Mais pode ser feitoIl Portogallo sta cercando di fare i conti con il suo ingombrante passato coloniale

Per la prima volta, il Paese lusitano ricorderà le vittime della schiavitù con un memoriale nel centro di Lisbona, dopo aver celebrato per secoli soltanto il nome dei colonizzatori. Il Consiglio d’Europa ha invitato il governo ad affrontare in modo più risoluto la crescente ondata di razzismo nel Paese

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Il Portogallo può fare di più. A dirlo è il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, che ha invitato il governo di Lisbona ad affrontare in modo più risoluto la crescente ondata di razzismo nel Paese e il problema della violenza sulle donne. Il parere non giunge in un momento casuale. A livello politico e culturale il Portogallo sta attraversando un momento di profonda revisione del suo periodo coloniale, conclusosi soltanto nel 1999 con la restituzione di Macao alla Cina, ma soprattutto di quello segnato dalla commercializzazione degli schiavi tra l’Africa e le Americhe.

I risultati a cui sono giunti finora sono a dir poco controversi. «Vorremmo una storia che oggi rappresenti tutti i portoghesi, non solo una parte», ha affermato al Guardian Mamadou Ba, leader del movimento SOS Racismo e molto attivo sul fronte dei diritti delle minoranze.

Purtroppo per loro questo periodo non è dei migliori. Come denunciato dalla segretaria di Stato per la cittadinanza e l’uguaglianza Rosa Monteiro, nel solo 2020 i casi di discriminazione riportati dalla Commissione per l’uguaglianza e contro la discriminazione razziale (Cicdr) sono stati 655, più del 50% rispetto a quelli del 2019.

«Un trend che va avanti da oltre 7 anni, ma che la pandemia ha accentuato. Purtroppo, dobbiamo immaginare che questa cifra sia stimata per difetto, visto che ci sono molte situazioni di discriminazione che rimangono invisibili», ha dichiarato Monteiro. Lo sforzo del governo portoghese, che ha promosso due gruppi di lavoro a livello parlamentare per censire la popolazione e prevenire gli episodi di razzismo e discriminazione, non sembrano sufficienti.

«È necessario che le autorità portoghesi intensifichino i loro sforzi, soprattutto per prevenire l’aumento di crimini ispirati dall’odio razzista e d’incitamento all’odio verso i Rom, le persone di origine africana e le persone percepite come straniere in Portogallo», ha dichiarato il Consiglio d’Europa nel suo report.

Un esempio è il caso dell’omicidio dell’attore di origini guineane Bruno Candé, ucciso da un 76enne portoghese dopo essere stato insultato per le sue origini lo scorso 25 luglio. Come sottolinea il movimento SOS Racismo, il 2019 e il 2020 sono stati anni d’intenso dibattito pubblico sulla questione razziale in Portogallo, segnati da gravi episodi a sfondo razziale come i raid nel quartiere Giamaica di Lisbona, la morte dello studente capoverdiano Luís Giovani a Bragança, l’aggressione all’angolana Cláudia Simões ad Amadora e gli insulti all’attaccante del Porto Moussa Marega.

Una serie di eventi che non può essere mera casualità. «Il razzismo in Portogallo è un problema strutturale: in una società che afferma di essere democratica, non possono esserci disuguaglianze di alcun tipo. È necessario un maggiore coinvolgimento del potere politico», ha dichiarato la sociologa angolana Luiza Moniz in un’intervista rilasciata nel giugno 2020 per Deutsche Welle.

Tuttavia, un ruolo non indifferente lo svolge il passato coloniale del Paese, un’eredità spesso ingombrante da affrontare come dimostra il caso di Marcelino da Mata. Morto per Covid lo scorso febbraio, da Mata è l’ufficiale più decorato nella storia dell’esercito portoghese, grazie soprattutto al suo impegno contro i rivoluzionari della Guinea-Bissau durante la guerra d’indipendenza del paese africano (1963-1974).

Un impegno che ha legato da Mata al regime fascista dell’Estado Novo di Antonio Salazar, rovesciato durante la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974, e che ha costretto l’ufficiale alla fuga in Spagna una volta tornato in Europa.

Ai suoi funerali hanno partecipato le più alte cariche dello Stato, compreso il presidente della Repubblica appena rieletto Marcelo Rebelo da Sousa, e nel Parlamento portoghese è stato approvato all’unanimità un voto di cordoglio. Una figura più controversa di quel che può sembrare, visto che la sua promozione a maggiore nel 2018 venne duramente contestata in un editoriale su Publico dal presidente dell’“Associação 25 de Abril”, Vasco Lourenço, a cui poi sono seguite le parole di Mamadou Ba, che lo ha definito «un criminale di guerra da non celebrare». Parole che, in un Paese che ancora si immagina come uno dei migliori popoli colonizzatori e vive nel sogno di un nuovo re Sebastiano in grado di ridare lustro alla nazione, hanno innescato una serie di polemiche.

