La Corea a MilanoNel milanese Squid Game è diventato realtà

Chi se la sente può affrontare le sei sfide, come su Netflix, sotto l’occhio vigile delle guardie rosa e del frontman con la maschera nera. Ma tranquilli: si tratta di una escape room e non c’è violenza (ma le prove della serie, quelle sì)

Ripercorrere le sfide di Squid Game senza morire, anzi, divertendosi, a quanto pare è possibile. Per quei pochi che, negli ultimi mesi, hanno probabilmente vissuto su un altro pianeta: ci stiamo riferendo alla serie tv coreana che ha spopolato su Netflix, in assoluto, numeri alla mano, la più vista al mondo, la più vista anche qui da noi in Italia fino a poco tempo fa (poi è arrivato Zerocalcare). Un gruppo di persone (456 in totale) sommerse dalla disperazione e dai debiti vengono reclutate da una misteriosa organizzazione per partecipare, in un luogo sconosciuto, a sei giochi popolari per bambini. Chi vince si porta a casa un montepremi milionario, chi perde, invece, muore. Il tutto tra colpi di scena e ambientazioni tanto fiabesche quanto inquietanti (il castello in cui sono rinchiusi i poveri giocatori ricorda molto la Muralla Roja, sulla costa Blanca di Calpe, Spagna, un edificio postmoderno di rara bellezza, colori pastello e un continuo scenografico saliscendi).

I poverini, nella serie, devono giocare a “Un, due, tre stella” (chi si muove dopo che l’enorme robot-bambina ha finito di contare viene fulminato sul colpo), sfidarsi a un sadico tiro alla fune e così via, fino al “gioco del Calamaro” (Squid Game), un gioco da cortile molto noto in Corea. Una serie adrenalinica, certamente. Divertente? Probabilmente sì. Così coinvolgente da volerne ripetere le sfide con gli amici? Sicuramente. 

Questo è infatti quello che succede a Enigma Room, una escape room con stanze da gioco a Milano città e dintorni (questa in oggetto si trova alle porte, a Settimo Milanese, in via Melegnano 26). Il gioco ripropone i capitoli della serie, naturalmente senza violenza e senza scene di sangue.

Tutto il resto, però, non manca. Ci si vede tra amici (o tra colleghi in attività di team building, come si usa o, addirittura, si può partecipare anche singolarmente), ci si iscrive e ci si presenta «con scarpe comode, preferibilmente una tuta lunga, una o due felpe senza giubbotto e con le lenti a contatto al posto degli occhiali» (ecco l’outfit perfetto per giocare a non morire).

I partecipanti si identificano con un grande numero scritto sulla maglietta che verrà loro fornita (come nella serie), verranno accolti dalle guardie rosa (come nella serie) e prima di iniziare le prove, il frontman mascherato (l’uomo nero della serie) spiega le sei sfide. La maggior parte sono tratte proprio dal k-drama coreano, altre invece sono semplicemente ispirate oppure inedite (il ponte di vetro e sospeso da attraversare che se prendi la lastra sbagliata cadi e ci rimani secco è un po’ difficile in effetti da simulare). 

Ogni giocatore in cerca di adrenalina all’interno della escape room sarà dotato di tre vite e non deve sprecarle per superare tutte le difficoltà. Ha due ore di tempo per diventare il campione e vincere il premio che, in questo caso, non corrisponde ai 45,6 miliardi di Won riservati all’ultimo sopravvissuto nella finzione, ma a degli ingressi gratuiti in altre escape room della stessa società.

Le prenotazioni, disponibili su enigmaroom.it, vanno a ruba, la mascherina e il green pass sono obbligatori. Un’ultima nota. Tra le raccomandazioni sul sito è specificato che «non è tollerato alcun tipo di ritardo». E chi ha visto la serie lo sa bene qual è il rischio che si corre se non rispettano le regole…