Mai una gioiaLe catastrofi che potrebbero capitare nel 2021

Secondo la rivista Lancet, il nuovo anno potrebbe essere segnato da un’altra epidemia oltre a quella di coronavirus. C’è la possibilità che si verifichino tempeste solari e nuove crisi ambientali. Potrebbe anche scoppiare una crisi umanitaria causata da diversi conflitti armati che si concentreranno in Africa e Medio Oriente

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Coloro che aspettato con impazienza la fine del 2020, faranno meglio a non leggere le previsioni per il 2021. Il prossimo anno infatti potrebbe essere segnato da un’altra epidemia, oltre a quella di coronavirus. Un nuovo studio pubblicato sul Lancet ha lanciato un allarme sulle epidemie di morbillo che, con tutta probabilità, scoppieranno in vari punti del pianeta.

Già l’anno scorso il morbillo ha provocato quasi 10 milioni di casi e 207 mila morti (la maggior parte dei quali bambini sotto i 5 anni d’età), il 50% in più del 2016. È il dato più alto in 23 anni. La maggior parte delle epidemie di morbillo, l’anno scorso, si sono verificate in Africa, in particolare in Madagascar e nella Repubblica Democratica del Congo. Ma la malattia è riemersa anche in Sud America, specialmente nelle comunità indigene. «La vaccinazione inadeguata che ha portato alle epidemie di morbillo nel 2019 non è stata ancora adeguatamente affrontata, e la situazione rischia di essere esacerbata dai problemi ai servizi causati dalla pandemia di COVID-19», ha detto il professor Kim Mulholland del Murdoch Children’s Research Institute.

Un’ulteriore sigla minaccia, secondo la Fondazione Umberto Veronesi, la salute umana. Ovvvero il G4 EA H1N1, il nome di un altro nuovo virus, identificato in Cina in un allevamento di maiali, capace di trasmettersi anche all’uomo e quindi dare potenzialmente il via a un’altra pandemia.

A oggi però non si registrano casi di contagio da persona a persona. Nello studio pubblicato da Pnas, opera della China Agricultural University, gli scienziati cinesi hanno identificato nei maiali la presenza del nuovo virus – con caratteristiche simili all’influenza H1N1 – capace di passare dall’animale all’uomo. In particolare lo studio ha dimostrato che nel sangue del 10% dei dipendenti (su un totale di 300) di un allevamento di maiali dove era presente il virus, erano presenti anticorpi contro il nuovo virus. Un dato che significa l’avvenuto salto di specie.

Senza allarmismi, e non facendo fede alle previsioni di Anand (il giovane astrologo indiano noto per aver preannunciato nel 2019 una malattia globale come il coronavirus) o di Nostradamus, nel 2021 si dovrà intervenire anche per deviare un grosso asteroide diretto sulla Terra. Si tratta di deviare la traiettoria di un asteroide colpendolo con un proiettile, il satellite Dart di Nasa (creato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e con tecnologia italiana). Anche se ogni giorno cadono sulla Terra da 100 a 500 tonnellate di materiale cosmico, e gli asteroidi che porterebbero a guai piuttosto seri sono molto rari, le agenzie spaziali europea hanno deciso di intervenire il prossimo anno.

Rimanendo nello spazio: nel 2021 si potrebbero anche verificare tempeste solari. Il sole ha ripreso la sua attività rilasciando delle enormi quantità di energia, che, se raggiungessero la Terra, potrebbero generare delle tempeste geomagnetiche e causare dei disturbi nelle comunicazioni. L’inizio del nuovo ciclo solare era stato annunciato dalla Nasa e dalla Noaa. Come spiegano gli esperti, questi periodi durano in media 11 anni e si alternano tra momenti di massima attività, durante i quali aumenta il numero delle macchie solari, e altri di attività minima, nei quali il numero delle macchie si riduce.

Un’eredita del 2020 saranno invece le crisi ambientali. Il 2020 è cominciato con l’Australia in fiamme: in pochi giorni è stata bruciata una superficie equivalente alla somma di Piemonte e Lombardia, mentre migliaia di cammelli venivano abbattuti perché mancava l’acqua per dissetarli. Contemporaneamente sciami di cavallette oscuravano il cielo nell’area fra il Corno d’Africa e il mar Rosso, un fenomeno esasperato dalle temperature record e da piogge particolarmente intense provocate dal riscaldamento dei mari. A febbraio alla Base Esperanza, in Antartide, il termometro è arrivato a 18 gradi. E a giugno in Siberia si sono raggiunte punte di 38 gradi. Senza parlare dell’Amazzonia disboscata e incendiata. Fenomeni che non si estinguono in pochi mesi, e pertanto rimangono ai massimi livelli le probabilità di nuove crisi in questi territori.

Il risultato? I rischi collegati alle crisi climatici potrebbero incrementare il rischio di malattie infettive per gli animali, il che si tradurrebbe in un pericolo più elevato che questi virus si diffondano tra gli esseri umani. L’ipotesi è il risultato di uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dagli esperti dell’Università di Notre Dame, dell’Università della Florida e dell’Università del Wisconsin-Madison. A tal proposito, una nota positiva per il 2021 viene dal Parlamento europeo, che ha approvato il Green Deal e stanziato un’iniezione di soldi per alimentare il finanziamento di progetti di economia resiliente e sostenibile.

Il 2021 sarà teatro anche di una «catastrofe umanitaria». La denuncia arriva dalle Nazioni Unite, nel Global Humanitarian Overview 2021. Nel 2020 il numero di persone bisognose di assistenza umanitaria è aumentato del 40% a causa della pandemia di coronavirus. Si tratta in totale di 235 milioni di persone, che se vivessero insieme sarebbero il quinto Paese più popoloso del mondo. Si prevedono quindi nuove carestie, che si aggiungono ai conflitti già in corso e alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Le zone più a rischio sono Afghanistan, Nigeria nord-orientale, Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo e Burkina Faso. Particolarmente grave è la situazione in Yemen, dove «c’è un pericolo chiaro e presente di una carestia di scala davvero larga».

Infine, il mondo del 2021 sarà ancora un mondo in guerra. I conflitti toccano i cinque continenti, ma si concentrano in Africa e Medio Oriente. Si combatte anche in America Latina, mentre secondo l’ultimo rapporto dell’International Crisis Group in Africa ci sono la maggior parte dei conflitti armati. Rilevanti nel prossimo anno saranno anche gli effetti del water grabbing (appropriazione dell’acqua) e delle water wars, capaci di provocare migrazioni forzate, privatizzazione delle fonti idriche, controllo forzato per progetti di agrobusiness di larga scala, inquinamento dell’acqua e danneggiano gli ecosistemi.