Alta la guardiaIl governo Draghi non è ancora la salvezza, ma una parentesi dai populismi

L’esperienza del presidente del Consiglio potrebbe far pensare che, dopo le follie “venezuelane” degli anni passati, si sia restaurata la serietà. Purtroppo è vero, ma forse solo per poco: i protagonisti di ieri vogliono essere anche quelli di domani e non vedono l’ora di riprendersi i pieni poteri

Vincenzo Livieri - LaPresse

Si può pensare bene o male del governo Draghi, così come si possono giudicare eccellenti o invece terrificanti gli esperimenti maturati nel consorzio tra Capitan Ruspa, il ministro dei Gilet Gialli, il segretario del Pd e del Ddl Zan e il punto di riferimento fortissimo di tutte le affascinanti avventure, aka Strafalcion de’ Strafalcioni Sua Eccellenza Giuseppe Conte da Tavoliere (pare che a Caracas qualcuno lo rimpianga).

Una cosa tuttavia bisognerebbe evitare: credere che si trattasse allora dell’episodica affermazione di un potere avventizio, e che si tratti ora del ripristino di condizioni ordinarie e contrarie. Per capirsi: credere che quella fosse una parentesi e che questa sia la normalità che se l’è messa alle spalle.

Se lo credessero i nostalgici, dolendosene, sbaglierebbero: perché loro hanno perso voti, ma non ha perso la voglia di votare roba analoga l’Italia che li issò al potere. E se lo credessero, compiacendosene, i celebranti dei pieni poteri abortiti, sbaglierebbero altrettanto: perché è quel che c’è da un anno e sinora, e non si sa per quanto ancora, a far da debole parentesi lungo una forte linea fasciopopulista con parecchio passato e notevoli ambizioni di futuro.

L’inenarrabile discredito e i danni ingentissimi arrecati dai governi apulo-venezuelani non sono stati sufficienti a far dire “mai più” né alla gente seria e democratica né ai moderati del liberalismo a parole che stavano a guardare, e anzi i balconi da cui si aboliva la libertà, i decreti anti-zingaracce, il giusto processo dalla culla alla tomba, il parlamento dimidiato dalla politica dell’onestà, erano e rimangono le cose dopotutto mica male di un bel progetto da riprendere in mano appena passata la tempesta.

Sbaglierebbe, infine (pare che al bar qualcuno ci sia), chi davvero pensasse che questa è una maggioranza obtorto collo perché chi la compone aveva idee diverse su come superare l’assetto di prima: è obtorto collo perché agli uni e agli altri l’assetto di prima sarebbe andato benissimo se solo avessero potuto gestirlo, e competono per riproporlo e intestarselo.

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