8 marca, Dzień KobietUna Giornata delle donne davanti alle ambasciate polacche

Oggi l’appuntamento, sottoscritto da molte deputate è davanti alle rappresentanze diplomatiche di Varsavia per protestare contro il governo sovranista che negli ultimi anni ha incarnato a livello sistemico, più di ogni altro, l’intero bestiario della misoginia

AP/LaPresse

Per il secondo anno di seguito l’8 marzo sarà segnato dalle restrizioni legate alle misure di prevenzione e contenimento del Covid-19. Ma, rispetto al 2020, l’odierna Giornata internazionale delle donne solleva in tutta la sua drammaticità una questione cruciale: la peggiorata situazione della parità di genere in tempi di pandemia, che è andata e va di pari passo con l’aumento vertiginoso di femminicidi e violenze domestiche e di fenomeni quali l’odio in Rete, lo stalkeraggio e il revenge porn.

Insomma, un vero e proprio bestiario della misoginia, che in questo biennium horribile è stato incarnato a livello sistemico dalla Polonia. Nel Paese europeo a guida sovranista, guardato spesso a modello da un Matteo Salvini e da una Giorgia Meloni, si è assistito, mese dopo mese, alla progressiva erosione dei diritti delle donne. Il culmine lo si è raggiunto il 28 gennaio con l’entrata in vigore della sentenza K 1/20 della Corte Costituzionale. Quella cioè, che, dichiarando l’accesso all’interruzione di gravidanza per gravi malformazioni e malattie genetiche incompatibile col dettato costituzionale, rende di fatto impossibile per le donne polacche abortire.

In un Paese che è segnato anche dalla violenta crociata contro le persone Lgbti+ identificate tout court con la peste ideologica arcobaleno le donne, guidate da figure carismatiche come Marta Lempart e Klementyna Suchanow, non sono state però a guardare. E negli ultimi giorni di gennaio hanno portato in piazza oltre 400mila persone contro una sentenza che proprio Marta Lempart – attivista lesbica, cofondatrice dell’Ogólnopolski Strajk Kobiet (Sciopero di tutte le donne polacche, ndr) e tra le venti donne più influenti al mondo secondo il Financial Times – ha definito più volte, parlando con Linkiesta, illegittima: «Il governo mente sul fatto che sia entrata in vigore la “sentenza” della Corte Costituzionale. È una menzogna, perché le persone che partecipano al processo “giudiziario” non sono giudici legalmente nominati».

E oggi pomeriggio, insieme con le altre componenti di OSK, è pronta a dare nuova battaglia al riguardo con manifestazioni in tutta la Polonia a partire da Varsavia. Ma non saranno sole. In contemporanea si svolgeranno infatti azioni di protesta davanti alle ambasciate polacche in Italia, Finlandia, Svizzera, Germania, Spagna, Slovenia, Albania, Austria, Paesi Bassi, Lituania, Irlanda e Croazia. A Bruxelles se ne faranno animatrici otto europarlamentari, tra cui la copresidente dell’Intergruppo Lgbti Terry Reintke. A coordinare tutte le manifestazioni l’European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights (EPF), di cui fanno anche parte in ruoli apicali le deputate dem Laura Boldrini e Lia Quartapelle. 

A Linkiesta Laura Boldrini spiega che una tale iniziativa congiunta «è stata decisa nel corso di numerose riunioni online con le componenti dell’EPF data anche l’impossibilità di essere fisicamente a Varsavia a causa del Covid-19. A Roma la manifestazione avrà luogo alle 16.00 davanti alla sede diplomatica, mentre un’altra si terrà a Torino davanti al consolato. Un atto di sostegno inequivocabile, dunque, alle nostre amiche polacche, che sono costrette sulla base della legge in vigore a portare forzatamente avanti la gravidanza anche quando c’è certezza di mortalità post partum. Le autorità polacche sono arrivate a concepire le “stanze del pianto”, in cui le donne possono piangere la loro perdita, anziché fornire sostegno psicologico e aiuti concrete alle stesse». 

L’ex presidente della Camera sottolinea inoltre come «durante le riunioni tre deputate polacche, Katarzyna Kotula, Wanda Nowicka e Joanna Scheuring-Wielgus, abbiano proposto la sottoscrizione del manifesto “Noi, donne europee, non rimarremo in silenzio”, che è stato firmato da trentatré parlamentari di Finlandia, Svizzera, Germania, Italia, Spagna, Slovenia, Albania, Austria, Paesi Bassi, Lituania, Irlanda, Croazia, compresi tredici componenti dell’Europarlamento. Per il nostro Paese, oltre a me e a Lia, hanno aderito le deputate Chiara Gribaudo, Simona Suriano, Maria Edera Spadoni e le senatrici Valeria Fedeli, Laura Garavini e Valeria Valente, che fanno parte dell’Intergruppo parlamentare Salute globale e diritti delle donne».

Secondo Laura Boldrini, le manifestazioni di Roma e Torino «vogliono però anche dare una particolare attenzione alla situazione italiana. Non bisogna infatti dimenticare che una pur ottima legge sull’interruzione di gravidanza come la 194 non viene di fatto applicata a causa dell’obiezione di coscienza. Per non parlare poi della messa in discussione dell’aborto farmacologico nelle regioni governate dalla destra».

Alla manifestazione di Roma in via Rubens (angolo via dei Monti Parioli) è prevista la partecipazione di numerose associazioni, tra cui Amnesty International Italia, Articolo 21, Assist-Associazione Nazionale Atlete, Associazione Differenza Donna, Casa Internazionale delle Donne di Roma, Cgil, Da’ voce al rispetto, GIULIA Giornaliste, Save the Children. 

Era inizialmente previsto un flash mob anche a Milano davanti alla sede del consolato. Ma, come ha spiegato Lia Quartapelle a Linkiesta, «con la classificazione dell’intera Lombardia quale “zona arancione scuro” è stato impossibile. Ovviamente sono unita a tutte le persone che manifesteranno oggi a Roma e in moltissime città europee, solidali con le donne polacche che lottano per il diritto di scelta libera all’aborto e alla salute. Sembra incredibile che nel 2021 in Europa si debba riaffermare tutto ciò. È importante che ci sia una tale solidarietà all’interno dell’Ue per riaffermare quei valori comuni su cui è fondata la nostra comunità europea».

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