Komari UttarLa spettacolare (e un po’ lenta) cerimonia delle tormentate Olimpiadi di Tokyo

Negli ultimi mesi più volte i Giochi sembravano sul punto di essere annullati. Quando Naomi Osaka ha acceso il calderone c’è stato un momento di sollievo e liberazione: i Giochi sono iniziati davvero, nonostante tutto

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Naomi Osaka ha acceso il Braciere Olimpico scalando un Monte Fuji in miniatura. La tennista di padre haitiano e madre giapponese ha dato il via ai Giochi di Tokyo, strappando gli applausi degli atleti presenti allo Stadio Nazionale: erano applausi di gioia, ma anche di sollievo e conforto per una manifestazione sognata, desiderata, anche aspettata – a maggior ragione dopo un anno di ritardo – e che più volte negli ultimi mesi è stata sul punto di saltare.

Osaka è stata l’ultima tedofora, quella che ha chiuso la staffetta della torcia, ripercorrendo le orme di giganti del passato come Muhammad Ali, Paavo Nurmi, Rafer Johnson, Midori Ito, Yuna Kim e Wayne Gretzky.

Un bel sospiro di sollievo deve averlo tirato il Comitato di organizzazione dei Giochi, che ne ha passate di tutti i colori negli ultimi 18 mesi. Anche qui a Linkiesta abbiamo raccontato i dubbi con cui si è arrivati a questo appuntamento.

I problemi sono durati fino a poche ore prima della cerimonia d’apertura (e forse non sono ancora finiti). Kentaro Kobayashi, il direttore artistico dello spettacolo, è stato rimosso dal suo incarico a seguito di una notizia sul suo passato: «Abbiamo appreso che in una performance artistica passata ha usato un linguaggio irrispettoso sull’Olocausto», ha detto ai giornalisti la presidente di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto.

Due giorni prima gli organizzatori avevano dovuto modificare la cerimonia di apertura eliminando la musica del compositore giapponese Keigo Oyamada, noto come Cornelius, di cui si è scoperto aver umiliato e bullizzato da studente un suo compagno disabile.

Ma sono solo gli ultimi due episodi di una serie impressionante di gaffe e contrattempi che hanno rallentato l’organizzazione, rendendo ancor più difficile la preparazione dell’evento sportivo più importante del mondo.

È per questo che la lunga, un po’ lenta, e spettacolare cerimonia di apertura ha avuto anche un effetto di liberazione: finalmente le Olimpiadi sono una realtà, sono iniziate, sono ufficiali – anche se le competizioni sportive sono partite qualche giorno prima.

Il tema dello spettacolo era incentrato sul «mondo in cui Tokyo 2020 prende vita, completamente diverso rispetto a quello di due anni fa», come aveva anticipato il Comitato organizzatore. E la pandemia è stata da subito al centro dell’attenzione: la cerimonia si è aperta con l’immagine di un seme che si trasforma in pianta, sboccia in un fiore, si apre, cresce.

La performance introduttiva è stata uno spettacolo iniziato con toni freddi e distanti, monocorde, come la vite rimaste in sospeso tra le mura di casa durante la pandemia, per poi colorarsi, riaccendersi, riunire persone, volti e corpi, in un mondo che vuole ripartire più unito e più forte.

Non sono mancati richiami alla tradizione giapponese, ovviamente, come il Kabuki o la canzone di lavoro “Komari Uttar” – uno dei brani cantati dai lavoratori giapponesi per sincronizzare gli sforzi – cantata da una squadra di carpentieri, vestiti con uniformi del periodo Edo, che hanno realizzato i cinque cerchi olimpici in legno.

I colori, le musiche e i balli si sono alternati a momenti in cui il battito ha rallentato per lasciare spazio alla solennità. Come nel momento di raccoglimento per ricordare quel che è successo nell’ultimo anno e mezzo, e tutte le persone che non ci sono più a causa del Covid-19. O la dichiarazione ufficiale dell’imperatore Naruhito, che vide le Olimpiadi di Tokyo del 1964 da bambino, quando fu suo nonno Hirohito a dichiarare aperti i Giochi.

Immancabile la parata delle 207 delegazioni impegnate a Tokyo, dalla Grecia – sempre la prima a sfilare – alla chiusura del Giappone. In mezzo anche lo stile inconfondibile della delegazione italiana guidata dai portabandiera Jessica Rossi ed Elia Viviani: è la delegazione più numerosa della storia Azzurra alle Olimpiadi, con 384 atleti. In risalto le divise che celebrano proprio il legame con il Paese ospitante, sia nel lettering sia nel tricolore al centro, rotondo su sfondo bianco, che richiama la bandiera del Sol Levante.

Una sfilata per certi versi unica, in uno stadio vuoto o quasi, quindi interamente dedicata alle telecamere. Ha fatto uno strano effetto vedere gli atleti passeggiare salutando spalti vuoti, ma molti hanno rimediato con i social: come se dicessero ai tifosi «non potete esserci dal vivo ma potete essere molto vicini a noi in questo momento».

È stata una cerimonia anche molto televisiva: tra gli highlights della serata giapponese c’è la raffigurazione dei pittogrammi di 50 discipline (simboli introdotti per la prima volta proprio ai Giochi di Tokyo 1964) che non avrebbe avuto una resa più debole per gli spettatori sugli spalti.

Spettacolare anche il momento che ha preceduto la performance di “Imagine” di John Lennon, ormai un classico delle Olimpiadi. Nel cielo buio di Tokyo si sono sollevati 1824 droni illuminati, che hanno prima disegnato il logo delle Olimpiadi, poi una Terra rotante mentre si alzavano le prime note della canzone.

Per finire gli ultimi metri della torcia olimpica, stavolta alimentata a idrogeno. La breve scalata di Naomi Osaka e l’accensione del calderone. Sono iniziate le Olimpiadi, nonostante tutto.