Film da sfogliareCosa c’è nel nuovo Dizionario Mereghetti del 2021, l’edizione dell’annus horribilis del cinema

L’anno della pandemia è stato quello delle chiusure (a volte definitive) dei cinema e delle uscite posticipate. Ma ha portato alla ribalta anche numerose produzioni “piccole” che per Paolo Mereghetti meritano un posto nel suo celebre Dizionario (Baldini + Castoldi)

Palombi/LaPresse

«Va bene», gli disse Cottard, «va bene, ma che cosa intendi per ritorno a una vita normale?» «Nuovi film al cinema», disse Tarrou sorridendo.

Albert Camus, “La peste”

Impegnarsi con il massimo sforzo per fare uscire una nuova edizione del Dizionario, proprio quando il mondo si era fermato per il lockdown, poteva sembrare un gesto azzardato se non addirittura controproducente.

Durante i mesi della pandemia non siamo stati certamente i soli a interrogarci sul futuro del cinema e sul modo in cui saremmo tornati a fruirlo. Le schiere degli apocalittici sembravano aumentare ogni giorno e occuparsi di film poteva assomigliare a un passatempo elitario.

La risposta di Tarrou a Cottard nel capolavoro di Camus (e l’appoggio dell’editore, deciso a sfidare ogni previsione negativa) ha spronato chi scrive e i suoi collaboratori a non rimandare l’appuntamento editoriale. Anche perché il numero dei nuovi film non sembra aver risentito degli stop che la pandemia ha imposto.

Forse ci sarà qualche capolavoro in meno, sicuramente mancheranno all’appello i blockbuster hollywoodiani che si affacciano nei cinema durante l’estate per iniziare la loro corsa verso l’Oscar (solo Nolan con “Tenet” ha sfidato le paure di esercenti e distributori e anche per questo non poteva mancare in questa nuova edizione), ma la frenata subìta dalla grande industria americana ha finito per favorire l’arrivo sui nostri schermi (al cinema o in streaming) di una miriade di «piccoli» film – piccoli dal punto di vista produttivo, non certo qualitativo – che altrimenti avrebbero faticato a trovare attenzione. E di cui abbiamo cercato di dare riscontro nel migliore dei modi possibili, senza distinzioni tra film «impegnati» o solo «ricreativi».

Le virgolette sono d’obbligo, ma il senso spero sia inequivocabile: se il giudizio finale, stellette comprese, sottolinea differenze di valore e di importanza, l’attenzione iniziale è uguale e costante per tutti i titoli che vengono presi in esame, sia per i film nuovi (di cui prima della visione si ignorano evidentemente qualità e difetti) sia per i film già schedati che sono stati ripresi in considerazione.

Perché sfogliando il Dizionario ogni tanto ci si imbatte in titoli che «chiedono» di essere rivisti, in schede che «vogliono» essere rimesse a nuovo, correndo anche il rischio che la rilettura possa peggiorare il giudizio (forse scandalizzerò qualcuno dicendo che mi è successo per esempio con “Omicidio a luci rosse”) oppure migliorarlo decisamente (il salto in avanti più notevole, in questa edizione, mi sembra quello di “Chiamata per il morto” di Lumet). E senza distinzione di nobiltà o di popolarità.

Così il lettore attento noterà che sono stati rivisti e rifatti i film di Agnès Varda e gli Sherlock Holmes con Basil Rathbone, le regie di Cassavetes e quelle di Andrzej Wajda (integrando le mancanze), i film di Claude Pinoteau e Robert Bresson, quelli di Pupi Avati e di Georges Lautner, di Philippe de Broca e Vincent Minnelli, di Carlo Verdone, Francesco Nuti e Henri Verneuil, così come i film di Gianni e Pinotto e quelli con Francis il mulo parlante. E di Ingmar Bergman. E alcuni Fellini.

E poi abbiamo abbondantemente incrementato le filmografie di Kon Ichikawa, Mikio Naruse, Yoshishige Yoshida, Keisuke Kinoshita, di Jean- Pierre Mocky, Robert Hossein e Michel Deville, di William Castle, W.C. Fields e William Cameron Menzies così come abbiamo inserito i film di Frank Wisbar (mai trattato nelle precedenti edizioni) e quelli che hanno come protagonisti «The Whistler» e «Doctor Crime». E ne dimentico.

Quelle che non voglio assolutamente dimenticare sono le nuove schede tematiche scritte per questa edizione: quella dedicata a Gianni e Pinotto, le due che fanno il punto sugli intrecci tra mondo dei fumetti e cinema dedicate al DC Comics Extended Universe e al Marvel Cinematic Universe, quella che analizza tutti i corti diretti da Buster Keaton (ognuno dei quali ha naturalmente anche la relativa scheda) e poi la meraviglia delle meraviglie, una mega-scheda dedicata a “Star Wars” (frutto del lavoro e della competenza di Filippo Mazzarella e Alberto Libera) che mi sembra si possa onestamente fregiare del titolo di «definitiva».

prefazione a “Il Mereghetti. Dizionario dei film 2021”, di Paolo Mereghetti, Baldini + Castoldi, 2020