A quattro maniTutti i post di QAnon sarebbero stati scritti soltanto da due persone

Secondo uno studio condotto con l’impiego di un algoritmo gli stili dei messaggi sarebbero riconducibili a una coppia di soggetti che han agito in periodi diversi. Adesso resta da scoprire chi sono

AP Photo/Matt Rourke, File

Passatempo per complottisti, setta di fanatici, organizzazione terroristica riconosciuta dall’FBI. QAnon, il movimento nato in rete che alimenta teorie del complotto oltre il limite dell’assurdo (come il Pizzagate, delirio secondo cui Barack Obama consumava atti di pedofilia in una pizzeria di Washington) è diventato un pericolo pubblico. E forse anche per questo è una sorpresa scoprire (come si spiega qui) che, dietro alla sua infrastruttura, si nascondono soltanto due persone.

È quello che sostiene l’analisi condotta da OrphAnalytics, società svizzera che ha sviluppato una tecnologia con cui è possibile, con l’impiego di un algoritmo, riconoscere gli stili individuali all’interno di una grande quantità di messaggi scritti. Il caso di QAnon, lascia pochi dubbi: «Abbiamo stabilito che all’origine dei messaggi di QAnon ci sono, in tutto, solo due soggetti», spiega Alain Roten, Ceo e co-fondatore della società, «che operano in due periodi temporali diversi».

Il primo sarebbe l’autore dei post (definiti “Q drops”) apparsi su 4Chan dal 28 ottobre fino al 1 dicembre 2017. La seconda mano è riconoscibile invece in quelli pubblicati su 8Chan da quel momento fino al 27 novembre 2020.

Non ci sono sovrapposizioni, piuttosto un passaggio del testimone. «È possibile che in alcuni casi, soprattutto negli ultimi anni, abbiano collaborato in forma sporadica anche altre persone». Eliminato il rumore di fondo, la stragrande maggioranza dei messaggi di Q è stata scritta da due specifici soggetti.

La tecnica adoperata da OrphAnalytics ricalca i metodi della genomica computazionale (che Roten ha studiato a Harvard) applicati alle capacità di analisi dell’algoritmo. Non è quindi il classico esame stilometrico (parole, contenuti, sintassi, occorrenze) ma un sistema diverso: la macchina mette a confronto le strisce di caratteri e studia la loro ricorsività. Un approccio astratto, asettico ma a quanto pare efficace. Gli esperti di OrphAnalytics hanno fornito consulenze per processi legali e collaborano con la Scuola di Giustizia Criminale dell’Università di Losanna.

Con QAnon il processo è stato semplice. L’algoritmo ha preso in esame tutto il corpus dei suoi post (sono 4952), lo ha ripulito da formule di saluto, liste, citazioni da altri e da frasi più brevi di 50 caratteri, ed è passato all’esame. Quello che ne è uscito è significativo.

«Adesso», ha spiegato Roten, «si dovrà fare uno studio comparativo con gli scritti dei soliti sospetti per scoprire anche l’identità dei due autori». Uno dei nomi che girano di più è quello di Jim Watkins, il fondatore di 8chan (amministrato dal figlio), già indicato da più parti come possibile creatore di QAnon.

Ricostruire le origini e la struttura di questo movimento è importante, non solo come processo di disvelamento di una follia paranoide, ma anche come studio sull’umanità, per capire come una storia assurda sia riuscita a guadagnare un numero così alto di seguaci.