Parole di confineCosa vuol dire studiare latino a Bolzano

Il protagonista di “Lingua madre” (Italo Svevo edizioni) si muove in una città dominata da un falso bilinguismo, dove i monumenti fascisti vengono contestualizzati ma le loro scritte continuano a rivelare il razzismo rivolto ai popoli germanici. Qui, solo le frasi di Hannah Arendt mantengono un senso

Matteo Groppo/LaPresse 11-05-2020 Bolzano (Alto Adige)

Ora che sono un liceale tutti i miei parenti sono molto orgogliosi della mia scelta. Io invece sono molto deluso perché mi hanno imbrogliato: non è mica vero che si leggono i classici, al liceo classico. Non si legge mai niente fino in fondo, al liceo classico, e non si legge mai niente per davvero, al liceo classico. Che cosa ci sarà da essere molto orgogliosi io proprio non lo capisco.

Però sono felice di essere un liceale perché ora posso andare in giro per la città e capire o provare a capire o almeno a far finta di capire le frasi in latino sui monumenti fascisti. Mi accorgo che in piazza Adriano gli accenti sono tutti sbagliati e mancano gli spiriti. Qui si parla sempre tanto dei monumenti perché sono appunto fascisti e ai tedeschi danno fastidio. A me danno fastidio gli spiriti sbagliati in greco, ma di quelli non si parla mai. Ma non danno fastidio solo ai tedeschi, i monumenti fascisti, danno fastidio anche agli italiani, ad alcuni se non altro, un po’, a volte, forse.

A me per esempio dà fastidio quando mettono la scritta luminosa di Hannah Arendt per contestualizzare e mi sporcano tutte le parole del la frase, mi sento male. A Bolzano funziona così: a Bolzano si contestualizza, si contestualizza sempre tutto e si contestualizza in continuazione e si sporca tutto: si spendono tantissimi soldi, a Bolzano, per contestualizzare e per sporcare le parole.

Per esempio ci fu un referendum per cambiare il nome di una piazza, perché vittoria è più offensivo di pace, ma non ce l’hanno fatta a cambiarlo e alla fine è rimasta piazza della Vittoria. Piazza della Vittoria è nella parte italiana della città, lì c’è un monumento monumentale che è stato contestualizzato: infatti ora c’è un museo. Hic patriae fines siste signa hinc ceteros excoluimus lingua legibus artibus. Così c’è scritto sul monumento alla Vittoria. Io che faccio il liceo classico dovrei capire al volo, ma non capisco ancora bene e forse non voglio capire e chiedo alla professoressa di latino che cosa voglia dire esattamente e lei, che è una piena di botulino e non ha più mimica facciale, mi dice che significa che da qui noi italiani educammo gli altri con la lingua, le leggi e le arti. Lo dice come se ci credesse, in quello che sta dicendo, e il tono che ha mi spaventa.

Da qui inizia la parte italiana, con viale Venezia, corso Italia e via Roma, che a me piace tanto perché per un istante mi sembra di essere davvero in Italia e poi mi accorgo che non c’è niente di bello nell’essere in Italia e torno in me.

Il mio problema è che l’architettura razionalista non mi dispiace affatto, con quelle linee pulite, essenziali, tutto lineare e al tempo stesso tondo, sì, a Bolzano è pieno di cose dritte e di cose tonde, edifici squadrati, facciate delle case tonde, balconi tondi. Ma a Bolzano non lo puoi mica dire che ti piace l’architettura razionalista perché sennò passi per fascista, per quello che dice: Siamo in Italia, eh! Il tipico bolzanino italiano la formula siamo in Italia, eh! ce l’ha nel cuore, nella testa, sulla lingua. Non vuole imparare il tedesco perché: Siamo in Italia, eh! Non vuole i nomi in tedesco perché: Siamo in Italia, eh! Non vuole che il cameriere si rivolga a lui parlando dialetto perché: Siamo in Italia, eh!

A me, se devo essere sincero, piacciono anche le statue di Wildt del monumento alla Vittoria, perché sono pulite e levigate e hanno gli occhi vuoti come papà. Ci rimango malissimo quando leggo che per ottenere quell’effetto le lucidava con stracci imbevuti di pipì. Ci rimango male perché è la mia idea di pulito, quel marmo lì, e ora sa di pipì. Il pulito sa di pipì e io quasi impazzisco. A Bolzano non posso nemmeno dire che mi piace Wildt, perché sennò passo per fascista.

Comunque non è che mi dia fastidio la scritta di Hannah Arendt in piazza Tribunale, non di per sé almeno, per carità, mi dà fastidio perché me l’hanno sporcata appiccicandola a Mussolini. Mussolini adesso è contestualizzato, è depotenziato. Tanto qui non la capisce nessuno, questa frase, e io non ci provo neanche a spiegarla, non mi va di sentire le lamentele e le prediche di mia madre che non mi fa leggere Kant. Per fortuna c’è una preside sveglia che la spiega al posto mio. Nessuno ha il diritto di obbedire. Era una frase bellissima: nessuno ha il diritto di obbedire.

da “Lingua madre”, di Maddalena Fingerle, Italo Svevo edizioni, 2021, pagine 200, euro 16

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