Le percentuali del World Economic OutlookLe previsioni del Fondo monetario internazionale per l’Italia sono peggiori di quelle del governo

Secondo le proiezioni di Washington, quest’anno l’Italia dovrebbe perdere il 10,6% del Pil, oltre un punto in più del -9% previsto nella Nadef. Per recuperare poi nel 2021 con un +5,2%, laddove invece il ministero dell’Economia stima un recupero del +6%

Olivier DOULIERY / AFP

Le previsioni economiche del Fondo monetario internazionale non portano buone notizie per l’Italia: i segni della recessione da Covid-19, secondo il World Economic Outlook, saranno ben più gravi delle stime del governo appena diffuse nella Nota di aggiornamento al Def (Nadef) e confermate dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione al Parlamento. Con conseguenze economiche e di bilancio difficili da riassorbire in tempi brevi, secondo gli economisti di Washington.

La recessione globale
Ovviamente, gli effetti disastrosi della pandemia sono gravi in tutto il mondo. Il Fmi ricorda che entro la fine dell’anno 90 milioni di persone potrebbero finire in una condizione di povertà. E che la ripresa sarà «lunga, irregolare e incerta», spiega la capo economista Gita Gopinath.

Le proiezioni presumono che le misure di contenimento dovute alla pandemia continueranno nel 2021 e che la trasmissione del virus terminerà ovunque entro la fine del 2022. Da questi presupposti, il Fondo monetario internazionale prevede per quest’anno una contrazione del 4,4% del Pil globale, leggermente meno grave rispetto al -5,2% previsto a giugno. Ma ricorda che l’economia resta «soggetta a battute d’arresto». Per il 2021, invece, si prevede un rimbalzo dell’attività internazionale con un +5,2%, ammesso sempre che il virus dia tregua. Altrimenti, i dati saranno ben peggiori. Da qui al 2025, si calcola comunque che la perdita totale di produzione nel mondo ammonterà a 28 trilioni di dollari: una frenata senza precedenti per il miglioramento del tenore di vita medio della popolazione mondiale.


L’Europa debole
Ma di fronte ai dati negativi a livello globale, ogni Paese fa i conti con reazioni economiche diverse che molto hanno a che fare con le situazioni pre-Covid. L’Europa, e soprattutto l’Eurozona, come accaduto nella precedente crisi economica, anche questa volta sembra perdere terreno nella fase di recupero rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.

Secondo il Fmi, il Prodotto interno lordo dell’area euro quest’anno cadrà dell’8,3%, mentre negli Stati Uniti la perdita si fermerà al -4,3%, quasi la metà. Tra le economie avanzate nel mondo, l’unica eccezione con il segno più è la Cina, che a fine anno registrerà addirittura un +1,9%. A fine 2021, gli Usa avranno perso un punto di Pil, l’Eurozona quasi tre. Mentre Pechino avrà un rimbalzo dell’8,2 per cento.


Italia fanalino di coda 

Ma in Europa non tutti gli Stati membri avranno lo stesso percorso di recupero. E qui arrivano le cattive notizie per l’Italia, che risentono della situazione di debolezza precedente alla pandemia. Così, se la Germania quest’anno fa registrare un -6% e nel 2021 dovrebbe crescere del 4,2%, i numeri peggiori sono invece quelli di Spagna e Italia.

Secondo il Fmi, quest’anno l’Italia dovrebbe perdere il 10,6% del Pil, oltre un punto in più del -9% previsto nella Nadef. Per recuperare poi nel 2021 circa la metà del valore perduto con un +5,2% – laddove invece la Nadef stima un recupero del +6 per cento. La perdita per l’Italia sarebbe quindi di oltre 5 punti di Pil, tanto quanto la Spagna (che perde il 12,8% quest’anno ma recupera il 7,2% nel 2021). Mentre la Germania perderebbe meno del 2%, e la Francia meno del 4 per cento. Si ripete il copione dell’Europa a due velocità della crisi precedente, quindi, con gli stessi Paesi che arrancano nella ripresa.

Le cose non migliorano nel lungo periodo. La previsione sulla crescita italiana al 2025 è di solo lo 0,9%, la più bassa di tutta l’Eurozona. Per la Grecia ci si aspetta un +1%, per la Spagna un +1,5%. Il Fmi sembra non credere nella capacità di ripresa dell’Italia, nonostante l’arrivo dei fondi del Next Generation Eu. Oltre l’impatto della pandemia, sulle previsioni di crescita – spiegano dal Fmi – pesano i fattori demografici, con le basse nascite e l’invecchiamento della popolazione, oltre che il divario di genere nella partecipazione attiva al mercato del lavoro, che con la pandemia si è allargato più di prima.

Uno scetticismo che si vede anche nei numeri sull’equilibrio dei conti pubblici, anche in questo caso molto diversi dalla Nadef. Se il Tesoro per quest’anno vede un deficit pubblico all’10,8% del Pil e un debito al 158%, il Fmi prevede invece un deficit al 13% e un debito al 161,8%, che scenderebbe al 158,3% nel 2021, fino a ridursi solo al 152,6% nel 2025. Molto al di sopra delle previsioni del governo.

«È la peggiore crisi dalla Grande Depressione, e ci vorrà una significativa innovazione sul fronte politico, sia a livello nazionale che internazionale per riprendersi da questa calamità», dicono gli economisti del Fmi. L’avvertimento vale soprattutto per l’Europa, ancora impantanata nelle trattative sul Next Generation Eu. E in particolare per l’Italia, che quelle risorse dovrà farle fruttare.

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