Generazione AtrejuAlle origini del fenomeno Meloni, tra campi hobbit e nostalgia di quando c’era Lui

La crescita del partito erede di Alleanza nazionale (e del Movimento sociale) non è casuale. È una vicenda che il giornalista Francesco Boezi ha raccontato ripercorrendo le fasi cruciali dalla nascita, dando voce ai militanti che ci sono da sempre per spiegare su quali basi poggia il successo, e anche i recenti insuccessi

FABIO FRUSTACI / AFP

L’elezione di Giorgia Meloni alla presidenza del Partito dei conservatori e riformisti europei (Ecr), un piccolo raggruppamento di partiti di estrema destra, è un’occasione importante per la leader di Fratelli d’Italia, dopo la battuta d’arresto alle scorse elezioni regionali. Almeno ci sta provando a farla passare come un successo storico, come se fosse diventata la leader dei conservatori europei. In realtà non è così, nel raggruppamento ci sono i polacchi di Diritto e Giustizia (PiS) e gli spagnoli di Vox, non i grandi partiti conservatori europei.

In Italia i risultati raccontano di un trend di crescita costante: l’ultimo sondaggio Swg attribuisce al partito quasi il 15,8 per cento su base nazionale, ad appena 0,2 punti dal Movimento cinque stelle. Le stesse regionali inoltre hanno portato in dote un altro governatore: Francesco Acquaroli nelle Marche.

Insomma, Fratelli d’Italia non è più una realtà marginale della politica italiana. Anzi, sta diventando una forza sempre più rilevante all’interno dell’alleanza di centrodestra e non solo.

Nasce da qui l’ultimo libro di Francesco Boezi, “Fenomeno Meloni. Viaggio nella Generazione Atreju”, appena uscito in libreria (Gondolin Edizioni).

«È un’opera divulgativa», spiega l’autore a Linkiesta. «Giorgia Meloni, come tutto il mondo di Fratelli d’Italia, dal punto di vista giornalistico è studiato con parsimonia. Si tende a semplificare un fenomeno molto più complesso di come viene raccontato. Parliamo di un gruppo con una storia lunghissima alle spalle. Una storia che a un certo punto ha rischiato di vederli scomparire dal quadro politico e dalla scheda elettorale», dice Boezi, raccontando le motivazioni che l’hanno spinto a pubblicare il libro.

Non è un manuale accademico, piuttosto un racconto di chi ha vissuto dall’interno, da militante, una parte del percorso di crescita di quel segmento del centrodestra: Boezi ha fatto parte di Azione giovani prima di iniziare la carriera giornalistica.

Raccontare il “melonismo” è un percorso a tappe che parte all’inizio degli anni Duemila, quindi a quel congresso di Viterbo in cui Giorgia Meloni, non ancora trentenne, uscì vincitrice dal testa a testa con Carlo Fidanza (oggi europarlamentare di Fratelli d’Italia) per la presidenza di Azione giovani: fu la vittoria di una visione politica della destra, la vittoria della candidata vicina all’allora ministro Maurizio Gasparri ed espressione di Destra protagonista, sul candidato della destra sociale.

«Prima di Viterbo c’era stato il congresso di fondazione di Azione giovani a Rieti, altro luogo importante per le premesse del percorso di Giorgia Meloni. Poi un altro luogo focale è ovviamente Roma e la Garbatella, dove lei è nata e cresciuta. E poi quelli della Generazione Atreju», dice Boezi, ricordando che per “Atreju” si intende la festa che Giorgia Meloni coordinava da presidente di Azione giovani, a Roma, dalla fine degli anni Novanta, e poi ancora da leader di Fratelli d’Italia.

Il nome Atreju è mutuato direttamente da “La storia infinita” di Michael Ende: «Atreju è l’eroe giovane che combatte contro il Nulla, contro un nemico che logora la fantasia, la spoglia di valori», dice l’autore.

Il “fenomeno Meloni” va raccontato – nella visione di Boezi – esplorando i principi che hanno guidato la crescita di Fratelli d’Italia, in particolare i due pilastri: conservatorismo e sovranismo, quindi la difesa dei confini, dello stato nazionale, dell’identità. Dove il concetto di identità deve ricondurre a quel “Dio, Patria, Famiglia” che da sempre accompagna il simbolo della fiamma tricolore.

