Autogol volontarioL’Italia sta pagando a caro prezzo la politica demenziale del M5S sul metano offshore

Il governo Conte 1 aveva bloccato le piattaforme di ricerca nelle acque territoriali, costringendo il Paese a importare il grosso del fabbisogno. Oggi Draghi deve varare misure di emergenza per contenere il costo dell’energia perché l’Italia è completamente dipendente dall’estero

AP/Lapresse

Quando Di Maio apparirà davanti al tribunale della Storia potrà solo appellarsi alla clemenza della corte. E, assieme a lui, anche Giuseppe Conte e Michele Emiliano.

Dopo che il governo Conte 1, col Decreto Sviluppo del gennaio di tre anni fa, ha bloccato un’ottantina di piattaforme di ricerca nelle acque territoriali italiane, la Croazia, il Montenegro e la Grecia hanno continuato le prospezioni sugli stessi giacimenti metaniferi, a poche miglia dalle nostre trivelle bloccate. Dunque, a breve, queste tre nazioni pomperanno metano sottraendolo ai nostri consumi.

Naturalmente, questa ennesima follia di Di Maio e del Movimento 5 stelle ha una motivazione ideologica, che però deriva da un dato di fatto semplicissimo: non sanno contare. Di più, non hanno nessun rapporto con la realtà delle cose.

Realtà che è semplicissima: oggi le energie rinnovabili coprono solo il 16,5% della produzione di elettricità. Per arrivare al 30-50% passeranno anni, decenni. Nel frattempo, per i prossimi tempi, si dovranno utilizzare prodotti fossili per produrre energia. E l’Italia questi prodotti fossili li deve importare, a carissimo prezzo, a meno che non li estragga dal suo territorio e dal suo mare a un prezzo inferiore (dalle 10 alle 14 volte più basso).

Oggi la nostra produzione di metano copre solo il 4,6% del consumo, il restante 95,4% lo importiamo a carissimo prezzo. Dalla Russia, soprattutto, e poi dall’Algeria e dalla Libia.

Non solo, grazie alla demenziale politica restrittiva imposta dai Cinquestelle e dagli ambientalisti, negli ultimi anni la nostra produzione di metano si è quasi dimezzata.

Tutto questo era già grave, ma ora è diventato drammatico con l’aumento esponenziale del prezzo del metano importato. Aumento che si riversa sui consumatori per una decina, e più, di ulteriori miliardi. Di fatto, l’impennata dell’aumento del costo della vita, dell’inflazione, è quasi totalmente dipendente dall’aumentato costo del metano.

Al contrario, se sfruttassimo al meglio i nostri potenziali giacimenti metaniferi, potremmo risparmiare più di 12 miliardi di euro. Ma di tutto questo né Di Maio né gli ambientalisti hanno minima contezza.

Poco dopo aver di dichiarato finita la povertà in Italia, Di Maio così strologava: «Lo stop alle trivelle è una battaglia per la sovranità nazionale. Io alla mia terra ci tengo, io al mio mare ci tengo e non ho intenzione di svendere nulla ai petrolieri del resto del mondo. Sviluppiamo questo Paese in maniera sostenibile e proiettati al futuro».

La sostenibilità di Di Maio costa oggi miliardi e miliardi aggiuntivi agli italiani. Silenzio complice sul tema da parte del Partito democratico di Enrico Letta, il quale lascia completamente isolato Stefano Bonaccini, l’unico a sinistra che da sempre si batte per la ripresa dell’attività delle trivelle nell’Adriatico.

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