Il nuovo canoneDai Florio di Sicilia al Po magico: così una casa editrice ha reinventato il romanzo storico italiano

Editrice Nord ha prodotto due successi in due anni: “La casa sull’argine” e, nel 2019, “I leoni di Sicilia”, puntando su saghe familiari italiane. Il pubblico, attratto dalla qualità e dalle storie di ampio respiro, ha risposto benissimo

Vicende di famiglia, generazioni che attraversano – fanno o subiscono – la storia, saghe di avi e discendenti che si snodano lungo secoli.

È il caso de “La casa sull’argine”, romanzo della poetessa Daniela Raimondi (edizioni Nord), dove vengono narrate le traversie dei Casadio, famiglia immaginaria di contadini della pianura padana, per la precisione nel piccolo centro di Stellata (ora provincia di Ferrara), vera terra di confine, punto di incontro di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Nelle loro vene, a causa del matrimonio (sconsiderato?) del capostipite Giacomo con la zingara Viollca, scorrerà la magia dei gitani, l’arte dei tarocchi e l’abilità di parlare con i morti.

Sono le tradizioni – l’autrice preferisce parlare di «superstizioni» – di un mondo contadino, che poi nei secoli diventa imprenditoriale, che raggiunge infine il Novecento disperdendosi nelle contraddizioni della modernità.

Forse, a giudicare dalle vendite molto buone, se ne sente la nostalgia? Ma forse ciò che attrae, oltre alla bellezza della storia e la sensibilità della lingua (non a caso, appunto, l’autrice proviene dall’universo della poesia), è la capacità di immaginare mondi di ampio respiro, di seguire storie di generazioni che abbraccino la storia.

La stessa casa editrice, nel 2019, aveva fatto uscire “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, successo internazionale prima ancora che nazionale, venduto negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Spagna e in Olanda prima ancora della pubblicazione.

Opzionato fin da subito per una serie televisiva – che ci sarà: la produce Rai Fiction, distribuita da Leone Group e scritta dagli stessi autori di 1992, 93 e 94 – è stato omaggiato da recensioni lusinghiere se non entusiaste, che accompagnavano i ben più gratificanti numeri di vendita.

A differenza de “La casa sull’argine” il romanzo è concentrato sulla saga dei Florio, potente famiglia siciliana – ma di origine calabrese – che fonda un impero economico nella zona occidentale della Sicilia. Storia vera: dalla piccola ma prospera drogheria di Palermo gli affari si allargano, lungo le generazioni, alle tonnare, ai commerci, al vino, al cotone, al tabacco, le solfatare e i trasporti via mare. Arriva poi il tonno, l’acquisto dell’isola di Favignana – dove viene creata un’immensa tonnara – la costituzione della flotta. La famiglia diventa una delle più ricche d’Europa, investe in ogni attività, fonda anche L’Ora di Palermo. Come è ovvio, raggiunge anche la politica, cioè il Senato del nuovo stato unitario.

L’interesse di Auci supera però le questioni economiche e si cala nelle vicende interne, i legami, i litigi, gli aspetti gloriosi e infami dei personaggi.

È il mistero svelato in più, l’aspetto che solo il romanzo può svelare – e il romanzo storico, come ricorda Nadia Terranova in una splendida recensione sul Foglio, è ciò che mette «il lettore in una relazione di intimità assoluta con i protagonisti, mostrandogli il lato oscuro, comico, segreto» dei personaggi. Comprese le loro bassezze e le meschinità (e forse proprio in questo stanno le somiglianze con le tolstojane famiglie felici e infelici, che sono poi tutte le famiglie possibili, comprese quelle dei lettori).

A differenza dei Salina raccontati da Giuseppe Tomasi di Lampedusa e, prima ancora, i Viceré di Federico De Roberto, ossia gli Uzeda di Francalanza, la saga dei Florio racconta la storia di un’ascesa. È uno scarto fondamentale.

Allo stesso modo, non c’è distacco dal mondo, né meditazione – bensì tanta azione, tenuta insieme da storie di magia e dalla profezia di un matrimonio nefasto – a segnare le vicende e i destini della famiglia Casadio. Ciò che accade, avviene dentro la storia: è vissuta, è plasmata. Non (più) osservata da posizioni liminari, giudicanti e rassegnate. E forse è questa la maggiore nostalgia dei lettori?

Di sicuro, i successi rivelano la saggia strategia editoriale di Editrice Nord: due saghe, una economica-imprenditoriale e una contadinesca, una realista, una magica, una del Sud e una del Nord (non un nord qualsiasi, ma la confluenza delle regioni sul Po, con il sogno frustrato dell’Arca che segna le prime pagine).

È l’essenza del progetto e della missione: nata negli anni ’70 per promuovere la letteratura di fantascienza in Italia, negli ultimi 15 anni ha cambiato rotta, per sposare un panorama editoriale più ampio, ma con un dogma: unire generi, idee, sfumature diverse.

Con un risultato importante: tra i suoi oltre 300 titoli ecco emergere libri di letteratura di qualità, con storie accattivanti e buona anzi ottima risposta di pubblico (e conseguenti trasposizioni sullo schermo). Qualità e successo, insomma, come per i Florio. Insieme alla magia delle parole, come per i Casadio.

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