Dilemmi morali Gli effetti positivi della riapertura delle scuole superano i rischi, ma non in Italia

Nonostante il ritorno nelle aule porti vantaggi a bambini che provengono da tutte le famiglie, anche di diversa estrazione sociale, permane nella classe politica la paura del contagio e la difficoltà nel trovare una soluzione condivisa

Un'alunna d'innanzi alla scuola elementare Julet Simon di Montpellier

Accade che il cambiamento porti benefici a tutti. Agli inizi del XX secolo New York ospitava centomila cavalli. Come conseguenza, si navigava fra fiumi di letame quando pioveva, e di letame infestato da mosche quando splendeva il sole. La città non poteva espandersi per il troppo tempo che sarebbe occorso per andare da un capo all’altro, e si aveva la concentrazione degli abitanti in abitazioni poco salubri. Con l’arrivo dell’automobile la città tornò vivibile e poté ampliarsi con dei sobborghi anche molto lontani. Passa un secolo, e l’inquinamento delle automobili, cresciute smisuratamente di numero, sta generando nuovi problemi, che si cerca da qualche anno di risolvere.

Un cambiamento è migliorativo se i beneficiari compensano i perdenti, perché questi ultimi restano in condizioni migliori o almeno non peggiori. Nell’esempio i produttori di veicoli hanno guadagnato, gli allevatori di cavalli hanno perso. Tutti gli abitanti di New York hanno però guadagnato in benessere, grazie alla città diventata salubre, inclusi gli allevatori di cavalli e le loro famiglie.

Si hanno due casi, quello in cui chi guadagna compensa chi perde non con denaro, ma con un maggior benessere, il succitato caso di New York grazie al miglior clima per tutti, e quello in cui chi perde è compensato con denaro, come quando i disoccupati sorti nei settori arretrati ricevono un sussidio di disoccupazione grazie alle imposte che pagano gli occupati nei settori avanzati

La premessa per arrivare al nodo della riapertura delle scuole. Analizziamo l’asserzione: «i benefici della riapertura delle scuole superano i costi e quindi le scuole dovrebbero riaprire».

Iniziamo dal rischio di cadere in una trappola, rischio che sorge così: si passa dall’asserzione innocente che «i benefici superano i costi» a quella pericolosa che «i benefici sono alti, e i costi sono bassi». Il rischio è quello di sottovalutare un evento che sembra di primo acchito improbabile. La sottovalutazione alberga nell’ignorare che un evento improbabile ad alto impatto equivale a un evento probabile a basso impatto. Se il Coronavirus si diffonde e crea danni a partire dalla scuola, nonostante quest’ultima sia un luogo assai improbabile per l’incubazione, allora si ha l’evento improbabile ad alto impatto. Questo evento ha raggiunto fama pop con il nome di «cigno nero».

Gli effetti della riapertura delle scuole hanno effetto su persone diverse. I bambini che vengono dalle famiglie meno abbienti e meno istruite sono i «primi» vincitori, perché non sono penalizzati dalla mancanza di strumenti a disposizione per studiare a casa e da un ambiente culturalmente limitato. I bambini che vengono dalle famiglie più abbienti e istruite sono i «secondi» vincitori, perché socializzano. Le loro famiglie e il personale scolastico sono gli sconfitti potenziali, perché corrono un rischio maggiore dei bambini a causa della natura del virus, che colpisce le persone meno giovani.

È legittimo imporre alle famiglie e al personale scolastico una possibilità per quanto remota di morte? Più in generale, è legittimo imporre la possibilità di morte ad alcuni in modo che altri, come i bambini, ne traggano vantaggio, specialmente quando, a differenza degli allevatori di cavalli e delle loro famiglie, non vengono compensati?

Insomma, «le omelette non sono possibili senza uova rotte» è un principio morale valido? La risposta è complessa e forse impossibile. E si capisce perché l’apertura delle scuole è un argomento che non giunge a una conclusione condivisa.

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