Un paese poco serioSiamo nel pieno di un incendio, governo e opposizione la smettano col gioco del cerino

Il presidente del Consiglio ci promette un sereno Natale, il leader dell’opposizione passa dal negazionismo all’allarmismo, presidenti di Regione, sindaci e ministri puntano solo a scaricare le responsabilità su qualcun altro. Quanto possiamo andare avanti così?

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Dopo tre dpcm in due settimane, accompagnati dalla consueta raffica di rassicurazioni destinate ad autodistruggersi entro la conferenza stampa successiva come messaggi per 007, era lecito attendersi un soprassalto di serietà e responsabilità, almeno davanti all’impennata dei contagi e alla gravità degli allarmi lanciati in questi giorni dagli ospedali di mezza Italia.

Abbiamo assistito invece a uno spettacolo ben diverso. Il presidente del Consiglio straparla di vaccini a dicembre e per prima cosa ci promette un Natale sereno (e meno male che gli piaceva parlare della nostra «ora più buia» atteggiandosi a Winston Churchill; ve lo immaginate Churchill che dice agli inglesi: «Vi prometto sudore e sacrifici, ma state tranquilli, vedrete che per le feste sarete già di ritorno, e poi questi nazisti tra un mese sono già spompi»?).

Quanto al leader dell’opposizione, per parte sua, passa dall’accusare il governo di conculcare le libertà degli italiani nascondendosi dietro il pretesto di un’inesistente seconda ondata ad accusare quello stesso governo di non essersi preparato per tempo contro l’imminente seconda ondata.

Ma le cose non migliorano se dal livello nazionale passiamo ai tanto decantati presidenti di Regione e primi cittadini. Il presidente della Conferenza delle Regioni, per risolvere il problema del sovraccarico delle Asl, propone di limitare i tamponi ai soli sintomatici (e ai loro contatti più stretti), che è un po’ come pensare di risolvere il problema della guida in stato di ebbrezza tagliando gli alcol test.

Per non parlare del sindaco di Milano, che si preoccupa di scongiurare nuove chiusure, proprio mentre nella sua regione i responsabili dei pronto soccorso parlano di situazione già al collasso, e arriva a dire che «anche nella peggiore delle ipotesi avremmo dieci-quindici giorni per decidere un eventuale lockdown». Considerando il ritmo di crescita dei contagi e sapendo ormai tutti noi che ciò che vediamo oggi è il frutto dei contagi di dieci-quindici giorni fa, ci rendiamo conto di quale potrebbe essere la situazione non solo allo scadere del quindicesimo giorno, ma soprattutto altri dieci-quindici giorni dopo?

Come è possibile che tra maggioranza e opposizione, governo, presidenti di Regione e sindaci di ogni colore politico, nessuno avverta la necessità di interrompere un simile spettacolo? Cosa pensano di guadagnarci? Credono davvero che qualcuno di loro possa uscire indenne da questo continuo scaricabarile tra governo e opposizione, e persino tra gli stessi partiti della maggioranza, dove ciascuno punta solo a occupare la posizione lasciata libera dall’altro, in una specie di gioco della sedia in cui se uno dice «chiudiamo» l’altro dice «apriamo» e viceversa, e si avanti così, scambiandosi continuamente di posto senza che se ne capisca il motivo, finché la musica suona e il ballo continua?

Quanto possiamo andare avanti così? Con ogni singolo ministro a giurare e spergiurare che i contagi riguardano sempre gli altri, tanto che per la titolare dei Trasporti su autobus e metropolitane si può stare anche in cinque per metro quadro, perché tanto ci si sta poco (?), e poi c’è un continuo ricambio d’aria (??), e in ogni caso che volete, ridurre la capienza al 50 per cento avrebbe significato lasciare a piedi duecentomila persone (ah, ecco). Con la ministra dell’Istruzione a ribadire ostinatamente che le scuole sono l’unico posto dove proprio non serve misurare la temperatura all’ingresso. E così via, puntando solo a scaricare il problema sul vicino di posto e a prendere tempo a forza di supercazzole, sperando che poi il vaccino, la buona sorte o magari proprio l’evidenza della tragedia in atto, e della conseguente necessità di misure emergenziali, tolgano a tutti le castagne dal fuoco.

Perché è chiaro che siamo sempre lì, dove eravamo quando tutto è cominciato, con il rimpallo delle responsabilità tra governo e Regione di fronte all’urgenza di decretare la zona rossa in Val Seriana prima e in Lombardia poi (con giustificazioni risibili da entrambe le parti).

L’impressione è che siamo ancora e sempre davanti allo stesso spettacolo, a tutti i livelli. E nemmeno il divampare dell’incendio pare capace di distogliere la nostra classe dirigente da questo assurdo gioco del cerino.

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