I due amigosConte e Trump non se ne vogliono andare, ma sono destinati alla spazzatura della storia

Donald e Giuseppi sono stati travolti nelle urne e dalla realtà, ma lottano più o meno legittimamente per restare al potere. Il 20 gennaio, gli americani avranno un nuovo presidente. Noi non conosciamo ancora la data di scadenza del nostro premier, ma sappiamo che la sua stagione deve finire al più presto, se non vogliamo affondare

SAUL LOEB / AFP

I due amigos Donald e Giuseppi, forti dei reciproci grandi successi nella lotta alla pandemia e altre miserie, non se ne vogliono andare. Nessuno dei due. Il primo cerca illegalmente 11.780 voti in Georgia, il secondo crede che gliene potrebbero bastare una ventina al Senato, da raccattare con legittime manovre parlamentari che la sua parte politica e giornalistica fino all’altro ieri definiva criminali. In realtà non saranno sufficienti né gli 11.780 voti di Trump né la manciata di senatori di Conte: entrambi, Trump e Conte, sanno di essere destinati alla spazzatura della storia.

Trump è una macchietta triste e pericolosa per le solide istituzioni democratiche americane, ma il 20 gennaio a mezzogiorno, «rain or shine», sarà accompagnato dal secret service fuori dalla Casa Bianca, a proposito di quelli che «non si cambia un governo durante una pandemia». Quando il comandante è un inetto, semmai si accelera.

Conte non ha ancora una data di scadenza precisa sul packaging confezionato da Renzi e Zingaretti, così prova a mettere le mani sui servizi segreti, cerca di reinventare un Conte ter e, se emergesse un problema sulla sua persona, sarebbe prontissimo anche a cambiar nome, cognome e santo patrono di riferimento, come ha scritto su Twitter Sebastiano Messina, pur di restare ancorato a Casalino a Palazzo Chigi.

Non è un caso che tra i due più improbabili leader del G7 di tutti i tempi, Trump e Conte, ci fosse così tanto feeling, oltre al comune rispetto per Vladimir Putin, sancito da parte nostra con l’aiuto alla tesi trumpiana del controcomplotto ordito da Obama, Renzi e Biden per incastrare il Cialtrone-in-chief, una bufala utile anche a sviare il coinvolgimento nel vero Russiagate dell’università di riferimento del grillismo di governo, una fregnaccia internazionale cui hanno creduto solo i retequattristi prisencolinensinainciusol della destra italiana.

L’Italia oggi ha due priorità esistenziali: una mobilitazione per vaccinare il più presto possibile il più alto numero di connazionali e la progettazione ed esecuzione di un piano per la crescita e la trasformazione della società grazie agli investimenti europei di 209 miliardi, più i 36 del Mes. Giuseppe Conte e i suoi uomini al governo sono gli italiani più inadeguati sia a completare il primo compito sia a immaginare il secondo, non solo perché rifiutano di utilizzare i 36 miliardi per ridisegnare il sistema sanitario nazionale abbattuto dal coronavirus, ma soprattutto per aver sprecato ingenti risorse durante il primo governo Conte, per tutti i disastri causati durante il secondo e per la palese incapacità di affrontare, programmare e superare l’emergenza in modo serio, senza ritardi, senza mance e altre elargizioni di bonus improduttivi.

A Palazzo Chigi, nei ministeri, nei dipartimenti e nelle strutture emergenziali create per contrastare la pandemia serve gente adulta, capace e competente: ingegneri per garantire la logistica di una campagna nazionale di vaccinazione straordinaria, economisti, imprenditori e sindacalisti per immaginare un patto nazionale sulla crescita e sul lavoro, innovatori per programmare il dopodomani e politici di professione in grado di guidare il rilancio del paese, senza farsi dettare l’agenda dall’ultima tendenza su Twitter.

Ora guardate chi abbiamo al comando e poi rispondete se seriamente comprereste un piano vaccinale o un Recovery plan usato da Conte, Casalino, Arcuri, Speranza, Boccia, Fofò Dj, Pisano e Catalfo, un trust di cervelli senza precedenti reclutato dai favolosi cacciatori di teste della Casaleggio Associati.

Gli americani si sono infine liberati dell’imbarazzo di Trump a un costo sociale, economico e politico ancora da valutare, sommergendolo con una valanga di voti per provare a far tornare davvero grande l’America. Contro l’eversore in chief che invoca l’esercito contro il voto popolare si sono dovuti schierare tutti gli ultimi capi del Pentagono, democratici e repubblicani, eppure tra quindici giorni alla Casa Bianca entrerà uno stagionato politico di professione, forse non entusiasmante ma certamente serio e affidabile, il quale si è subito circondato di funzionari, consiglieri ed esperti altrettanto credibili e non di mezze calzette.

Con le elezioni previste nel 2023, adesso spetta ai partiti di maggioranza e ai parlamentari in carica trovare una soluzione politica alternativa che consenta all’Italia di liberarsi del suo imbarazzo e di chiudere una volta per tutte la surreale stagione dei governi Conte.

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