Marketing artificialeChi (o cosa) è Nefele, la prima virtual influencer italiana

Realizzata in computer grafica 3D e creata da tre ragazzi torinesi per dare voce alla diversità e al concetto di imperfezione su Instagram, il profilo social non umano è l’ultimo esempio di un fenomeno già diffuso in Asia e negli Stati Uniti. Da Samsung a Prada alcune grandi aziende hanno iniziato a coinvolgere questi nuovi account come testimonial

da Instagram

Si chiama Nefele, come la ninfa mitologica che secondo il mito greco Zeus avrebbe creato partendo da una nuvola. È la prima virtual influencer italiana, realizzata in computer grafica 3D e nata dall’idea di tre ragazzi torinesi con l’obiettivo di dare voce alla diversità e al concetto di imperfezione su Instagram.

Nefele colmerà un vuoto sul fronte della comunità social nostrana. Il fenomeno degli influencer Cgi (computer-generated imagery) è tutt’altro che marginale e all’estero – soprattutto in Asia, dove è ormai virale – sta diventando una realtà capace di attirare sempre di più la curiosità non solo degli utenti, ma anche dei brand alla ricerca di testimonial per i propri prodotti.

Ma cosa sono, esattamente? Si tratta di profili social (perlopiù Instagram, dove questo trend ha preso il largo) di personaggi dichiaratamente non reali, che simulano un’esistenza e pubblicano foto e contenuti come un qualsiasi influencer umano. Dietro però, c’è il lavoro di grafici e di esperti in strategie di web marketing.

In genere, i virtual influencer vengono costruiti partendo da una persona che presta l’immagine del proprio corpo a quella che sarà l’esistenza social dell’entità fittizia. Con un’enfasi sulla qualità grafica, il volto viene sostituito nelle foto e nei video con modelli poligonali realizzati ad hoc. Questo processo dà vita a un individuo con una nuova espressione e, attraverso post e stories, l’avatar simula una sua personalità e una sua routine quotidiana. Attraverso i contenuti del suo profilo, cerca poi di creare una community di utenti interessati, esattamente come farebbe un influencer umano.

«Utilizzare la computer grafica e l’artificial intelligence per dar vita a un’influencer dà quel tocco in più» spiega Filippo Boschero, che insieme a Laura Elicona e Luca Facchinetti è l’ideatore del progetto Nefele. «Si tratta di un’entità che ha applicazioni non solo nel contesto attuale ma anche in quello che Zuckerberg ha definito Metaverso».

In effetti, i virtual influencer si candidano a essere i protagonisti del prossimo mondo digitale annunciato dal fondatore di Facebook tramite la sua azienda, recentemente ribattezzata Meta. L’esperienza del Metaverso potrebbe definire il futuro di internet e, considerando che il mercato legato agli influencer social ha raggiunto ormai cifre esorbitanti (13,8 miliardi nel 2021), Nefele e i suoi “simili” potrebbero rappresentare il prossimo passo di questo business della rete.

Gli influencer digitali sono esempi di quello che potrebbe essere un nuovo paradigma. I social sono specchio dei modi attraverso i quali internet ha alterato la definizione di noi stessi e della nostra personalità. Mentre gli influencer tradizionali coinvolgono un pubblico attraverso il proprio carisma, le controparti digitali possono andare oltre: non si stancano, non si lamentano e non rischiano di incappare in gaffe che potrebbero coinvolgere anche i marchi che rappresentano. Non tradiscono le cause sociali e ideologiche che, tramite la costruzione di una personalità e di un retroscena, vogliono difendere (se chi è al timone della loro pianificazione social fa un buon lavoro).

Ma non si parla di fantascienza, il fenomeno è attuale. Su Twitch sono presenti streamer non umani che contano migliaia di follower e il marketing legato alla moda si sta già muovendo in questa direzione, con Prada che ha annunciato il suo primo modello virtuale per pubblicizzare la fragranza Candy.

Tra i virtual influencer più in voga a livello mondiale c’è Noonoouri, una modella con le sembianze di un manga (in questo caso è completamente realizzata a computer, dai capelli ai piedi) che offre un inedito sguardo sulla moda e si fa portavoce di tematiche quali l’empowerment femminile e la tutela ambientale.

Lil Miquela (più di 3 milioni di follower) è frutto di una startup di Los Angeles che ha avuto contatti con brand del calibro di Chanel, Supreme e Samsung. Tramite collaborazioni, ha guadagnato oltre 11 milioni di dollari solo nel 2021.

Shudu è invece una top model digitale di origine sudafricana. Ha sfilato per Vogue Australia in gioielli Tiffany & Co. e il suo creatore, Cameron-James Wilson (ex fotografo di moda) ha lavorato a stretto contatto con un’editrice africana per sviluppare il suo personaggio, impegnato a lanciare messaggi di sostegno alla comunità nera.

Sul fronte italiano, quello di Nefele è un esperimento all’interno di un mercato che è troppo spesso orientato verso un modello omologato. Punto fermo della virtual influencer torinese è la consapevolezza che la diversità debba essere intesa come un particolare originale su cui soffermarsi e non rispetto al quale discostarsi. Non è un caso che il volto di Nefele sia disseminato di lentiggini e i tratti mascolini strizzino l’occhio al gender fluid. Il messaggio è chiaro: portare i giovani, e non solo, ad affermare sé stessi, allontanandosi dai canoni e dagli stereotipi che l’ecosistema social tende a imporre come unica scelta possibile.

«Nefele è elegante, perché l’imperfetto è sinonimo di grazia e raffinatezza» aggiunge Laura Elicona, che insieme a Boschero coordina il progetto. «È una promotrice contemporanea di messaggi sani e socialmente rilevanti. È la nostra nuvola, un luogo digitale in cui puoi vedere ciò che vuoi e ciò che ti fa stare bene».

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