Qualunque cosaDopo l’euro, Draghi è pronto a «whatever it takes» per salvare l’Italia?

Con quelle parole l’ex presidente della Bce mise al sicuro la moneta unica, e di conseguenza, prima di ogni altro, il nostro paese. Ora si tratta però di fare il percorso inverso: salvare l’Italia per salvare l’Europa

Daniel ROLAND / AFP

Nel 2012 Mario Draghi si dichiarò pronto a fare «qualunque cosa» per salvare l’euro, e così facendo salvò, anzitutto, l’Italia. La domanda è se oggi sia in grado di fare il percorso inverso, dichiarandosi pronto a «whatever it takes» per salvare l’Italia, che è poi l’unico modo di salvare l’Europa.

Le sue parole sui sussidi che non possono durare per sempre, sulla differenza tra debito buono fatto per sostenere investimenti nelle infrastrutture o nella ricerca e debito cattivo fatto per lasciare tutto com’è, sulla necessità di pensare sin d’ora a come affronteremo la fase post-emergenziale, pronunciate martedì al meeting di Rimini, ci dicono in sostanza che il re è nudo, che sulla strada seguita sin qui il governo, o meglio l’Italia, non potrà andare avanti a lungo.

Ma quali sono le alternative concretamente disponibili, secondo Draghi? Questo, dal suo discorso, al di là degli elogi e delle critiche più prevedibili, appare meno chiaro. E soprattutto: quanto, quando e come è intenzionato a mettersi in gioco Draghi, in prima persona, affinché le alternative possibili si realizzino? Questo è ancora in larga parte oscuro.

Il quando, scrivono i retroscenisti, potrebbe ragionevolmente coincidere con un insuccesso dei partiti di maggioranza alle elezioni regionali del 20 settembre e con una conseguente crisi di governo.

Il come consisterebbe dunque in una sostituzione di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e in un probabile allargamento della maggioranza, secondo il modello europeo della famigerata «maggioranza Ursula».

Il quanto, infine, si misurerebbe in un tentativo di giocarsi il tutto per tutto, da parte di Draghi, comprese le sue altissime chance di salire al Quirinale, in un anno vissuto pericolosamente a Palazzo Chigi, alla guida degli sforzi per risollevare il paese dalle devastazioni prodotte dall’epidemia di Covid e dall’ubriacatura populista. Sforzi sostenuti dalle ingenti risorse europee, certo, ma resi anche assai ardui dai mutevoli equilibri parlamentari, nonché dalla scarsa affidabilità dei principali partiti di governo e dei rispettivi gruppi dirigenti.

Chissà cosa diranno Mark Rutte, Angela Merkel e gli altri leader europei ai quali in ottobre dovremo presentare i nostri piani di ricostruzione quando vedranno le immagini, messe orgogliosamente in circolo sui social network dagli interessati, degli impiegati di una società comunale di Messina impegnati a sanificare la sabbia.

Di questo passo, è evidente che avremo bisogno di un buon avvocato. Il che vuol dire che Giuseppe Conte potrà tornare a giocare con tutte le sue task force a Villa Pamphilj, ma da privato cittadino, perché a Palazzo Chigi dovrà andare qualcun altro.

Il drammatico impatto della pandemia ha messo a nudo le tare storiche di un paese diviso tra anarchismo e clientelismo, assistenzialismo ed evasione fiscale, tra chi prende il reddito di cittadinanza mentre lavora in nero e chi invita a tagliare gli sprechi ma pretende di essere indennizzato per cifre che non si è mai sognato di dichiarare.

Per fortuna, si capisce, non tutta l’Italia è così. Ma se la ricomposizione degli schieramenti politici e sociali finisse per cristallizzarsi seguendo queste linee di faglia, con una destra anarco-sovranista e una sinistra assistenzial-populista, il groviglio potrebbe farsi presto inestricabile.

Per questo occorre intervenire prima. Perché a quel punto, con un sistema produttivo debilitato e un debito pubblico che viaggia verso il 160 per cento del Pil, affrontare le sfide che ci troveremo davanti all’uscita dall’emergenza, alle quali Draghi ha appena accennato, potrebbe essere davvero difficile, per non dire impossibile. Persino per Draghi.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta