Gufi realiCome ha fatto la Finlandia a qualificarsi per la prima volta agli Europei

La formazione finnica non ha aveva mai partecipato a una grande manifestazione internazionale: oggi contro la Danimarca sarà un esordio assoluto. Esserci è già un grande risultato, ma il percorso fatto fin qui è frutto di lavoro e programmazione di lungo periodo

Lapresse

Sulla mappa del calcio la Finlandia quasi non esiste. Non una presenza agli Europei, non una qualificazione ai Mondiali, nessun record degno di nota. Ci sarebbero solo alcuni nomi del passato come Jari Litmanen e Sami Hyypiä e Mikael Forssell, ma sono nomi legati più ai club in cui hanno giocato, e comunque valgono come exploit individuali: con la Nazionale non hanno mai ottenuto molta visibilità.

Quella di oggi pomeriggio contro la Danimarca sarà per i Gufi reali – sul podio dei nickname più belli per una Nazionale? – la prima partita in una grande competizione. L’esordio assoluto di una nazione che ha sempre messo il calcio in secondo piano rispetto agli sport invernali o al motorsport.

Anche guardando al recente passato della Nazionale finlandese, nulla faceva pensare che qualcosa sarebbe cambiato. Non c’erano grossi segnali di miglioramento rispetto alle sconfitte degli anni precedenti. Invece nel girone di qualificazione a questi Europei la Finlandia è riuscita a passare nonostante vincendo 6 partite su 10 in un gruppo che comprendeva anche Italia, Grecia e Bosnia.

Finalmente la Finlandia ha raccolto i frutti di investimenti di lungo periodo, una programmazione strategica che ha visto la collaborazione dei vertici federali, della Nazionale maggiore, le giovanili e il settore privato.

«È stato fondamentale il lavoro della federazione nello sviluppo dei giovani», ha detto il ct Markku Kanerva circa un mese fa in una conferenza stampa su Teams che teneva da quella che sembrava la sua camera da letto. L’ufficio comunicazione della federcalcio finlandese ha organizzato una serie di incontri online con i giornalisti per raccontare il percorso di avvicinamento ai primi Europei della storia della Nazionale. Ma non c’era una grandissima partecipazione: gli utenti collegati a ogni meeting erano circa una decina.

A metà degli anni Duemila la federazione ha deciso di investire nelle infrastrutture per rinnovare e dare una spinta al movimento calcistico nazionale partendo dal basso, quindi dalle scuole calcio e dalle accademie.

Sono stati costruiti molti campi d’allenamento, soprattutto al coperto, e ha dialogato spesso con le singole società che volevano investire per migliorare le proprie infrastrutture. Ma non solo: uno dei temi di discussione a livello nazionale, negli ultimi anni, ha riguardato i club della Veikkausliiga.

Il campionato finlandese ha – e avrà – sempre difficoltà a trattenere i giocatori migliori, che logicamente preferiscono trasferirsi altrove appena possibile per confrontarsi con realtà più competitive e mettersi in mostra su mercati con maggior visibilità.

«È difficile capire qual è il momento migliore per andare a giocare all’estero per un giovane giocatore finlandese. Probabilmente negli ultimi anni ci ha aiutato il fatto che qualcuno ha preferito iniziare la carriera in patria, facendo esperienza qui. Così è migliorato anche il campionato locale», ha detto il ct Kanerva. Spiegando che però non può esserci una regola unica per tutti: «Il nostro capitano, Tim Sparv, è andato via molto presto, e ha avuto un’ottima carriera».

Sparv è uno dei simboli della Nazionale dei Gufi reali. È un classe 1987 cresciuto nelle giovanili del Southampton, in Inghilterra, poi ha cambiato diverse squadre in tutta Europa: dall’Halmstad (Svezia) al Larissa (Grecia), passando per Groningen (Olanda), Greuther Fürth (Germania) e sei stagioni al Midtjylland, in Danimarca.

Nella rosa di Kanerva ci sono altri due giocatori conosciuti a livello europeo. Uno è il portiere Lukas Hradecky, che viene da un’esperienza decisamente positiva al Bayer Leverkusen e a 31 anni sembra nel picco della sua carriera.

L’altro è il centravanti Teemu Pukki. «Non possiamo fare un’intervista senza parlare di lui», ha detto una volta Kanerva, scherzando in conferenza stampa. Pukki ha segnato 10 gol su 16 di squadra nelle qualificazioni, ne ha segnati 26 in stagione per riportare il Norwich City nella Premier League inglese ed è il fiore all’occhiello di questa generazione che ha già scritto una pagina di storia del calcio finlandese.

Ma inevitabilmente la vera forza di questa Nazionale non si può cercare nei singoli. Lo scorso ottobre l’allenatore dell’Irlanda, Stephen Kenny, dopo una partita con la Finlandia ha usato parole che racchiudono il segreto di questa squadra: «Più che una Nazionale sembrano un club, sono molto organizzati, ognuno conosce perfettamente il suo ruolo e il suo compito. È un segreto di Pulcinella, in realtà. Ma è il vero motore della squadra.

Il ct Kanerva spiega lo stesso concetto con termini più tecnici: «Questi giocatori danno il meglio se sono inseriti in una cornice tattica che li inquadra», che è un modo per dire che se la Finlandia si limita a essere forte quanto la somma delle sue individualità farà poca strada, ma se riesce a giocare e a ragionare come un gruppo unito allora potrà togliersi qualche soddisfazione.

Da questo punto di vista il tempo è un fedele alleato della Nazionale nordeuropea. L’ossatura della squadra è composta da giocatori che hanno partecipato agli Europei Under-21 del 2009, sempre con Kanerva in panchina: sono almeno dodici anni che il gruppo si conosce e lavora insieme a ogni pausa dal campionato.

Tra l’altro quell’esperienza con la selezione giovanile è legata a un aneddoto singolare, raccontato dal Guardian pochi giorni fa: Markku, il nome del ct, è un molto comune tra i finlandesi, c’è perfino una specie di sindacato dei Markku che ha istituito un “Premio annuale Markku dell’anno”. Ecco, Kanerva se l’è aggiudicato nel 2009, per aver guidato l’Under-21 agli Europei di categoria.

Adesso però viene la parte più difficile. Lo spirito di squadra, l’intesa tra compagni e l’esperienza comune, tutto questo va trasferito sul campo, in qualche modo, a partire dall’esordio contro la Danimarca. «Sappiamo che manca esperienza a certi livelli – ha spiegato il ct Kanerva – ma non abbiamo nulla da perdere e sappiamo che qualsiasi cosa faremo sarà storica: un clean sheet, un primo gol, qualsiasi cosa. Dovremo essere bravi a trovare la carica in questi piccoli eventi. La fortuna è che le aspettative sono basse e non è una impossibile fare una bella figura».

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