Esco a fare due passiIl vero modo per scoprire l’Europa è percorrerla a piedi

In “Camminando fra i boschi e l’acqua” del giornalista inglese Nick Hunt, racconta il suo percorso da Rotterdam a Istanbul in cui ha rischiato di morire congelato (due volte). Non è un manifesto europeista ma in questo caos di usanze, lingue, dispetti, rancori e diffidenze esce fuori il valore dell’Unione, oltre la retorica

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Uno dei problemi dell’Europa è la sua tendenza a diventare un’idea astratta. Un fantasma, una minaccia, un nemico, oppure un ideale, un orizzonte. Il processo di unificazione ha dissolto la sua concretezza geografica. L’Europa dov’è? C’è un libro, Camminando fra i boschi e l’acqua del giornalista inglese Nick Hunt (non sarà, ovviamente, un dettaglio secondario) che risponde a questa domanda nel modo più logico possibile: mettendoci i piedi sopra.

Nick Hunt si è fatto a piedi la strada che va da Hoek van Holland, il porto di Rotterdam dove arrivano i traghetti dal Regno Unito, fino a Istanbul. Attraversa otto stati nell’arco di tre stagioni (per motivi che sconfinano nell’autolesionismo, Hunt si incammina a dicembre), segue due grandi fiumi (il Reno e il Danubio) e attraversa tre catene montuose. Totale finale del contachilometri: circa 4000. 

Perché lo ha fatto? Per le ragioni migliori di tutte, per spirito di avventura e per colpa di un libro, anzi, una serie di libri, quelli scritti da Patrick Leigh Fermor (pubblicati in Italia da Adelphi), che documentavano lo stesso viaggio, compiuto nel 1933, e diventati nel tempo dei classici della letteratura di viaggio. In questo modo, Camminando fra i boschi è l’acqua si crea quattro piani temporali: il 1933, l’anno del viaggio calco di Patrick Leigh Fermor continuamente riletto e citato, il 2011, quando Nick Hunt ha fatto il suo, il 2014, quando il libro è stato pubblicato per la prima, e il 2020, l’anno in cui abbiamo occasione di leggerlo in Italia (pubblicato da Neri Pozza).

Non sono differenze da poco, anche se sono passati solo nove anni, l’Europa del 2011 non è affatto quella del 2020. Per esempio, c’è stata una cosa chiamata Brexit e Nick Hunt sta per perdere la facoltà di camminare indisturbato per il continente, come se fosse nel bosco dietro casa, superando il primo posto di frontiera vero e proprio quando attraversa il confine tra la Bulgaria e la Turchia, alla fine del suo itinerario. 

Sto consigliando Camminando fra i boschi e l’acqua a tutti gli europeisti che conosco, perché non è un manifesto, è stato scritto con uno spirito laico sull’argomento Europa. L’autore non cercava altro che un’impresa da compiere, per essere all’altezza dello spirito familiare. Il prozio, John Hunt, aveva guidato con successo la prima ascensione sull’Everest nel 1953.

I dettagli del suo racconto e gli incontri di questo lunghissimo viaggio a piedi però smontano uno degli argomenti automatici dei sovranisti: l’Europa come mantello che annulla la diversità umana del continente. I popoli sono e saranno invece tutti là, sparsi all’interno degli stati in modo disordinato e talvolta incoerente rispetto agli stessi confini, con tutta quell’irriducibile varietà che nessuna Commissione a Bruxelles può annullare (né ha alcuna intenzione di fare).

Non è una varietà pacificata, quella europea. Hunt incontra tanta gentilezza verso il viaggiatore, ma documenta tutte le minute ostilità reciproche che appaiono ogni volta che attraversa un confine, soprattutto quando scavalla la vecchia cortina di ferro e si incammina verso est. Gli slovacchi sono diffidenti con gli ungheresi, che li mettono in guardia dai romeni, e così via. E in questo caos di usanze, lingue, dispetti, rancori e diffidenze esce senza nemmeno bisogno di nominarlo troppo il valore dell’Unione, quel progetto – impensabile ai tempi di Patrick Leigh Fermor – di provare a far cooperare tutti nella stessa direzione.  

Sono cambiate tante cose rispetto al viaggio di Nick Hunt nel 2011. Dove non dorme all’aperto e dove non arriva la sua rete di amici, amici degli amici e fan di Patrick Leigh Fermor, il viaggiatore si affida alla rete del Couchsurfing, che nel 2011 era in pieno splendore, permetteva di trovare un alloggio scomodo ma gratuito in ogni angolo del mondo. Negli anni successivi l’ascesa di Airbnb ha messo fuori mercato l’offerta libera di divani e il distanziamento da pandemia ha completato l’opera.

Il couchsurfing sembra avere poco futuro, a maggio ha mandato una richiesta di aiuto (e soldi) ai suoi utenti, e un mese fa è stato anche colpito da un data breach che ne ha ulteriormente affossato la reputazione. Nel 2011 siamo anche all’alba dell’attuale sovranismo, già gli amici ungheresi che Hunt si fa a Budapest parlano della minaccia democratica di Viktor Orbán. È un mondo che cambia, come quello di Fermor, che nel 1933 scricchiolava vistosamente.

Infine, Camminando fra i boschi e l’acqua è un buon modo di ricordarci che l’Europa è contemporaneamente antropizzata e selvaggia, ci sono tratti del viaggio in cui Hunt fa fatica a scrollarsi la compagnia di periferie urbane, automobili e autostrade, ma anche lunghi attraversamenti di foreste selvagge, a ovest come a est, dove non si incontrano esseri umani per giorni e giorni di cammino. 

L’Europa vista a piedi è un atto estremo, Hunt rischia di morire congelato (due volte), fa incontri spiacevoli con cinghiali e cani randagi («più si va verso est», racconta, «più la gente diventa gentile e i cani feroci»), si lava quando capita, usa un solo paio di scarponi sempre più logori, ha spesso bisogno di cure mediche. Fare il pellegrino è uno sport estremo a bassa intensità, richiede una quantità di tempo e una tempra che nessuno che conosco possiede in doti sufficienti.

L’Europa rimane però a nostra disposizione, sarà qui quando la pandemia avrà allentato le preoccupazioni e i confini torneranno quasi invisibili, e ci sono ottimi strumenti per fare un viaggio quasi al ritmo di quello compiuto da Patrick Leigh Fermor nel 1933 e da Nick Hunt nel 2011. Uno è l’Interrail, che la mistica giovanile vuole come rito ferroviario di passaggio tra le scuole superiori e l’università e invece è uno strumento magnifico e senza limiti di età, per muoversi tra i boschi, l’acqua e i popoli dell’Unione.