Corpo e spiritoLa “palestra colta” ispirata ai ginnasi dell’antica Grecia di via Padova a Milano

Leggere un libro, suonare il pianoforte o assistere a uno spettacolo teatrale. All’Heracles Gymnasium si allenano fisico e mente, adattando l’originale concetto dell’antica Grecia al 2021. Il fondatore, l’ex pugile Renato De Donato, dice: «Non vogliamo essere chic, ma formare le persone a 360 gradi»

Ercole Nemea
Pieter Paul Rubens - Wikimedia Commons

Da Heracles Gymnasium i corsi di pugilato convivono con biblioteca, teatro e pianoforte. Il fondatore è l’ex pugile Renato De Donato. «Non vogliamo essere chic, ma formare le persone a 360 gradi». Dall’altra parte del vetro arrivano, attutiti, i suoni che accompagnano lo sforzo fisico. Ma dentro la stanza ci sono il silenzio e l’ordine che si addicono a ogni biblioteca, con i libri impilati sugli scaffali di legno e un tavolo al centro per la consultazione dei volumi. 

Su tutti, atleti e lettori, veglia Eracle: l’eroe della mitologia classica è raffigurato sulla parete in un grande murale disegnato a mano mentre uccide il leone di Nemea, in una delle sue dodici proverbiali fatiche. A lui è dedicata questa palestra di via Padova, che allena il corpo e la mente a pochi passi da piazzale Loreto, a Milano. Si alzano pesi, si tengono corsi di boxe e si preparano i pugili professionisti agli incontri. 

Ma una volta finito il workout, si può sfogliare un saggio, suonare il pianoforte, oppure partecipare ai tanti eventi culturali dell’Heracles Gymnasium: l’ampia sala attrezzi si illumina alla luce dei proiettori per le serate di teatro, musica e arte figurativa. Del resto il ginnasio della Grecia classica era qualcosa di molto simile. Un luogo nato inizialmente per gli esercizi ginnici (dalla parola greca ghimnos – γυμνός- , cioè “nudo”), che con il tempo diventò prima luogo di aggregazione e poi di arricchimento culturale. 

Fra i muscoli tesi fiorivano le conversazioni filosofiche e politiche dei giovani delle élite cittadine. Prestanza e vigore ben si abbinavano alla capacità dialettica e alla ricerca della conoscenza, tanto che questi consessi erano allo stesso tempo sia sportivi che culturali. «Platone ad esempio era un lottatore formidabile, partecipò pure ai Giochi dell’istmo», spiega a Linkiesta Renato De Donato, fondatore di Heracles Gymnasium.

Da come parla delle sue passioni, è difficile stilare una gerarchia. Pugile professionista fino a qualche anno fa, ora allena le nuove leve e insegna all’Università di Milano: professore a contratto di “Metodi e didattiche delle attività sportive”, con un corso sulla prestazione nel pugilato. «Ma faccio un po’ come Heidegger, che aveva una cattedra di logica e agli studenti raccontava tutt’altro…» dice, scherzando ma non troppo.

L’interesse per la filosofia e quello per la classicità non hanno soppiantato, ma arricchito e completato il suo amore per la boxe. Che inizia a 17 anni e prosegue in un’adolescenza di “ascesi”, che in greco antico vuol dire semplicemente “esercizio”. Si allena tre volte al giorno, perde molti chili in pochi giorni per partecipare alle gare, suda in sala pesi anche nei fine settimana. «Ma non erano sacrifici, io mi divertivo. Il pugilato era l’aspirazione della mia vita». 

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Tra un pugno e l’altro, però, ci dà dentro anche con lo studio: laurea triennale in Educazione fisica e tecnica sportiva, poi magistrale in Scienza, tecnica e didattica dello sport. Quando toglie i guantoni, suona il pianoforte e nel frattempo la curiosità di una conoscenza più profonda del corpo umano lo spinge, passo dopo passo, all’indagine filosofica. Così nel 2015 nasce la sua palestra, un luogo pensato per aiutare lo sviluppo dei giovani in tutte le direzioni. 