«Fratelli d’Italia – spiega Boezi – è un partito post-ideologico, sganciato dalle ideologie del Novecento. E fa dell’identità un punto centrale. La coerenza di cui parlano gli esponenti del partito sta nella difesa di valori non negoziabili. Poi c’è il valore aggiunto della sua leader, senza la quale questa crescita non sarebbe esistita».

Una crescita che oggi si ritrova nei numeri di Fratelli d’Italia, nei risultati elettorali e nei sondaggi nazionali. Crescita che però rischia di entrare in conflitto con le ambizioni della Lega di Matteo Salvini, attuale leader del centrodestra la cui credibilità politica sembra essere in calo da quando è all’opposizione.

Al di là dei potenziali contrasti e delle frecciate a mezzo stampa o social che vanno da un partito all’altro – non sono mancate accuse reciproche dopo l’ultima tornata elettorale – c’è una divisione territoriale che fin qui ha frenato l’espansione tanto della Lega quanto di Fratelli d’Italia: il melonismo al Nord non sfonda, soprattutto per le roccaforti della Lega, mentre al Sud i numeri sono più convincenti.

Questo è un primo limite alla crescita del partito e della sua leader, che per ora è nazionale soltanto fino a un certo punto. E, proprio come per la Lega, fatica a (o in fondo non vuole) recidere il legame con una frangia di elettorato che difficilmente può mescolarsi con quella di un vero partito di massa: quello più estremista, ancorato ai valori nostalgici del passato, che inneggia al Duce, ostenta il saluto romano, e non rinnega «le cose buone» realizzate nel ventennio fascista.

Lo stesso neopresidente delle Marche Francesco Acquaroli, uno dei fedelissimi della Meloni, in passato è stato accusato di aver partecipato a una cena per celebrare la marcia su Roma, con tanto di foto di Mussolini e fascio tricolore sul menu.

Fino ad oggi la crescita generalizzata del consenso è servita anche – se non soprattutto – a diluire questi “sentimenti” nella base del partito. Più difficile sarà capire quanto, da qui in avanti, Fratelli d’Italia riuscirà a pescare anche tra gli elettori più moderati del centrodestra, condizione probabilmente indispensabile per continuare nel percorso di crescita su base nazionale.

Ci sono anche costanti citazione alle opere di Tolkien, un riferimento per una fetta del centrodestra italiano, ma non solo. «Con le opere di Tolkien c’è un legame storico. La destra italiana non è stata l’unica a leggere Tolkien, perché ad esempio nel Sessantotto era letto anche in chiave ecologista. Però lui era un conservatore, lo diceva lui stesso. Da qui nasce il legame: si pensi che i primi campi del fronte della Gioventù erano chiamati Campi Hobbit», dice Boezi.

In ogni capitolo del libro gli esponenti di Fratelli d’Italia e di chi conosce il mondo della destra conservatrice italiana, europea, mondiale, prendono la parola intervistati dall’autore. Tra questi ci sono alcune figure del partito a cui è dedicato un capitolo: sono Augusta Montaruli, Giovanni Donzelli, Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Giovanbattista Fazzolari, Carolina Varchi, Francesco Lollobrigida.

Il risultato è inevitabilmente una visione non imparziale del racconto. Ma lo si può notare anche quando l’autore parla del ruolo dei giovani militanti nei partiti di destra: «Nella storia della destra italiana il movimento giovanile è sacro», poi commenta dicendo che «altrove è invece uno strumento nelle mani degli eletti e delle strutture partitiche».

Boezi strizza l’occhio al mondo di destra anche quando fa riferimento a quei concetti di sforzo e fatica molto apprezzati in certi ambienti della destra italiana: «Nella destra hanno sempre contato i manifesti affissi e le sedie sistemate. La militanza si declina in ore di sacrifici impiegate per difendere una concezione del mondo. Ci vuole un cursus honorum da militante semplice, dirigente giovanile, segretario giovanile, eletto di partito, amministratore e così via», spiega l’autore.

Boezi non nasconde la sua simpatia per questo mondo: «Apprezzo il percorso politico di Giorgia Meloni, pur non avendo la tessera di partito. Le mie simpatie non sono un mistero, vengo da quel mondo lì e prima di fare il giornalista ho fatto militanza con loro in Azione giovani». Il libro però, forse proprio per questo, aiuta a capire chi è e dove può andare la leader romana.

La copertina del libro

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