Il conflitto di tuttiI poeti sociali di Papa Francesco sono i migliori soldati

Come ricorda Antonio Spadaro nel suo libro “Fiamma nella notte” (Ares edizioni), il Pontefice ha capovolto la metafora bellica, usata per descrivere il contrasto alla pandemia, riempiendola con un nuovo significato: a combattere in prima linea sono persone che, con fantasia, «creano soluzioni dignitose per i problemi più scottanti degli esclusi»

di Andres F Uran, da Unsplash

La guerra dei poeti
In un contesto nel quale la «lotta» al virus è stata trattata in termini bellici, che la descrivono come un’invasione da parte di una potenza nemica, il cittadino diventa un soldato, chi aiuta assurge a eroe.

Il logos cede il passo al polemos. In questo campo semantico generato dalla parola «guerra», chi «cade» e si ammala è uno sconfitto. Il malato è uno sconfitto. Il Papa, in realtà, non si sottrae all’uso della metafora bellica, ma le fa compiere una piroetta semantica.

In una lettera indirizzata ai movimenti popolari per la domenica di Pasqua ha scritto: «In questi giorni, pieni di difficoltà e di angoscia profonda, molti hanno fatto riferimento alla pandemia da cui siamo colpiti ricorrendo a metafore belliche. Se la lotta contro il Covid-19 è una guerra, allora voi siete un vero esercito invisibile che combatte nelle trincee più pericolose. Un esercito che non ha altre armi se non la solidarietà, la speranza e il senso di comunità che rifioriscono in questi giorni in cui nessuno si salva da solo. Come vi ho detto nei nostri incontri, voi siete per me dei veri “poeti sociali”, che dalle periferie dimenticate creano soluzioni dignitose per i problemi più scottanti degli esclusi».

Appare decisamente interessante il modo nel quale la metafora è assunta e svuotata dall’interno, risolta nel suo opposto. Da chi è composto l’esercito invisibile che combatte in pericolose trincee? Da poeti, i «poeti sociali». L’espressione del Papa è inedita e va compresa. Chi è il poeta? È colui che fa un uso creativo del linguaggio: usa le parole di tutti, per esprimersi in maniera divergente, alternativa al discorso ordinario, alle narrative comuni o dominanti.

Occorre creare una narrativa che sappia correre rischi e che corrisponda all’appello: «Rimboccate le maniche e continuate a lavorare per le vostre famiglie, per i vostri quartieri, per il bene comune». Francesco lo ha ripetuto con altre parole al Regina Coeli del 24 maggio:

Incoraggiarci a raccontare e condividere storie costruttive, che ci aiutano a comprendere che siamo tutti parte di una storia più grande di noi e possiamo guardare con speranza al futuro, se ci prendiamo davvero cura come fratelli gli uni degli altri.

e in questo ci vuole genialità. Papa Francesco mi disse nell’intervista del 2013 per La Civiltà Cattolica:

Quando una espressione del pensiero non è valida? Quando il pensiero perde di vista l’umano o quando addirittura ha paura dell’umano o si lascia ingannare su se stesso. È il pensiero ingannato che può essere raffigurato come ulisse davanti al canto delle sirene, o come tannhäuser, circondato in un’orgia da satiri e baccanti, o come Parsifal, nel secondo atto dell’opera wagneriana, alla reggia di Klingsor. il pensiero della Chiesa deve recuperare genialità e capire sempre meglio come l’uomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento.

il Papa oppone ai paradigmi tecnocratici – che mettono al centro lo Stato o il mercato – quelli poetico-sociali: «Ora più che mai, sono le persone, le comunità e i popoli che devono essere al centro, uniti per guarire, per curare e per condividere», scrive Francesco.

L’azione dell’esercito dei poeti mira alla «guarigione», cioè ha un valore terapeutico. La guarigione consiste nel «riprendere il controllo della nostra vita», nello scuotere «le nostre coscienze addormentate», nel produrre «una conversione umana ed ecologica che ponga fine all’idolatria del denaro e metta al centro la dignità e la vita». La poesia costruisce il mondo con la creatività, costruendo narrative, sveglia e guarisce.

da “Fiamma nella notte. Sette parole per immaginare il futuro”, di Antonio Spadaro, Ares edizioni, 2021, pagine 192, euro 14