Abbattere i contagiIl primo banco di prova di Draghi non può essere un banco a rotelle

Non si può continuare con la costante oscillazione tra negazione del problema e restrizioni a casaccio, delirante propaganda sul modello italiano e caccia all’untore per le strade dello shopping, autoesaltazione e allarmismo

Pixabay

Dei molti salutari effetti portati da un governo di larghissima coalizione, nato in Parlamento e composto con criteri rigidamente proporzionali, ce n’è uno in particolare di cui oggi abbiamo più bisogno che mai, nel pieno della pandemia, ed è la possibilità di dare finalmente ragione a chi ha ragione, fin dove ha ragione e non oltre. A mio parere, è il bene supremo di ogni dibattito democratico: la possibilità di distinguere.

Troppi sottili analisti tendono a sottovalutare questo fondamentale effetto di laicizzazione della politica legato all’impostazione proporzionalistica: la rimozione del vincolo manicheo portato dal bipolarismo di coalizione, che ha intossicato il dibattito con un di più di propaganda e demonizzazione dell’avversario che al momento non possiamo proprio permetterci.

Dunque diciamo subito che Walter Ricciardi ha perfettamente ragione, nel merito, quando lancia l’allarme sul rischio di una diffusione incontrollata delle nuove varianti del virus, in particolare della variante inglese, e sulla necessità di intervenire prima, come sostiene da mesi. Ma ha ragione – e bisogna dirlo subito, anzi, bisogna gridarlo – anche Matteo Salvini, quando osserva che dichiarazioni come quella sulla necessità di un immediato lockdown un consulente del governo non le fa in televisione, le fa al presidente del Consiglio o quanto meno al ministro di cui è consigliere, e se loro non gli danno retta si dimette. Ed ha ancora mille volte ragione la Lega quando dice che è intollerabile consentire a chi lavora attorno agli impianti sciistici di investire e organizzarsi per poi annullare tutto ventiquattro ore prima, la domenica per il lunedì. È un metodo insopportabile e ingiustificabile, che chiama in causa il governo non meno del Comitato tecnico-scientifico che un simile andazzo ha finora alimentato, approvato o comunque coperto (io propenderei per la prima ipotesi, ma è grave anche l’ultima).

Riassumendo: Ricciardi ha ragione nel merito e torto nel metodo (che non è poco); Salvini ha ragione nel metodo, ma ha torto nel merito (che è peggio), nella misura in cui non vede o finge di non vedere la gigantesca minaccia che si profila all’orizzonte.

Proprio sullo stretto e scivolosissimo crinale che separa queste diverse ragioni e questi torti speculari, sfortunatamente per lui, si pone dunque il principale problema che Mario Draghi dovrà affrontare subito e con decisione.

Qui infatti non c’è approccio gesuitico, democristiano e consociativo che tenga. Tre termini, preciso a scanso di equivoci, che intendo in accezione estremamente positiva, come l’esatto opposto dell’insensato e brutale fanatismo dell’approccio populista. Tre doti che al governo sono state e saranno senza dubbio utilissime in ogni altro campo, ma non in questo. Qui occorrerà una netta discontinuità dal governo precedente, senza infingimenti e senza mediazioni, perché si tratta della vita di tutti noi, e dinanzi al pericolo che abbiamo davanti c’è poco da mediare. E anche perché, per ovvie ragioni, si tratta del principale terreno su cui il nuovo governo sarà misurato: se fallisce su questo, cosa farà sul resto non ha molta importanza, ammesso che gli resti altro da fare.

Il circolo vizioso tipico della strategia contiana, fondata sullo scaricabarile e la propaganda, va spezzato una volta per tutte. Non si può continuare, come si è fatto dal primo focolaio di Alzano e Nembro in poi, con la costante oscillazione tra negazione del problema e restrizioni a casaccio, delirante propaganda sul modello italiano e caccia all’untore per le strade dello shopping, autoesaltazione e allarmismo, aperture ingiustificate e chiusure obbligate, tardive e comunque insufficienti (insufficienti proprio perché tardive, naturalmente).

La ragione principale per cui nella prima e nella seconda ondata l’Italia è stata tra i paesi che se la sono vista peggio consiste nel fatto che il numero di conferenze stampa e dirette Facebook, purtroppo, non ha alcun effetto sulla curva dei contagi, che ha quindi continuato a salire. In compenso, come si è visto, può aumentare molto la popolarità dell’oratore sui social network: buon per lui. Fortunatamente, questo non sembra proprio tra gli obiettivi del presidente del Consiglio attuale.

Draghi dovrà dunque riprendere in mano l’intera questione della lotta alla pandemia, non solo decidendo dure e tempestive restrizioni, necessarie per abbattere subito la curva, ma anche organizzando quel sistema di tracciamento e sorveglianza che è stato il fallimento più grave del governo Conte. Una tesi che, almeno su queste pagine, non penso ci sia bisogno di argomentare ancora (vogliamo parlare di come non ha mai funzionato Immuni, per dirne una?).

La verità è che il governo Conte sul sistema di tracciamento e sorveglianza non ha mai voluto investire davvero, perché non ha mai voluto puntare sulla prevenzione – cioè su un discorso responsabile fatto ai cittadini, sulla base dei rischi prevedibili – preferendo trattarli piuttosto come bambini, cui raccontare che i sacrifici necessari erano sempre gli ultimi, e poi sarebbe passato tutto. Per magia, evidentemente, visto che nel frattempo non si faceva niente – niente o quasi niente su tracciamento, trasporti, scuole – scommettendo sull’arrivo del vaccino come se anche quello fosse una formula magica, e bastasse pronunciare la parola per vedere scomparire ogni problema.

È questa filosofia del giorno per giorno, essenzialmente populista, che va rovesciata, perché paradossalmente è ciò che causa anche i maggiori danni economici e sociali, basata com’è sulla rimozione dei problemi, e quindi su una continua altalena tra illusori ritorni alla normalità e brutali risvegli (quello degli impianti sciistici è solo l’ultimo esempio).

È venuto il momento di trattare i cittadini come adulti. Partire dalla realistica presa d’atto dei pericoli che abbiamo davanti, delle enormi difficoltà che dovremo affrontare e anche della parzialità, non superabile, delle nostre conoscenze.

Occorre dunque uno sforzo comune per abbattere subito i contagi e poi per tenerli sotto controllo, costruendo reti di protezione anche economiche per attraversare questa difficile fase. Potrebbe essere persino l’occasione per stabilire nuove e più sane abitudini, anche dal punto di vista fiscale.

Molte cose si potranno fare per trasformare le difficoltà in occasioni, ma solo se si avrà il coraggio di rovesciare l’approccio seguito sin qui, e di farlo subito. Domani è già tardi.

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