Il suono contro il pregiudizioStoria di Tony King, il cantante trap transgender napoletano

Alla sua vicenda è dedicata la docuserie su Discovery+. Un viaggio nella sua vita di tutti i giorni, per conoscere gli amici con cui si circonda e i problemi che affronta, sullo sfondo di una città problematica ma viva

frame da Youtube

Forse non tutti conoscono Tony King. Ma forse qualcuno ha sentito le sue canzoni: “Macarena RMX”, o l’ultimo singolo “L’ammore è ammore”. L’ambito è quello della musica trap, la lingua è il napoletano. E Tony King, l’artista, è un ventenne transgender nato e cresciuto nel rione Sanità (in origine Naomi Nicolella).

La sua storia viene raccontata dalla mini docuserie di Discovery + “Chiamatemi Tony King”, diretta da Giuseppe Carrieri e prodotta da Darallouche (fondata da Stefano Pistolini). Sarà disponibile in esclusiva dal 16 di dicembre. Si parla del suo passato, del suo sogno di imporsi nella scena musicale partenopea, ma anche e della sua transizione di genere, che all’inizio della serie non è ancora completa. Tony King aspetta l’operazione, che sarà lì a breve. «Mi sembrano mille anni», dice.

Intanto si conoscono i suoi amici (e dei suoi collaboratori): c’è Simona, c’è l’appassionato di fashion Salvio, e Tony – anche lui transgender, ma da uomo a donna, e ce ne sono altri ancora. Con loro gira per Napoli, confida le sue difficoltà, si ritrova a fare apertivi al Lello Spritz – ma non riesce a reggere l’alcol, e per questo perderà una scommessa. Fa quello che fanno tutti, con un peso nel cuore più grande Alle difficoltà dell’ambiente si aggiunge il problema dell’accettazione, i pregiudizi continui e gli ostacoli frapporti dai parenti della fidanzata, Cloe. C’è, ma non compare. Tenuta sotto sorveglianza da una famiglia contraria alla sua unione con Tony King, lascia deserto il balcone e comunica solo al telefono.

La parola d’ordine è: non badare a quello che dicono gli altri. Tony King ha superato tanti problemi ma il disagio rimane. Quando va al mare non entra in acqua per non togliersi la maglietta (e scoprire il suo torace ancora femminile). È lo stesso dolore che dà ispirazione alle sue canzoni: «La società ghettizza i più deboli, lasciandoli soli in balia del bullismo, reale e virtuale. Con i miei pezzi voglio dar voce alle migliaia di Naomi, che si nascondono e soffrono». “L’ammore è ammore” parla proprio di questo.

Sullo sfondo c’è Napoli, malinconica e vera, sgarrupata e viva. Da Sanità ai Quartieri Spagnoli, dalle bevute ai tatuaggi, il trapper si muove nella sua realtà. Per fare festa quando può, alla faccia dei pregiudizi, conssapevole che il dono più grande è essere se stessi.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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