Dear PrudenceHouellebecq è tornato ed è diventato buono

Nonostante il cinismo che innerva tutte le sue opere, “Annientare” (che uscirà per la Nave di Teseo) lascia un filo di speranza e ammorbidisce i toni (certo, senza rinunciare alla diagnosi della morte imminente dell’Occidente)

di Dmitry Ant, da Unsplash

C’è qualcosa che funziona nell’universo di Michel Houellebecq. In “Annientare”, il suo ultimo romanzo, che sarà pubblicato da La Nave di Teseo in contemporanea con l’uscita francese per Flammarion, a dispetto del titolo emerge una speranza. C’è una luce, anche se fioca, che ammorbidisce la cupezza del romanzo, ed – attenzione – l’amore, in una sua forma disperata, certo. Rassegnata, anche.

Il libro è ambientato nella Francia del 2026. Il mondo è scosso da una serie di attentati misteriosi e sofisticatissimi, con obiettivi enigmatici e svolti usando tecnologie iper-avanzate. Nel frattempo Paul, un funzionario del ministero dell’Economia, stringe amicizia con Bruno, il ministro (alter ego, forse, di Bruno Le Maire, amico dello scrittore) e si preparano alle elezioni, dove il candidato sarà un personaggio proveniente dal mondo dello spettacolo, un certo Sarfati. Il presidente, che richiama Emmanuel Macron, ha da tempo cambiato politica economica, investendo nell’industria e nel rapporto con la Germania. L’Unione Europea è debole, l’America ha già perso la sua gara contro la Cina e tutto l’Occidente scivola nel declino – questo sì tema amato da Houellebecq: «a Paul sembrava evidente che l’intero sistema sarebbe andato incontro a un gigantesco collasso, di cui per ora non era ancora possibile prevedere la data, né le modalità».

Il resto del romanzo è il racconto delle vicende private di Paul. Sia quelle con la moglie Prudence, donna che aveva amato e che da tempo era diventata poco più di una coinquilina, un crollo dovuto a varie ragioni – dal veganesimo di lei al nuovo appartamento: «un miglioramento delle condizioni di vita va spesso di pari passo con un deterioramento delle ragioni di vita, e in particolare della vita di coppia» – sia quelle con la famiglia di origine. Il padre, un ex agente segreto, finisce in coma e questo lo obbliga a riprendere i contatti con la sorella Cécile, cattolica e destrorsa e il debole fratello Aurélien, sposato a una gretta giornalista che, per umiliarlo, aveva deciso di fare un figlio con inseminazione artificiale, scegliendo un donatore nero.

Da qui si snoda il racconto della degenza in un istituto della campagna francese, che diventa occasione di riflessioni e pensieri sullo stato della società, sulla salute degli anziani, insieme a sferzate sul ruolo degli intellettuali, ormai schiavi del consenso della folla e su un mondo che si è consegnato a un’ideologia di nichilismo radicale. È, si direbbe, il solito Houellebecq. Solo che rispetto a “Sottomissione” nemmeno l’Islam presenta una forza vitale sufficiente per reggere la società e, a sorpresa, di fronte alla cupezza depressa di “Serotonina” stavolta una risposta esiste, per quanto modesta e fragile e forse illusoria. Nell’affrontare le disgrazie private gli incubi che lo accompagnano Paul ritrova un’alleata nella moglie Prudence (cui del resto è dedicata la copertina), attraverso un disgelo lento e progressivo, seguito da un risveglio dei corpi. È lo spirito femminile, che si ritrova in Madeleine, la compagna del padre in coma e poi immobilizzato, e nella sorella Cécile.

Il punto di vista del romanzo è maschile, i protagonisti sono uomini, ma a essere decisive sono le donne, di cui Houellebecq sottolinea ed elogia di continuo la propensione alla cura, il coraggio, la tempestività, la capacità di cogliere segni invisibili agli altri, a sapere cosa fare nei momenti di difficoltà. Con la preghiera o la compagnia o il sesso ognuna di loro – e Prudence soprattutto, nel finale – procede alla sua opera di salvazione, improntata a formule antichissime, pre-cristiane. Costituiscono per Houellebecq, insomma, un momento di respiro, una forma di consolazione sufficiente di fronte alla morte e alla fine.