Viaggi bestialiCome l’Ue vuole tutelare gli animali durante il trasporto

Una relazione approvata dal Parlamento comunitario chiede di applicare le norme esistenti e introdurne di nuove. C’è un limite orario ai trasferimenti e il divieto per gli esemplari più piccoli. Ma non mancano le divisioni, tra chi auspica regole più rigide e chi difende il settore

AP/Lapresse

La durata di ogni viaggio che porta animali al macello non deve superare le otto ore, ridotto a quattro per gli esemplari gravidi nella fase finale della gestazione, e bisogna vietare qualunque trasferimento di cuccioli di età inferiore alle quattro settimane, a meno che non si tratti di spostamenti effettuati dagli allevatori per una distanza inferiore ai 50 km.

Dopo aver constatato le pessime condizioni del trasporto animale nel continente, il Parlamento europeo ha elaborato una serie di raccomandazioni per migliorare la situazione. La Commissione europea si è impegnata a rivedere il regolamento sul trasporto animale attualmente in vigore entro la fine del 2023, ma la proposta legislativa potrebbe arrivare già quest’anno, ha fatto capire la commissaria alla Salute e alla Sicurezza alimentare Stella Kyriakides nel suo intervento all’emiciclo.

Una relazione «di compromesso»
La relazione prodotta è frutto di un’indagine lunga 18 mesi della commissione d’inchiesta Anit, istituita ad hoc, e contiene un ampio numero di compromessi tra istanze diverse, come hanno fatto capire i suoi relatori, il popolare rumeno Daniel Buda e la socialista portoghese Isabel Carvalhais.

Il tema è delicato, perché riguarda quasi un miliardo e mezzo di esemplari all’anno, tra bovini, suini, pollame, ovini, caprini ed equini, che vengono commercializzati negli Stati membri, secondo i dati contenuti nel rapporto.

In molti casi, questi animali vengono trasportati in condizioni inadeguate: temperature estreme (sotto i 5 gradi o sopra i 30), carenza di cibo, acqua, difficoltà nel riposo e faticose operazioni di carico e scarico mettono a rischio la loro salute. Tra le violazioni più evidenti segnalate nell’inchiesta del Parlamento europeo ci sono anche gli spazi angusti dei veicoli adibiti al trasporto e il sovraffollamento nei vani di carico.

Gli esempi recenti non mancano: i più noti, citati da diversi eurodeputati, riguardano due navi cariche di bovini partite dalla Spagna alla volta della Libia, a cui fu rifiutato l’attracco nel febbraio 2021 perché gli tra gli esemplari si era diffusa la febbre catarrale. Migliaia di esemplari morirono nelle stive e i cadaveri furono con ogni probabilità gettati in mare.

Un Regolamento europeo, il numero 1/2005, disciplina già il trasporto di animali vivi vertebrati, ma secondo la commissione d’inchiesta non lo fa in modo efficace: «Disposizioni legislative poco chiare, requisiti fuorvianti e assenza di definizioni chiare, lasciano spazio all’interpretazione», si legge nelle conclusioni. Tutto ciò produce non solo violazioni sistematiche della normativa, ma anche un’applicazione non uniforme delle regole: alcuni Paesi, cioè, adottano norme e controlli più stringenti e le loro aziende si trovano così ad affrontare la concorrenza sleale di quelle situate in Stati meno attenti alle condizioni di trasporto.

«Il regolamento ha dato prova di essere inadeguato. Le norme in vigore sono già morbide e in più non vengono applicate: mancano i controlli dei veterinari e molto spesso i giornali di viaggio che i trasportatori devono obbligatoriamente avere con sé sono pre-compilati. Praticamente è il far-west», dice a Linkiesta Eleonora Evi, eurodeputata di Europa Verde e membro della commissione Anit. «Le autorità nazionali deputate ai controlli non li effettuano e anche chi trasgredisce non viene sanzionato. La Commissione europea dovrebbe intervenire con procedure d’infrazione contro quei Paesi dove ciò accade, inclusa l’Italia».

Visioni differenti
La necessità di assicurare una reale applicazione del Regolamento 1/2005 è condivisa con la maggioranza del Parlamento, ma il gruppo dei Verdi/Alleanza Libera per l’Europa avrebbe voluto anche nuove regole più severe. Tra gli emendamenti proposti, e bocciati dall’aula, c’era la richiesta di bandire completamente il trasporto di animali in gravidanza e quelli in svezzamento fino a cinque settimane, imporre un limite orario di 24 ore al trasporto marittimo e vietare l’export verso quei Paesi con standard di benessere animale inferiore a quelli europei.

«Il tetto delle otto ore massime di viaggio via terra andrebbe applicato a tutti gli animali, non solo a quelli destinati alla macellazione. Nel conteggio dovrebbero inoltre essere incluse le operazioni di carico e scarico, spesso molto lunghe», commenta Eleonora Evi. «Il nostro obiettivo è ridurre sempre di più il trasporto di esemplari vivi, sostituendolo con quello di carne e di materiale genetico».

La posizione dei partiti ecologisti, sostenuta dalle associazioni animaliste, è però in conflitto con l’esigenza, sottolineata da altri deputati, di tutelare un comparto produttivo cruciale per le economie di molti Paesi europei. In gioco ci sono circa 30 milioni di posti di lavoro, ha affermato il relatore Daniel Buda: «Le aziende europee hanno bisogno di opportunità e non di divieti»

Alcuni si sono spinti oltre, parlando di «approccio ideologico teso a demonizzare un settore produttivo», come la leghista Rosanna Conte, che non nasconde le sue perplessità: «Non è eliminando i viaggi o limitandone la durata che si risolve il problema». Sulla stessa linea il popolare spagnolo Juan Ignacio Zoido Álvarez: «La sinistra cerca di imporre restrizioni ingiuste agli allevatori e alle imprese». Riducendo le ore di viaggio, a suo parere, si creano condizioni molto difficili a livello economico.

Il regolamento sul trasporto animale è del resto solo l’ultimo campo di confronto di due correnti interne al Parlamento europeo e alle istituzioni comunitarie. Con le dovute differenze e sfumature, una parte dell’emiciclo punta chiaramente a ridurre il consumo di carne in Europa. I mezzi sono differenti, dal sostegno all’iniziativa dei cittadini per vietare l’allevamento in gabbia alle pressioni per promuovere una dieta vegetale nei finanziamenti della politica agricola comunitaria.

Dall’altra parte, le formazioni politiche conservatrici, ma anche molti socialisti, tendono a difendere gli interessi del settore: uno degli ultimi esempi è un’interrogazione presentata dai deputati del Partito democratico per chiedere conto alla Commissione di un finanziamento ai produttori di carne sintetica. Sull’alimentazione degli europei si gioca una delle più lunghe e complesse partite del Parlamento.