Ricaricare le batteriePerché il futuro dell’energia passerà per il litio geotermico

Estrarre il metallo ha costi ridotti e l’impatto ambientale è contenuto. Al momento sono stati individuati solo tre giacimenti (in Cornovaglia, in Germania e in California) ma potrebbero già colmare buona parte del fabbisogno mondiale

da GetArchive

La rivoluzione del litio geotermico si annuncia all’interno della rivoluzione del litio. Numero atomico 3, il litio è il metallo più leggero e l’elemento solido meno denso.

Ancora largamente usato in medicina, è oggi però importante soprattutto per le batterie: nei pc, negli smartphone, e in prospettiva ancora di più nell’industria automobilistica, che vi sta cercando la chiave per ricaricare le auto elettriche in modo rapido. Si calcola che il 90% delle batterie al litio prodotte nei prossimi 10 anni saranno destinate alle auto.

Più in generale, il litio è al momento considerato il miglior strumento esistente per immagazzinare l’energia da fonti rinnovabili.

Con la pandemia che ha abbattuto il consumo dei combustibili fossili; con l’Unione Europea, Biden e anche la Cina che in modo diverso annunciano di voler accelerare il processo in modo da arrivare a una transizione energetica verso le rinnovabili; con Paesi come Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Francia, Norvegia e Canada che hanno già fissato scadenze per il bando dell’auto a benzina: nel XXI secolo potrebbe avere il litio quell’importanza strategica che nel XIX secolo ebbe il carbone e nel XX secolo il petrolio.

Finora, le più grandi risorse del mondo sono situate in due punti: un triangolo sudamericano compreso tra Bolivia, Argentina e Cile, e in Australia. Il secondo si ricava però dalla roccia. Il primo, invece, da depositi di acqua salmastra sotterranei che si trovano sotto ai letti di laghi secchi diventati deserti di sale. Entrambi necessitano, per l’estrazione, di energia e acqua.

Al contrario, il litio geotermico ora individuato in Cornovaglia, in Renania e negli Stati Uniti è già nell’acqua. Potrebbe quindi essere utilizzato abbattendo i costi e l’effetto contaminante.

L’annuncio è fatto da Cornish Lithium: una società che è stata creata nel 2016 dall’ex-banchiere di investimento Jeremy Wrathall proprio per estrarre il litio dalle acque salmastre delle miniere di Redruth. Il luogo esatto si chiamava Wheal Clifford, qui vi si estraeva rame, e nel 1864 vi fu scoperta una fonte termale da 50°C, a 450 metri sotto terra. Dopo le analisi, mostrò un contenuto di litio che era 8-10 volte maggiore di ogni a altra fonte fino ad allora considerata.

È da ricordare, in effetti, che dell’esistenza del litio si sapeva solo dal 1817, quando lo svedese Johan August Arfwedson lo individuò all’interno della peralite, minerale a sua volta scoperto nel 1800 in Svezia da parte del brasiliano José Bonifácio de Andrada e Silva.

Gli scienziati sospettavano che se si fosse trovato un impiego adatto la scoperta del litio avrebbe potuto avere un «grosso valore commerciale», ma all’epoca non si sapeva ancora cosa farne. Tutto rimase una semplice curiosità.

Ora invece, secondo la Banca Mondiale, per adempiere agli obiettivi climatici globali che sono stati fissati per il 2050 bisognerà aumentare l’estrazione di litio di 10 volte.

Estrarre litio da rocce all’australiana richiede l’emissione di 15 tonnellate di C02 per ogni tonnellata, senza contare le cicatrici lasciate nel paesaggio e il consumo di grandi quantità di acqua.

Estrarre litio dai laghi secchi, come in Sudamerica, probabilmente inquina di meno, ma richiede ancora più acqua in aree dove ce ne è poca.

Non a caso, varie considerazioni politiche e la resistenza della popolazione locale hanno fatto sì che i 21 milioni di tonnellate stimate nel boliviano Salar de Uyuni siano state lasciate quasi intatte. In un’area di 10.582 chilometri quadrati, a 3663 metri di altezza, nell’altopiano andino meridionale della Bolivia, l’estrazione non ha mai oltrepassato le 350 tonnellate all’anno. Sta venendo incentivato anche il riciclo, ma non può bastare per il tipo di espansione attesa.

Invece a Wheal Clifford, il litio è già in una soluzione concentrata e calda che ha circolato nelle rocce e si è arricchita con elementi come boro o potassio. L’energia proviene già naturalmente dal processo geotermico, e i 260 milligrammi al litio che vi scorrono, a una velocità tra i 50 e i 60 litri al secondo, già basterebbero per fabbricare i grammi necessari per la batteria di uno smartphone.

Il progetto di Cornish Lithium prevede anche la produzione di calore e energia senza carbonio a partire dalla stessa acqua calda in cui il litio è contenuto, a 5,2 km sotto terra. Nella «salamoia» la quantità di sodio e magnesio sembra bassa, il che renderebbe l’estrazione ancora più facile.

Il governo britannico ad agosto ha offerto 5,3 milioni di dollari di finanziamento, per realizzare un impianto pilota entro i prossimi due anni. La speranza delle autorità locali è di riportare in auge in Cornovaglia una tradizione mineraria che sembrava esaurita dopo una storia di 4500 anni.

Non solo lì, però. Una Lithium Valley che potrebbe proporzionare abbastanza litio geotermico da soddisfare i due quinti della domanda mondiale di litio è stata infatti individuata al sud-est della California, nel Mar de Salton. Un lago salato che potrebbe fornire 600.000 tonnellate di litio all’anno, per un valore da 7,2 miliardi. E anche nella Valle del Reno si troverebbero risorse di litio geotermico promettenti.

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