Un vescovo a BerlinoLo scontro sul sacerdozio femminile tra Vaticano e Chiesa tedesca

Il presule Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale di Germania, è tornato a ribadire le sue posizioni a favore dell’accesso delle donne al presbiterato e di una riforma in materia di omosessualità. Ma le sue dichiarazioni non sono piaciute alla diocesi romana e a Papa Francesco

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Sempre che ci sia, l’asse cattolico Roma-Berlino, pardon Roma-Limburg, dev’essersi incrinato e non di poco. A creare imbarazzo al di là del Tevere è ancora una volta Georg Bätzing, vescovo di Limburg, che dal 3 marzo scorso è succeduto al cardinale Reihnard Marx nella presidenza della Conferenza episcopale tedesca (DBK). 

In un’intervista comparsa sull’ultimo numero di Herder Korrespondenz il presule quasi sessantenne è tornato infatti a ribadire le sue posizioni aperturiste su sacerdozio femminile, benedizione extrasacramentale delle coppie dello stesso sesso, revisione del Catechismo in materia di omosessualità. E a lanciare nuove bordate alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che in una lettera del 18 settembre, a lui indirizzata e firmata dal cardinale prefetto Luis Francisco Ladaria Ferrer con tanto di nota dottrinale di quattro pagine, ha duramente criticato il documento “Gemeinsam am Tisch des Herrn – Ökumenische Perspektiven bei der Feier von Abendmahl und Eucharistie” (Insieme alla mensa del Signore – Prospettive ecumeniche nella celebrazione della Cena del Signore e dell’Eucaristia, ndr). Quello, cioè, che, elaborato nel settembre 2019 dal Gruppo di lavoro ecumenico (ÖAK), contiene un deciso appello a favore della Comunione aperta o intercomunione tra cattolici e protestanti.

In realtà a non andare proprio giù a Bätzing e ai vescovi tedeschi d’area marxista (fedeli ovviamente non all’autore de “Il Capitale” ma alla linea riformista del cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga) sono le riserve vaticane al Sinodo biennale tedesco in corso o, più propriamente, “Cammino sinodale”, il cui «valore vincolante per la chiesa in Germania» era stato seccamente smentito due anni fa, ancor prima che iniziasse, dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, e dall’arcivescovo Filippo Iannone, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

E il primo a non essere d’accordo con l’indirizzo del percorso sinodale è proprio il Papa, le cui preoccupazioni sono evincibili sia dalla sua lettera del 29 giugno 2019, sia da confidenze fatte a diversi prelati come il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, o il vescovo emerito di Fulda Heinz Josef Algermissen. Con buona pace dunque dello stesso Bätzing, che il 27 giugno scorso, al termine del primo incontro da presidente della DBK con Francesco, si era sbracciato a parlare con la stampa di apprezzamento e incoraggiamento papale al Cammino sinodale.

Nella sua recente intervista il vescovo di Limburg ha auspicato un nuovo concilio ecumenico per discutere temi di più ampia portata a partire dall’accesso delle donne al diaconato e al sacerdozio. «A essere onesti – così a Herder Korrespondenz – sono da ridiscutere le argomentazioni della Chiesa sul perché il ministero sacramentale può essere concesso solo agli uomini. Ma devo onestamente aggiungere: percepisco altrettanto bene che queste argomentazioni sono sempre meno convincenti e che ci sono argomenti ben elaborati in teologia che parlano a favore dell’apertura del ministero sacramentale anche alle donne».

Parlando più volte di diaconato alle donne come primo passo verso la loro ordinazione sacerdotale ed episcopale, Bätzing ha poi aggiunto: «Per il ministero presbiterale i papi sin da Giovanni Paolo II hanno detto all’unisono che la domanda ha avuto risposta, eppure essa è sul tavolo». Un’ulteriore presa di distanza, dunque, anche da Francesco, che nell’Esortazione post-sinodale Querida Amazonía ha ribadito un no secco all’accesso delle donne al presbiterato. Il che mette chiaramente in luce come la nuova Commissione di studio sul diaconato femminile istituita in aprile da Bergoglio difficilmente potrà indirizzarsi sulla citata linea batzingiana. 

Per Paola Lazzarini, fondatrice di Donne per la Chiesa, le parole del vescovo di Limburg «non nascono in ogni caso dal nulla o sono frutto di una riflessione autonoma. Ma sono poste all’interno del percorso sinodale della Chiesa tedesca, che recepisce un enorme lavoro che negli ultimi decenni è stato fatto dalle donne tedesche, teologhe credenti. Lavoro, il cui esito più visibile si è avuto lo scorso anno con lo sciopero generale organizzato da Maria 2.0».

Anche per la sociologia delle religioni «le ragioni teologiche del divieto appaiono inconsistenti. Soprattutto quella della scelta dei 12 da parte di Cristo. Tutti gli esegeti concordano nel ritenere che il dodici è il numero simbolico delle tribù d’Israele e non rappresenta semplicemente dodici persone di sesso maschile. È vero che resta allo stato d’ipotesi l’attestazione di ordinazioni sacerdotali di donne, mentre è indubitabile quella diaconale nei primi secoli. Ma, anche se non ci fosse alcun precedente storico, sono i tempi a richiedere l’accesso delle donne all’Ordine sacro».

Sempre a Linkiesta Paola Lazzarini tiene però a precisare che «dal nostro punto di vista, ma anche di tante donne incontrate nel mondo, quella dell’ordinazione non è comunque la priorità. Per utilizzare le parole di Antonietta Potente, “io non vorrei un ministero ordinato, semmai vorrei un ministero disordinato”. Uno, cioè, più aderente alla vita e soprattutto tale da portare al superamento dell’idea che alla Chiesa di Cristo sia connaturata una gerarchia sacerdotale. Gerarchia che è un esito storico, ma non per questa necessaria. Secondo una diffusa sensibilità tra le donne, e che sento più mia, c’è dunque più bisogno di un rinnovamento generale della Chiesa in senso egualitario, che riconosca e ridia ai laici il loro ruolo di popolo di Dio e non di semplici spettatori. Ritengo quindi che l’accesso delle donne al ministero ordinato non sia il primo passo da compiere quanto piuttosto l’esito di una riforma complessiva della Chiesa».

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