Riforma comunitariaL’alternativa europea (e intelligente) al semplice taglio del numero di deputati e senatori 

In un appello firmato da Sandro Gozi e Pier Virgilio Dastoli, le proposte per trasformare il Senato in una assemblea federale come il Bundesrat tedesco per velocizzare l’iter delle leggi alla Camera, salvaguardando allo stesso tempo anche la rappresentanza

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La legge costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari, sottoposta a referendum, non è inserita nel quadro di riforma dello Stato volto a rendere più trasparente ed efficiente il lavoro delle Camere e lascia aperta la questione – essenziale – della revisione della legge elettorale. Soprattutto, il cambiamento non è inserito in un quadro di riforma costituzionale volto ad avvicinare l’Italia all’Europa, e i cittadini e gli enti locali alle istituzioni democratiche. 

L’Italia, alla vigilia della presentazione del piano nazionale finalizzato all’utilizzo dei fondi messi a disposizione attraverso tutte le misure decise dall’Unione europea per risponder alle conseguenze della pandemia (Next Generation Ue, SURE, MES, …), deve dimostrare di saper ridurre i costi di funzionamento della macchina legislativa e burocratica e, soprattutto, di saper aumentare la velocità del processo decisionale, anche attraverso modifiche sostanziali nel doppio passaggio parlamentare. Ma si possono conseguire questi risultati rendendoli comprensibili all’opinione pubblica a patto di comprenderli in un quadro di ampie riforme costituzionali delle istituzioni parlamentari, non solo con una riforma elettorale  che deve essere adottata con una legge ordinaria.

La via maestra è la trasformazione dell’attuale Senato in un Senato federale, che implica un aggiornamento dei rapporti fra Stato e Regioni e del ruolo degli enti locali e in particolare delle città metropolitane. Una riforma del Senato in questa direzione può prendere la via di una rappresentanza paritetica delle Regioni (ad esempio, due per ogni Regione, come avviene per il Senato americano: il che porterebbe a un Senato di 40/42 senatori da eleggere a suffragio diretto nelle singole Regioni), o di un sistema di rappresentanza in proporzione alla popolazione, come previsto per il Bundesrat  tedesco (un Senato composto da circa 70 senatori che, nel caso della Germania, rappresentano tuttavia i governi dei Laender).  

La riforma condurrebbe a una significativa riduzione del numero dei senatori, a cui si aggiungerebbero i senatori a vita e di diritto, avvicinandosi ai numeri previsti dalla legge costituzionale ora sottoposta a referendum (da 275 a 245 parlamentari in meno, a seconda della via seguita). Un progetto di riforma di questo tipo, inserito nel piano che il governo italiano deve presentare all’Unione europea, manterrebbe l’impegno alla riduzione dei parlamentari, con relativi risparmi, ma salvaguarderebbe l’attuale livello di rappresentanza democratica per la Camera dei deputati aprendo contemporaneamente la via alla partecipazione degli enti territoriali al Senato.  

La transizione energetica e ambientale, se deve avere successo, come dimostra la lettera che lo scorso mese di febbraio 60 Sindaci europei hanno inviato alla Commissione europea, richiede il coinvolgimento degli enti territoriali, con la loro responsabilizzazione.  

Infine, se è vero che la riforma costituzionale qui prevista dovrà affrontare passaggi difficili, è anche vero che non sarebbe credibile un Paese che pretenda di gestire in maniera oculata i fondi europei senza saper portare a termine, in tempi rapidi, una riforma che è anche una delle condizioni per spenderli al meglio. 

Con questa proposta, inserita in una prospettiva europea, una vittoria del “no” al referendum aprirebbe la strada a una più ampia riforma costituzionale e sarebbe un importante contributo alla prospettiva di un’Italia federale in un’Europa federale.

Firmatari dell’appello
Pier Virgilio Dastoli, Domenico Moro, Sandro Gozi, Matteo Bracciali, Roberto Della Seta, Alberto Majocchi, Silvano Marseglia, Fabio Masini, Vincenzo Mattina, Paolo Ponzano, Paolo Acunzo, Andrea Boitani, Vincenzo Camporini, Francesco Franco, Gianfranco Macrì, Roberto Miccù, Carmela Panella, Dino Guido Rinoldi, Giuseppe Tesauro

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