«Spesso i ragazzi vivono il pregiudizio di un dualismo fra lo sportivo e lo studioso, per cui devono scegliere una strada e sacrificare necessariamente l’altra dimensione. Questa è un’ingiustizia per la crescita dell’individuo». Non per forza chi allena i muscoli amerà attività intellettuali, ma perlomeno non deve essere spinto a demonizzarle, secondo il pensiero di De Donato. 

«Chi fa il liceo classico è considerato uno “sfigato”, mentre gli atleti quasi si vantano della loro ignoranza. Bisogna combattere la diffidenza tra i due mondi». Non si tratta di una deriva radical chic, di una trovata di marketing o una moda passeggera. Bensì di convinzione profonda: «Siamo esseri umani ed è importante avere affezioni diverse». Nel suo percorso, infatti, sport e cultura non sono mai stati alternativi, ma complementari. 

Con il passare degli anni l’impegno agonistico, prima totalizzante, ha ceduto il passo ad altri interessi. «Un giorno dovevo partire per gareggiare in una competizione internazionale e ho pensato a quanto mi sarebbe dispiaciuto non poter suonare il pianoforte per un po’. Lì ho capito che la mia carriera era finita». A 31 anni decide di smettere con gli incontri, perché «il pugilato non è uno sport che puoi fare la domenica». Servono costanza e dedizione totale, una forma fisica perfetta e una mentalità feroce. Altrimenti il rischio è quello di farsi male seriamente.

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Da ex combattente professionista, Renato sa quanto è importante avere un piano B: «Molti pugili non riescono a concepire sé stessi al di fuori del pugilato. Quando subentra il declino fisico, entrano in depressione, si danno all’alcol oppure non riescono a capire che è il momento di dire basta». Il suo è stato incanalare tutti i propri interessi in un unico luogo, che oggi è un suggestivo punto di incontro tra arte, cultura e sport. Nel bar, gestito da Riccardo Capitoni, si rilassa suonando il pianoforte e la chitarra.

Nella biblioteca del ginnasio riceve gli studenti, organizza dibattiti, prepara lezioni e articoli accademici. Con amici e frequentatori della palestra ha pure costituito un gruppo interdisciplinare che studia la boxe sotto vari punti di vista, dalle scienze alle arti. Poi scende le scale e mette sotto torchio i suoi allievi, pugili di varie categorie. Si allena anche lui, ma senza la foga del passato: «Il minimo indispensabile per mantenere la dignità, guardarmi allo specchio e ricordarmi cosa facevo».

All’inizio i frequentatori del ginnasio vivevano in due mondi separati: chi veniva per allenarsi non partecipava alle iniziative culturali e viceversa. Con il passare degli anni, però, questa netta suddivisione ha cominciato a incrinarsi. «Ora», racconta De Donato, «c’è chi si presenta in settimana per tonificare il corpo e nei week-end per allietare lo spirito». Gli appuntamenti del sabato sera e della domenica pomeriggio all’Heracles Gymnasium si articolano in diversi filoni: quello della musica tradizionale, gestito da Riccardo Bernini, quello dell’arte figurativa da Deborah Miseo e quello teatrale da Stefania Mangano.

Amici e compagni di viaggio di Renato, che organizzano spettacoli e mostre nei locali della palestra. La pandemia da Covid19 li ha rallentati e per rispettare le norme anti-contagio hanno cominciato a utilizzare anche gli spazi esterni. Le chiusure imposte nei mesi scorsi non hanno disperso la comunità dell’Heracles Gymnasium. La differenza, secondo De Donato, la fa la continua propensione al dialogo, che non deve mai venire meno: «In altre palestre entri, fai i tuoi esercizi ed esci. Qui vogliamo ricreare l’antico ginnasio».

Ora il fondatore guarda alle prossime imprese: prima fra tutte la costruzione di un palcoscenico, che non renda necessario “adattare” il salone ogni volta che c’è uno spettacolo. Ci vorrà del tempo, saranno necessari un po’ di soldi, ma poi ogni fatica trova la sua ricompensa. Pure il leone di Nemea era invulnerabile, prima di incontrare Eracle.

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