Vuoti a rendereProduciamo troppe bottiglie di vetro?

Per combattere il cambiamento climatico, diverse società in tutto il mondo stanno scommettendo sui vecchi sistemi di riuso degli imballaggi. A cominciare da vino e liquori che possono contribuire a rendere meno pesante il nostro impatto sulla Terra

A partire dal 2023 Bacardi produrrà «la bottiglia più sostenibile al mondo», grazie al rivestimento esterno completamente biodegradabile in grado di dissolversi in diciotto mesi senza generare microplastiche dannose per l’ambiente. La soluzione individuata da Bacardi insieme con Danimer Scientific, azienda specializzata nella creazione di prodotti biodegradabili come stoviglie usa e getta e cannucce, si chiama Nodax PHA, biopolimero ricavato dai semi delle piante da olio come palma, soia e canola, una varietà di colza.

Grazie alla versatilità di questo materiale, il team di sviluppo packaging calcola di eliminare le tremila tonnellate di plastica prodotta ogni anno per sigillare le sue bottiglie. Una volta messa a regime, la tecnologia sarà resa disponibile in modalità open source e condivisa con l’intero settore. Ma la vera svolta per Bacardi sarà sostituire il vetro con carta derivante da fonti sostenibili e garantire allo stesso tempo un contenitore in grado di assicurare le performance di una bottiglia tradizionale.

Una sfida appassionante, quasi una rivoluzione copernicana, dal momento che per le sue caratteristiche intrinseche il vetro è stato utilizzato per secoli con successo dall’industria del vino e degli alcolici: è inerte, chimicamente inattivo, riciclabile al 100 per cento senza la perdita di qualità sperimentata con i polimeri e in grado di conservare in sicurezza vini e liquori per molti anni. Ma è anche l’opzione più pesante dal punto di vista dell’energia che serve a produrlo. Per questo, negli ultimi anni, le aziende stanno cercando alternative più sostenibili, come l’adozione di bottiglie di vetro più leggere, la produzione di vetro da materia prima interamente riciclata e la decarbonizzazione dell’intero ciclo di produzione.

Con un progetto pilota condotto insieme al produttore di vetro Encirc e al centro per la tecnologia e la ricerca Glass Futures, il marchio di whisky scozzese Diageo ha iniziato a produrre bottiglie a bassissimo impatto ambientale. Il primo lotto sperimentale da 173mila bottiglie di whisky Black & White da vetro 100 per cento riciclato, sta spianando la strada verso la produzione su larga scala. E questo anche perché dal 2024, il Regno Unito introdurrà la responsabilità estesa del produttore, che addebiterà alle aziende il costo finanziario della gestione dei prodotti una volta concluso il ciclo di vita.

Anche il mondo del vino sta testando alternative alla classica bottiglia usa e getta. Negli Stati Uniti Gotham Project ha puntato sulla vendita di vino sfuso e conservato in bottiglie restituibili e sta lavorando con un piccolo gruppo di rivenditori e ristoranti negli Stati di New York, Massachusetts e Colorado. Una piccola rete di produttori fornisce la materia prima a Gotham Project che la distribuisce alla sua rete: al momento, tra le etichette disponibili ci sono un Sauvignon Blanc Daisy dalla California affinato in acciaio, un Sangiovese biologico prodotto in Toscana dall’azienda Del Buono e un Côtes du Rhône, coltivato da Bieler nella zona del Rodano, in Francia. Si tratta di bottiglie robuste, in vetro verde per i rossi e trasparente per bianchi e rosati, con la scritta “Return & Reuse” stampata in etichetta.

Secondo le stime di Bruce Schneider, che ha fondato la start up nel 2010 insieme a Charles Bieler, vendere il vino in fusti d’acciaio riutilizzabili ha permesso di eliminare più di cinque milioni di bottiglie di vetro monouso. «La prima cosa di cui ci siamo preoccupati è preservare il sapore del vino», ha detto Schneider al New York Times. E poiché i fusti usano il gas inerte per riempire lo spazio vuoto man mano che il contenitore si svuota, il vino all’interno, secondo Schneider, si conserva meglio di quanto avverrebbe in una bottiglia, una volta aperta». La seconda è stata «ridurre l’impatto ambientale e la produzione di bottiglie. Negli Stati Uniti ogni anno oltre tre miliardi di bottiglie vanno in discarica e solo il 30 per cento viene riciclato. È un problema enorme».

Ovviamente non tutti i vini possono essere imbottigliati dal rivenditore e venduti nel giro di pochissimo tempo: in alcuni casi è necessario un certo periodo di affinamento in bottiglia, ma in altri casi ciò è possibile. Eppure lo scetticismo verso sistemi di imbottigliamento alternativi è ancora forte; molti produttori continuano a optare per la classica bottiglia e i consumatori a pensare che vetro più pesante sia sinonimo di qualità superiore.

Naturalmente il vuoto a rendere non risolve il problema del trasporto e della spedizione. Il processo è sostenibile solo in determinate condizioni: le bottiglie restituibili devono essere più spesse e pesanti di quelle normalmente in commercio per resistere alle pulizie ripetute e i benefici per l’ambiente diminuiscono se si superano i cento chilometri di distanza tra distributore e rivenditore.

Senza contare che ottenere la restituzione dei vuoti non è affatto scontato. Per questo Gotham Project sta testando un’app che darà ai consumatori la possibilità di ricevere una piccola ricompensa in denaro al momento della restituzione oppure donare la somma a qualche associazione a tutela dell’ambiente.

In Europa il dibattito sul riuso degli imballaggi è in pieno fermento. Il governo scozzese ha annunciato che sarà la prima nazione del Regno Unito a introdurre il deposit return scheme (DRS), un piano di riconsegna dei vuoti, a partire dal 1 luglio 2022. Il progetto dovrebbe portare entro tre anni al recupero del 90 per cento di contenitori per bevande venduti, che siano in vetro, plastica o allumino. Le persone pagheranno un piccolo deposito di 20 centesimi al momento dell’acquisto e recupereranno la somma al momento del reso.

È una decisione non esente da critiche. La Wine & Spirit Trade Association, che rappresenta oltre 300 produttori del Regno Unito, è convinta che il vetro sia il sistema di confezionamento migliore per le bevande e che proprio per questo il governo scozzese dovrebbe incoraggiarne l’uso piuttosto che inserirlo nello schema di vuoto a rendere, per evitare il rischio che produttori e consumatori ricorrano alla plastica, portando al risultato opposto a quello sperato.

In Italia, per incentivare il riciclo delle materie prime, il cosiddetto sistema bottle to bottle, il decreto Semplificazioni convertito in legge a fine luglio ha previsto premi e incentivi economici per negozianti e rivenditori che adotteranno «in forma individuale o in forma collettiva sistemi di restituzione con cauzione nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi». Non è ancora chiaro quanto il vuoto a rendere costerà al singolo consumatore, vale a dire quanto dovremo pagare sotto forma di cauzione al momento dell’acquisto (somma che sarà restituita al momento della riconsegna del vuoto). Per saperlo bisognerà attendere il regolamento attuativo che uscirà entro la fine dell’anno.