Spazio espressivoMilano Mediterranea, il progetto di mixité artistica per i ragazzi del Giambellino

Avviato a gennaio nella periferia sud-ovest del capoluogo lombardo, l’iniziativa cerca di coinvolgere i giovani del quartiere, provenienti da ogni parte del mondo, con laboratori didattici e arte partecipativa

Nuove Radici

Da una storia di mixité culturale, quella di Anna Serlenga e Rabii Brahim, nasce Milano Mediterranea: un progetto che si propone di sradicare la narrazione dell’arte post-colonialista, ancora limitata al racconto delle periferie, dei migranti e delle fasce più fragili della società. Un progetto di arte partecipativa che migra nel Mediterraneo e approda nelle periferie stracciate di Milano, nel quartiere Giambellino, ponendosi come ponte tra comunità arabofona e i residenti di origine italiana. «Ai giovani servono programmi a lungo termine, che affianchino in modo scanzonato le risposte ai problemi, e con loro è necessario creare sinergia», spiega la cofondatrice Anna Serlenga. L’obiettivo è quello di ritagliare e offrire ai ragazzi uno spazio centrale in cui l’arte, in ogni sua espressione, non costituisca un di più, ma diventi una necessità e anche uno strumento di crescita personale. Una sfida significativa in un quartiere dove le comunità arabe sono radicate in modo capillare e dove spesso i giovani crescono in bilico tra l’identità familiare e quella italiana.

L’arte post-colonialista
Milano Mediterranea si propone di invertire la narrazione, lasciando che siano gli stessi giovani di origine straniera, ma non solo, a raccontare il loro punto vista. «Ci sono artisti che parlano di migrazioni, altri che raccontano una comunità. Ma perché non lasciare che sia la stessa comunità a creare forme inesplorate di arte? Questa è l’innovazione», spiega il cofondatore Rabii Brahim, che è musicista e percussionista. Un’impresa non facile, che fa dell’identità bilingue e multiculturale del progetto il suo punto di forza e ha scelto un quartiere in cui la presenza della comunità egiziana, marocchina e in minor numero tunisina è molto forte. «La proposta in arabo fa più presa rispetto all’italiano, rende comprensibile il nostro messaggio e le risposte che abbiamo ricevuto lo confermano», racconta Brahim. Il sito stesso di MiMed, un libro aperto che si legge sia in arabo che in italiano, mostra come questa iniziativa miri non solo a coinvolgere i giovani, ma anche le loro famiglie, che molto spesso soffrono il gap linguistico rispetto all’italiano. Brahim è del resto un insider espatriato, e i giovani del Giambellino li capisce.

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