Pagina biancaLe elezioni regionali senza programmi elettorali

A meno di un mese dal voto quasi nessun candidato ha pubblicato il suo progetto per la regione che si candida a guidare, con alcune lodevoli eccezioni. Spiegare agli elettori le proprie intenzioni in modo serio evidentemente non è più una priorità

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«Pronto, parlo con la sezione della Lega?». «Sì, mi dica». «Cercavo il programma elettorale del centrodestra in Toscana». «Dovrebbe essere online sul sito della nostra candidata». Al di là del condizionale, l’indicazione che arriva da una sezione toscana del Carroccio è piuttosto chiara: basta andare su internet e, come accade ormai sempre più spesso, scoprire tutte le risposte. 

Il punto, però, è che cercando direttamente su Google il programma elettorale presentato dalle forze che sostengono Susanna Ceccardi – ex sindaca di Cascina, ex collaboratrice di Matteo Salvini al Viminale e attuale eurodeputata – non si trova nulla. 

Sarà un errore. Meglio provare dunque sul sito della candidata presidente. Risultato: nessun programma elettorale, a meno di un mese dalle elezioni, al momento visibile online. 

Per il resto c’è tutto: la biografia, gli «ultimi post», gli «ultimi video» e l’immancabile sezione per seguire Ceccardi sui social. Ma al di là della campagna elettorale, virtuale e fisica, se qualcuno volesse leggere nel concreto come Ceccardi & C. vogliono concretamente cambiare la Toscana resterebbe deluso. 

Proviamo allora a ricercare sempre su internet il motto della Ceccardi: «Toscana, ci siamo». E in effetti si ritorna su un sito elettorale: peccato sia quello del 2015 di Enrico Rossi, l’attuale governatore. Col dubbio pure che lo slogan del centrodestra sia, per così dire, preso in prestito, non ci arrendiamo e andiamo sul sito del partito leghista regionale. Niente da fare: nella sezione «eventi» l’ultimo articolo è del 13 febbraio scorso. 

Eppure parliamo di una delle pretendenti alla vittoria finale alle urne, considerando peraltro che è stata la stessa leghista, pochi giorni fa, a dichiarare: «Lavoro, scuola e tasse al centro del nostro programma». Quale, non si sa. A meno che non sia stato distribuito solo in agilissimi depliant e flyer da consegnare in occasione degli eventi elettorali.

C’è però da dire che l’assenza – piuttosto singolare – di un programma online scaricabile e leggibile da chiunque è un problema che tocca tanti. Se il diretto rivale della Ceccardi, Eugenio Giani, chiarisce sul suo sito quale sia la sua visione in una sezione ad hoc in cui sono riportati i «valori», le cinque principali azioni programmatiche e le sue priorità, la lista “Toscana a Sinistra” (candidato presidente Tommaso Fattori) ha un sito ancora in aggiornamento. L’unica scritta che campeggia in home è «Stiamo (ri)tornando».

Spostandoci in altre regioni la situazione è piuttosto simile. In Campania, per dire, Stefano Caldoro ha già pubblicato i suoi dieci punti programmatici; latitano ancora quelli di Valeria Ciarambino (M5s) e di Vincenzo De Luca. Nel primo caso, sebbene la consigliera regionale uscente abbia in più occasioni pubbliche specificato i temi da affrontare nel caso in cui dovesse vincere, non c’è alcun documento chiaro ed esaustivo né sul suo sito (è presente solo l’atto costitutivo del comitato elettorale) né su quello del Movimento campano. 

Stesso discorso anche per lo “sceriffo” De Luca: il governatore aggiorna puntualmente la cittadinanza su quanto sta facendo la giunta regionale. Cosa voglia fare nei prossimi cinque anni, però, non è riportato sistematicamente da nessuna parte. L’alibi di qualcuno è che «tanto è già in carica». Come se questo faccia comprendere automaticamente quali possano essere le azioni future. 

Fatto sta che ad oggi risulta indisponibile, cercando sui vari social e sui siti di riferimento, il programma anche di altri governatori uscenti come Giovanni Toti e Luca Zaia. Tutto molto chiaro, invece, per quanto riguarda il principale sfidante ligure, il giornalista Ferruccio Sansa: una sezione specifica sul sito e la possibilità di scaricare un pdf agile e snello (sono 18 pagine) che chiarisce le varie azioni su tutti i fronti amministrativi. 

Stesso discorso anche per il candidato dem in Veneto Arturo Lorenzoni: sul sito che prende il nome dello slogan elettorale – «Il Veneto che vogliamo» – è reperibile il suo programma. Il terzo incomodo, il pentastellato Enrico Cappelletti, si ferma infine a generici punti di intenzioni nella sua “bio”. Poca spinta propositiva per via di una battaglia elettorale il cui esito è già scritto? Chissà.

Decisamente aperta è, invece, la campagna elettorale in Puglia. Ma anche qui in fatto di programmi non tutti sono – al momento – trasparenti. Sebbene sia in lizza per vincere, non c’è nulla di documentabile per quanto riguarda Raffaele Fitto, uno dei pochi candidati che al momento non sembra avere neanche un sito personale. L’europarlamentare eletto con Fratelli d’Italia ha annunciato il simbolo della sua campagna elettorale (il pumo), ha presentato tutti i suoi candidati, ma resta un mistero quale sia il collante programmatico, a parte i soliti annunci da incontri elettorali.

Michele Emiliano, invece, pare ancora stia lavorando alla stesura: sul suo sito è specificato quanto fatto finora; per il futuro, invece, si invita la cittadinanza a contribuire, punto per punto, tema per tema, al nuovo programma. Chi invece ha le idee chiare è Antonella Laricchia: sono addirittura 20 le sezioni scaricabili direttamente dal sito del Movimento pugliese che, tra le altre cose, comunque invita a nuove proposte e opinioni. Non lascia adito a dubbi sulla sua eventuale azione di governo regionale anche Ivan Scalfarotto, candidato di Italia Viva, che divide il suo programma tra «azioni», «strategia» e «visione».

Ultima regione che andrà al voto il prossimo 20 e 21 settembre sono le Marche. E sono proprio i marchigiani probabilmente quelli che al momento hanno maggiori strumenti per decidere: il meloniano Francesco Acquaroli ha pubblicato solo pochi giorni fa (e peraltro dopo accese polemiche) i suoi dieci punti programmatici, mentre il pentastellato Gian Mario Mercorelli dedica al programma un pdf di 32 pagine, il dem Maurizio Mangialardi un altro da ben 69 pagine. Un tomo incredibile, visti i tempi e i candidati di altre regioni.

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