Il primo a rispondere è stato il leader di Chega di Andre Ventura: «Credo che il signor Ba contribuisca molto a questa tensione razziale ma, nonostante ciò, dobbiamo essere molto fermi nel difendere quella che è la nostra identità e la nostra tradizione storica, accettando quello che è il nostro passato». Non è stato il solo, visto che anche un partito più moderato come il Cds-Pp ha chiesto l’espulsione di Ba dalla commissione parlamentare contro i crimini d’odio.

Perfino il primo ministro Antonio Costa in un’intervista su Publico si è dissociato dalle parole di Ba sostenendo che «per fortuna né Andre Ventura né Mamadou Ba rappresentano il sentimento della totalità del Paese».

Eppure, il Portogallo è peggiore di come può sembrare e lo raccontano i dati. Secondo lo European Social Survey 2018/2019 il 62% dei portoghesi manifesta pulsioni razziste e solo l’11% è in totale disaccordo con qualsiasi frase di tipo xenofobo. Questo vuol dire che quasi il 90% manifesta più o meno convintamente idee contro stranieri o minoranze etniche o linguistiche.

Un problema che la società portoghese manifesta in maniera quasi inconscia e che spiega le rimostranze contro il memoriale per le vittime della schiavitù, che verrà inaugurato tra poche settimane nel lisbonese Campo das Cebolas, a 5 minuti dalla nota Praça Do Comercio, dove saranno rappresentate alcune canne da zucchero stilizzate.

La prova dei problemi della società portoghese contro le minoranze si trovano nei casi di aggressioni contro brasiliani e africani. Dal 2017, anno in cui l’emigrazione verdeoro è tornata a crescere in Portogallo, al 2019, le denunce di xenofobia presentate dai brasiliani alla Commissione per l’uguaglianza e contro la discriminazione razziale sono aumentate del 311%.

Non sono mancati casi d’intolleranza anche nel 2020: da gennaio a ottobre sono state aperte 102 inchieste relative a casi di discriminazione in tutto il Paese contro i brasiliani, mentre sui muri degli istituti d’istruzione superiore e secondaria di Lisbona apparivano diverse scritte razziste indirizzate alla comunità studentesca verdeoro, la più numerosa in tutto il Portogallo dopo quella locale.

«L’aumento della xenofobia e dell’incitamento all’odio è stato accentuato dalla crisi economica provocata dalla pandemia, ma era già presente nella società portoghese», ha detto Cynthia de Paula, psicologa e presidente della Casa do Brasil di Lisbona, un’organizzazione rivolta alla comunità brasiliana che nel Paese ha ormai raggiunto quota 151 mila. Gli episodi razzisti hanno riguardato anche gli africani, come testimoniano i casi del capoverdiano Luis Giovani, dell’angolana Claudia Simoes e del guineano Candé.

La colpa è principalmente di un attore politico, Chega. Lo dice anche il Consiglio d’Europa che sostiene come «le autorità portoghesi debbano condannare fermamente e pubblicamente tutti i casi di incitamento all’odio e fermare i politici dall’usare o tollerare la retorica razzista. Questo è il caso del partito di estrema destra Chega, che ricorre a xenofobia, afrofobia e antiziganismo per guadagnare voti».

Un fatto di cui in Portogallo sono perfettamente consapevoli: infatti la deputata Ana Gomes, candidata alle ultime presidenziali per il partito socialista, ha chiesto all’ufficio del procuratore generale di aprire un’inchiesta per riesaminare e verificare la legalità del partito di Andre Ventura. «Ha lanciato minacce razziste contro giornalisti e minoranze, soprattutto contro le comunità rom e africane. Chega difende il confinamento dei gruppi etnici, alimentando odio, xenofobia e discriminazione razzista e questo è contro i princìpi della Costituzione portoghese», ha dichiarato la parlamentare.

Ventura però è soltanto la punta dell’iceberg. Come ha dichiarato il Rapporto sulla Xenofobia, l’Odio e la Discriminazione Razziale del Parlamento portoghese, «c’è razzismo nella società portoghese ed è legato a un comportamento sociale, che, spesso in modo nascosto e soggettivo, priva queste persone di pari opportunità nella società e le porta a una situazione di povertà ed esclusione sociale». Ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo.