Bosforo verdeLa turbina che produce energia dal traffico e la sfida ambientale della Turchia

A Istanbul sono stati installati congegni eolici che sfruttano gli spostamenti d’aria delle arterie cittadine per produrre kilowatt. In un Paese in cui più di 30mila persone l’anno muoiono a causa dell’inquinamento, è solo il primo dei passi necessari alla transizione ecologica

Devecitech

Una turbina eolica in grado di sfruttare gli spostamenti d’aria generati dal traffico veicolare per produrre energia elettrica. Il progetto è stato realizzato dai ricercatori della Istanbul Technical University e da quelli dell’azienda Devecitech.

I primi dispositivi, denominati Enlil, sono già stati installati nelle strade di Istanbul e sono in grado di produrre un kilowatt di energia all‘ora. Una singola turbina, dotata di pannello solare, può generare un quantitativo di energia tale da soddisfare il fabbisogno di due abitazioni per un giorno.

I dispositivi sono molto piccoli, non creano problemi di spazio oppure di sicurezza alle autovetture e possiedono un computer di bordo che rileva umidità, temperatura e livello di inquinamento. I dati ottenuti vengono inviati al comune di Istanbul e ai tecnici che si occupano di smog, un problema molto sentito in città e in tutta la Turchia.

Più di 30mila persone l’anno muoiono a causa dell’inquinamento dell’aria in Turchia, la più letale tra le problematiche ambientali che affliggono la nazione. Il trasporto su strada e la produzione di carbone sono tra i maggiori inquinatori e il forte aumento dei veicoli circolanti, passati dai 4 milioni del 1990 ai 25 milioni del 2020, non ha aiutato.

Le automobili e i camion sono spesso antiquati, alimentati a diesel ed emettono nitrati in grandi quantità. Non esistono limiti di legge alla quantità di particolato che può circolare nell’aria e le centrali alimentate a carbone aggravano il problema. Nei quartieri più poveri delle città viene ancora usato carbone di bassa qualità per riscaldarsi e questa abitudine può rivelarsi molto pericolosa.

Nel corso del 2020 la Turchia ha implementato strategie politiche green per proteggere l’ambiente e rallentare gli effetti avversi derivanti dal cambiamento climatico. Tra queste ci sono l’impegno di ridurre del 21 per cento le emissioni di gas serra entro il 2030 e l‘approvazione di un provvedimento legislativo che ha sancito la nascita dell’Agenzia per la protezione ambientale.

Queste scelte rischiano, però, di rivelarsi meri provvedimenti di facciata poco efficaci dal punto di vista pratico. Le voci critiche degli esperti e dei tecnici che cercano di rendere pubblici i rischi per la salute derivanti dall’inquinamento vengono silenziate senza troppi riguardi. Onur Hamzaoglu, ricercatore di salute pubblica ed ex insegnante presso l’Università di Kocaeli, ha svolto ricerche per anni nella città di Dilovasi e ha scoperto che i metalli pesanti sono arrivati a contaminare il latte materno e, dunque, i neonati.

Dopo aver diffuso i risultati delle ricerche Hamzaoglu è stato oggetto di intimidazioni ed è stato accusato dagli esponenti politici locali di causare il panico tra la popolazione.

I personaggi più scomodi rischiano di vedersi chiudere, per sempre, le porte del mondo accademico e di ritrovarsi senza un lavoro. Gli attivisti ambientali che hanno provato a dar vita al Partito verde della Turchia si sono scontrati con l’ostruzionismo e gli ostacoli burocratici che hanno complicato oltre ogni misura il processo di formazione e registrazione della nuova forza politica, nonostante il crescente interesse degli elettori, testimoniato dai sondaggi, nel cambiamento climatico e nei problemi ambientali. Un’indagine demoscopica realizzata nel marzo-aprile 2021 ha rivelato che l’83 per cento dei turchi vuole che il proprio Paese assuma un ruolo più attivo nell’affrontare il cambiamento climatico.

A livello internazionale la Turchia prende parte ad alcuni importanti accordi ambientali, come la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e dal 2009 ha scelto di aderire al Protocollo di Kyoto.

Sul piano interno le cose hanno iniziato a muoversi a partire dal sesto Piano di Sviluppo quinquennale (1990-1994) quando si è scelto di adottare l’approccio dello sviluppo sostenibile e poi nel 1998 con il lancio del primo (e finora unico) piano di azione ambientale con il supporto della Banca Mondiale.

Nel 2010 è stato fondato il Turkey Sustainable Energy Financing Program, che sostiene le aziende che vogliono investire in progetti di efficienza energetica. La preoccupazione verso l’ambiente non ha trovato riscontro nel Global Sustainability Index, che combina i principali indici sull’inquinamento e secondo cui la Turchia è 96esima al mondo.