Addio LondraPerché la Bce chiede alle banche di spostare le risorse da Londra all’eurozona

Francoforte ha mandato una richiesta formale ad almeno 24 istituti di credito per trasferire il più possibile servizi, personale e capitale dal Regno Unito ai 27 Stati membri. È uno degli effetti della Brexit, finora rimandato a causa della pandemia. Nel mirino dell’Eurotower c’è il modello di trading back-to-back, con cui si possono effettuare transazioni in un Paese e registrarle in un altro

AP Photo/Michael Probst, File

La tregua è finita. La Banca centrale europea ha cominciato a fare pressioni sugli istituti bancari internazionali perché spostino personale e capitali nell’Eurozona. Nonostante le aspettative di una migrazione post-Brexit, banche e gestori hanno preferito finora rimanere a Londra, mantenendo in sostanza lo status quo anche dopo il primo febbraio 2020, data di uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione europea.

Come ha registrato questa ricerca del Financial Times condotta su ventiquattro grandi banche internazionali, le presenze negli uffici londinesi sono addirittura aumentate negli ultimi cinque anni. Il passaggio in Europa, che pure è avvenuto, è stato moderato. Ora però le cose dovranno cambiare. Come ha specificato Édouard Fernandez-Bollo, membro del Consiglio di vigilanza della Bce, «nella zona euro non sono accettabili istituti che siano gusci vuoti. Le attività e i servizi che riguardano clienti europei dovranno essere svolti in modo prevalente su territorio europeo».

La richiesta, che a causa del Covid era stata sospesa, è giudicata severa e soprattutto ha colto di sorpresa diversi dirigenti, come spiega questo altro articolo del Financial Times. «In realtà non è più rigida di quanto fosse stato stabilito e messo per iscritto», ammette un dirigente. «Ma l’idea era che non lo avrebbero fatto davvero, che non facessero sul serio e che le cose sarebbero cambiate con il tempo. Invece era proprio quello che volevano. Si stanno dimostrando anche bravi a farlo rispettare».

In particolare, nel mirino della Banca centrale c’è il modello di trading back-to-back, con cui si possono effettuare transazioni in un Paese e registrarle in un altro. È un meccanismo molto usato per le operazioni in Asia, in Africa e in America Latina, tutte registrare a Londra. Avviene anche per quelle che si svolgono in territorio europeo. Proprio per questo la Bce è contraria.

La rigidità c’è, in ogni caso. Tanto che per alcune banche, le più piccole, si affaccia l’ipotesi di abbandonare le operazioni in Europa: sarebbe troppo costoso continuare a farlo, alla luce delle nuove condizioni.

Un altro fronte complicato è quello della Banca d’Inghilterra, che ha chiesto agli istituti di ottenere la sua approvazione prima di trasferire posti di lavoro e operazioni in Europa. La preoccupazione della BoE è che la Banca centrale europea faccia pressioni, sentite come non necessarie dal punto di vista della stabilità finanziaria, con lo scopo sottaciuto di indebolire la City. Da Francoforte non ci sono ancora risposte al riguardo.

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