Auguri!I Cinquestelle provano a liberarsi di Casaleggio, ma non sanno come sbarazzarsene

I grillini vogliono affrancarsi dai diktat dell’imprenditore milanese e dalla logica della macchina del fango (non ridete). Ma il ruolo del dominus di Rousseau e del Movimento è blindato

Afp

È vera guerra quella tra Davide Casaleggio e gli eletti del Movimento Cinque Stelle? Quali saranno le conseguenze e quale il possibile punto d’incontro? La posta in gioco è un coacervo di interessi. Quelli degli eletti, quelli dell’imprenditore milanese, quelli di Beppe Grillo.

Di chi è il simbolo del Movimento?
Il ruolo di Casaleggio è blindato dallo statuto dell’associazione M5S a cui tutti i parlamentari fino all’ultimo degli attivisti (e ne sono rimasti davvero pochi di attivi) hanno aderito. L’atto stabilisce l’asse di ferro tra Di Maio e Casaleggio e rende eterno il legame tra Rousseau e il Movimento.

La domanda delle cento pistole è: di chi è il simbolo? C’è un processo in corso a Genova sulla vicenda ma al momento la risposta è questa: è di proprietà dell’associazione “MoVimento 5 Stelle” con sede in Genova che lo ha concesso in uso all’omonima associazione fondata da Di Maio e Casaleggio jr. nel dicembre 2017.

Lo scontro è semplice: non sono certo i 300 euro che ogni mese gli eletti devono versare. La vecchia guardia, quelli dell’anticasta, vuole continuare a fare politica e accaparrarsi il partito che invece è ipotecato da Casaleggio, il quale continua a dettar la linea grazie alle chiavi di Rousseau. La partita è tutta qui: la fuga da Casaleggio è una fuga per la poltrona e un affrancamento dai suoi diktat.

La posta in gioco
«Basta click», dicono i ribelli. Ma la posta non è solo quella, è l’anagrafica degli iscritti, è fare il partito degli eletti, liberarsi del dominus, è anche controllare la “macchina del fango” che può attivarsi a comando. Come nel caso di Paola Taverna: lei contesta e sul web viene accusata di impicci sulla rendicontazione pubblicata su Rousseau.

Gli equilibri internazionali e la corsa alla Casa Bianca
Cosa significherebbe per la politica del Movimento liberarsi del dominus? Secondo alcuni “ribelli” ciò comporterebbe una nuova politica estera per il Movimento: le derive filo-russe e filo-cinesi sono state decise, da sempre, a Milano. Che sia una promessa o una vana speranza si vedrà.

Quello che appare certo è che gli equilibri internazionali avranno un ruolo in questa storia. Se Trump e la sua internazionale populista dovessero cedere la Casa Bianca verrebbero meno molte relazioni che Casaleggio ha coltivato nel tempo.

Di Maio questa opzione l’ha già contemplata e nella costante gara con Conte ha mosso le sue pedine: ha fatto cenno all’avvelenamento di Navalny – mentre Conte taceva – ha colloquiato a lungo con uomini della diplomazia americana che non amano Trump dando rassicurazioni sul rapporto con i cinesi. Mentre ciò avveniva Conte perdeva appeal con la sua equidistanza tra i due competitor alla Casa Bianca e l’acquiescenza verso Putin.

L’amministrazione Biden dimenticherebbe tutto questo? Dimenticherebbe anche l’affaire Barr, i tappeti rossi srotolati da Conte per confondere le acque sul Russiagate? E proprio Biden, arrivato alla Casa Bianca, dimenticherebbe quando accusò Cinquestelle e Lega di aver avuto aiuti dalla Russia in un lungo pezzo su Foreign Affairs.

Lo sfidante di Trump lo scrisse chiaramente nel 2017: «Un simile sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinquestelle in Italia, in vista delle prossime elezioni parlamentari».

Il business di Casaleggio
A oggi la rete di rapporti di Casaleggio è la bussola per decrittare molte scelte del Movimento. Ciò avviene perché il Movimento è ancora nelle sue mani. Ora gli eletti vogliono che sia la politica romana a comandare, che non sia più Milano ad avere in mano le loro carriere. Ribaltare i rapporti di forza significherebbe che a garantire il business dell’imprenditore, con il suo conflitto di interessi, sarebbero gli eletti. Insomma, da avatar in carne e ossa – così li definiva Gianroberto Casaleggio, il fondatore, a politici tout court.

Non c’è però ancora una exit strategy capace di fare i conti con la realtà: la recisione del legame con Rousseau deve passare attraverso un cambio dello Statuto che prevede una procedura assai complessa e un voto finale. Ovviamente online e sulla piattaforma di Casaleggio. La domanda che i ribelli si fanno è questa: quanto valgono i dati in mano a Rousseau? Come e con chi possiamo sostituire Davide? La trattativa deve prevedere un do ut des.

Il nuovo equilibrio e gli avvertimenti a Davide
Casaleggio è un uomo d’affari, il Movimento è lo strumento che gli garantisce la possibilità di avere potere politico. Impensabile che ci rinunci. La presa sui suoi eletti ha bisogno di nuove regole. Una sola persona glielo può consentire, Luigi Di Maio l’altro proprietario del simbolo. Ecco perché nel gruppo parlamentare tutti, o quasi, sono “dimaiani”: solo lui può davvero sfidare Davide e trovare un accordo.

La partita potrebbe chiudersi con un pareggio: Rousseau rimarrebbe il fornitore di servizi con un nuovo contratto esplicito e non più incastonato nello Statuto perdendo i poteri di espulsione mentre la nuova dirigenza avrebbe maggiore libertà di gestione per trasformare ciò che rimane del Movimento in partito strutturato e con una governance meno dipendente da Milano.

I mugugni su Davide che senza il Movimento non sarebbe più un player attrattivo finirebbero improvvisamente. E finirebbero anche le accuse, nemmeno tanto velate, di chi come il senatore Emanuele Dessì sostiene che i soldi a Rousseau sono denaro pubblico e che nessuno sa come Davide li spenda. Una trattativa nel vero senso della parola non priva di avvertimenti.

E Grillo? Pur privo di un potere reale, il comico genovese ha quello di interdizione. Chi garantisce lui, e il suo business fatto anche di consulenze per il blog, lo avrà dalla propria parte. Grillo però a sua volta è legato a Rousseau da un patto di manleva: l’associazione di Casaleggio paga le spese legali e i risarcimenti danni che gravano sul comico e sul Movimento (per i quali nel 2018 sono stati accantonati dall’associazione milanese fondi a cinque zeri): estromessa Rousseau, questa non avrebbe più interesse a pagare somme dovute dal Movimento (che ha zero euro in cassa) o da Beppe.

Da qui la stilettata al veleno di una fonte di alto livello del Movimento. «Il Partito democratico ha rinunciato alle querele contro Grillo e il Movimento per renderli indipendenti da Casaleggio». Che nemesi per i francescani della politica! Da qualsiasi parte la si osservi questa guerra dentro il Movimento è una storia di interessi.

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