’altro chi è disposto a tutto per evitarla. Perché vorrebbe dire ospitare l’Eurovision l’anno successivo. E il paese rischierebbe la banca rotta. Discorsi che ricordano il consueto dibattito sulle Olimpiadi. 

È anche la speranza dell’Islanda di attirare l’attenzione dell’Europa. La stessa a cui l’isola ha deciso di non partecipare, dopo aver ritirato nel 2015 la domanda di adesione. In questo Eurovision immaginario i Fire Saga non vincono. Restano nella storia. E nella nostra memoria. Probabile però che l’edizione 2021 saprà già prenderne il posto.

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