Gazebo decoratiMettete i fiori nei vostri vaccini e altre petalose misure antivirus

L’ultima trovata di Arcuri è quella di decorare con le primule rosa le strutture (da costruire) dove metterci in fila per un'iniezione, come se fossimo dei bambini dell’asilo

phillip-larking, Unsplash

Si resta vagamente storditi guardando la campagna “L’Italia rinasce con un fiore”, presentata ieri dal Commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, che dovrebbe fare da sfondo alla vaccinazione di massa contro il virus. Storditi per una serie di motivi, il primo dei quali è riassumibile in una domanda: davvero pensano che il Paese possa essere incoraggiato alla resurrezione da 300 gazebo decorati da primule rosa dove mettersi in fila per un’iniezione? Cosa pensano, che siamo bambini dell’asilo?

Magari sì, lo siamo, e allora la campagna funzionerà. Altrove, dove i Paesi sono popolati da adulti normodotati, nessuno ha immaginato di buttare soldi ed energie in capannoni colorati. In Germania i 16 lander forniranno domani l’elenco dei 60 centri di smistamento predisposti – ma probabilmente saranno di più: solo la Baviera ne prevede 90 – reperiti tra aree fieristiche, aeroporti dismessi, fabbriche (la Opel ha messo a disposizione alcuni suoi stabilimenti). La Gran Bretagna ha cominciato le vaccinazioni negli ospedali (50) dopo aver allestito appositi percorsi per i destinatari delle prime dosi. La Spagna ha centralizzato la campagna, individuando 13mila punti di somministrazione in strutture territoriali già esistenti e stabilito un elenco di priorità basato su 15 categorie.

Nessuno ha pensato ai fiori, alla metafora del risveglio della natura, o alla necessità di imbellettare con riferimenti bucolici un’operazione di salute pubblica su larga scala che, tra l’altro, non ha ancora una data specifica d’inizio. Nessuno, mentre sospiriamo per scavallare il Natale e forse la terza ondata che seguirà, ha progettato di fare uno spot sulla resurrezione di primavera e di promettere che “la rinascita dei fiori sarà anche la nostra”, perché sarà arrivato il momento di “abbandonare l’incertezza e schiudere i colori alla luce del sole, che ci vedrà ancora una volta insieme come primule” (testuale, dal video della campagna).

Forse siamo più bravi noi degli altri. Forse, come ha detto Arcuri nella conferenza stampa in cui ha presentato i padiglioni (peraltro con scarni dettagli: «Chi li fabbricherà?». «Pensiamo che molte aziende ci regaleranno il frutto del loro ingegno») ci affidiamo alle primule perché siamo «la culla della creatività». Magari è un premio di consolazione: tutti noi vorremmo essere la culla della serietà, dell’organizzazione, dello spirito di servizio, dell’efficienza, e invece ci è toccata la maledizione dell’eccellenza in fantasia, e quindi ci tocca farci forza coi gazebo petalosi progettati da Stefano Boeri su ispirazione di artisti e intellettuali «dal Verrocchio a Pasolini» (sì, siamo pure la culla del Liceo Classico).

Sia come sia, la presentazione decembrina di uno spot tarato su scadenze temporali assai lontane, aprile o maggio, rivela lo stato di assoluta insicurezza della macchina dell’emergenza e la sua disperata ricerca di consenso. Il vaccino e la fine del virus come Sol dell’Avvenire, come Meno Tasse Per Tutti, come la Fine della Povertà, come L’Espulsione di Tutti i Clandestini, la Fine del Bicameralismo Perfetto, il Trionfo dell’Honestà e ogni altra araba fenice inventata dalla nostra politica per mascherare la difficoltà di governare la realtà quotidiana, quel che esiste qui e ora, e sedare gli interrogativi poco commendevoli che gli italiani si stanno facendo adesso, in questo inverno non solo meteorologico.

Perché siamo il Paese d’Europa col maggior numero di morti? Perché riapriamo tutto e vorremmo riaprire di più mentre oltreconfine si fa il contrario? Va bene la primavera, la rinascita della natura, vanno bene le primule, ma perché non parliamo del Recovery Plan che dovremmo presentare entro gennaio?

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